NAPOLI (Di Anna Calì) – Un colpo di pistola vagante dritto al cuore, lì, in quell’organo dove i battiti di un ragazzo di appena 18 anni corrono forte a un ritmo incalzante, perché a 18 anni non hai il tempo di provare dolore e, forse l’unico “dolore” che un cuore giovane può sopportare è quella di dover saper superare una delusione d’amore, eppure, a soli 18 anni Francesco Pio Maimone in quel preciso istante che quel proiettile attraversò il suo cuore capì bene che il dolore era troppo forte e, che il suo piccolo e povero cuore non avrebbe retto alla mano del suo assassino, morendo così tra le braccia del suo più caro amico.
Oggi, 20 marzo 2024, è un anno che la vita della famiglia di Checco Pio è finita ed è cambiata, in maniera negativa, del tutto. La sua vita si è fermata a quella notte sul lungomare di Mergellina, una scarpa bianca sporcata per errore, come potrebbe capitare a tutti noi, una lite scoppiata per futili motivi e il killer di Barra pronto con l’arma alla mano per fermare tutti i suoi sogni. È così che morto Francesco Pio, su un marciapiede di Via Caracciolo, nei pressi di uno chalet, un ragazzo dall’aria genuina, gli occhi sinceri e il sorriso contagioso.
Un bravo ragazzo, per intenderci, appartenente a una buona famiglia e soprattutto alla parte “sana” e bella della città partenopea. Originario di Pianura, aveva un unico grande sogno: diventare pizzaiolo, infatti, aveva iniziato a lavorare presso una pizzeria e poi, un giorno, magari sarebbe riuscito ad aprire quell’attività tanto sognata. Ma oltre alla passione per la farina e le mani in pasta, aveva un’altra passione: l’Inter, la sua squadra del cuore. E, chissà ora, come sarebbe felice se potesse vedere la sua squadra aggiudicarsi la seconda stella e il titolo di “Campioni d’Italia” e, sarebbe bello se la squadra di Inzaghi potesse in qualche modo entrare in contatto con la famiglia di Maimone e dedicare lo Scudetto proprio a quel ragazzo bello come il sole andato via troppo presto.
A pochi giorni dell’anniversario della sua morte è iniziato il processo, arrivando così alla prima condanna. Il gup di Napoli, Chiara Bardi ha accolto le richieste del PM condannando così a sei anni di reclusione Rocco Sorrentino, accusato della detenzione di una pistola con relativo munizionamento compatibile con quella usata la stessa tragica notte in cui venne ucciso, inoltre, è ritenuto essere vicino al clan Valda- Apreda. Sorrentino è una delle otto persone ritenute dalla Dda di Napoli coinvolte in questa assurda vicenda. Proprio ieri, infatti, è arrivata la notizia che il clan è stato sgominato mediante un lavoro attento e scrupoloso della Polizia di Stato e della Polizia Penitenziaria.
La famiglia chiede a gran voce che venga esposta una targa in memoria del figlio proprio lì, sul luogo dove un anno fa avvenne la tragedia. Un freddo pezzo di marmo nulla più, che però, a futura memoria, ricordi loro figlio, la sua morte assurda, e che a suo modo faccia rumore in una città oramai assordata dalle grida di dolore di mamme a cui sempre più spesso vengono strappati per sempre i loro figli.
“Finora nessuna risposta. C’è molta amarezza”, queste le parole dell’Avvocato Pisani. A porla, infatti, a proprie spese è stata la famiglia che l’ha fatta realizzare. Il padre, Antonio Maimone commenta così il silenzio del comune: “Il Comune? Non so se ha intenzione di organizzare qualcosa per ricordare mio figlio, vittima innocente della violenza di questa città. Noi andiamo avanti per la nostra strada. Ci sarà una messa e una fiaccolata alla quale parteciperanno le persone che ci sono state davvero vicine”. Trapela dalle parole della famiglia un senso di “abbandono” da parte delle istituzioni, che non gli sono state vicino come avrebbero dovuto fare e, soprattutto come hanno fatto e continueranno forse a fare, per l’altra vittima innocente della parte bella di Napoli, anch’egli morto per pura fatalità e, il quale ha avuto la massima attenzione dell’opinione pubblica.
L’Avvocato conferma, infatti, di aver inviato domanda al Comune: “Ho inoltrato due PEC al Comune di Napoli per sapere se avessero in programma iniziative. Ho sentito che Giovanbattista Cutolo, il giovane musicista assassinato a piazza Municipio, sarà realizzata un’opera commemorativa sul luogo dell’omicidio. Non vogliamo innescare polemiche, è giusto però che tutte le vittime innocenti della criminalità, e in special modo quelle così giovani, vengano ricordate. La mia istanza chiede, formalmente, se l’amministrazione ha intenzione di promuovere qualche iniziativa anche per Francesco Pio, anche perché mancano pochi giorni al primo anniversario del suo omicidio. Ma finora non ho ricevuto alcuna risposta”.
A schierarsi a favore della targa è anche il deputato di Alleanza Verdi Francesco Emilio Borrelli, che commenta così: “Napoli non può e non deve dimenticare le sue vittime innocenti. Mi unisco all’appello dei genitori nel chiedere una targa in memoria del giovane pizzaiolo, credo sia un gesto doveroso nei confronti di un ragazzo che non aveva fatto nulla di male. Francesco Pio e Giovanbattista sono due vittime della brutale violenza che questa città, purtroppo, è ancora in grado di esprimere e contro la quale da anni mi batto duramente. Due morti che non avremmo mai voluto piangere, vicende che non dovrebbero mai accadere. Continuerò ad essere al fianco di queste famiglie che non devono essere lasciate sole nel lungo percorso che li attende per avere giustizia”.
È giusto anche che il Comune risponda in merito alla questione del loculo, che anche in questo caso è toccato alla famiglia occuparsene, visto che l’istituzione in questione non solo aveva assegnato un loculo in un’area del cimitero interessata da una grata sotto alla quale scorre dell’acqua piovana, ma, aveva ben pensato di affidare alla famiglia Maimone una “piccola stele”. Sicuramente, il Comune, si spera quanto prima possa dare le giuste risposte alla famiglia Maimone e restargli accanto proprio com’è accaduta all’altra famiglia.
Tra le cose negative però di questa storia, ci sono anche quelle positive, fortunatamente. Gli alunni di Barra hanno infatti creato un brano per entrambe le vittime, si chiama “Francesco”. Nato dall’idea degli allievi dell’istituto di Rodinò, un testo che va dritto al cuore di chi ascolta. Un’iniziativa che simboleggia, quindi, la bellezza che risiede nell’animo dei bambini. Non soltanto quindi la presenza del ragazzo di Pianura ma anche la menzione a Cutolo: due ragazzi, totalmente diversi e opposti tra loro che sono stati accomunati dallo stesso tragico destino. Oggi, alle ore 17.00 presso la chiesa di San Lorenzo, officiata da don Tonino Palmese ci sarà una messa e una fiaccolata organizzata lungo le strade di Pianura. “Lo ricorderemo insieme a tutte le persone del quartiere che da quel giorno terribile ci sono state vicine”, commenta così Antonio Maimone.
Un’altra persona che invece ricorderà il povero Checco sarà la giornalista Luciana Esposito che, come si evince da un post pubblicato sui suoi profili social, ha scritto un libro dedicato interamente alla vita di Francesco dal titolo: “Francesco Pio. Per sempre diciotto anni” edito dalla IOD Edizioni che vede la prefazione scritta dal noto pizzaiolo Errico Porzio.
















