NAPOLI – “Siamo a fine gennaio e, dopo ben due inaugurazioni che hanno restituito ai cittadini, dopo oltre sei mesi di chiusura totale, solo una minima parte dei sette ettari di estensione del parco della villa Floridiana, segnatamente il viale centrale, l’aiuola grande e parte del belvedere, peraltro in carenti condizioni manutentive, sull’assurda vicenda è calato di nuovo il più assoluto silenzio “. A richiamare ancora una volta l’attenzione sugli annosi problemi dell’antica villa borbonica, è Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, che, da tempo, per sollecitare la riapertura integrale dell’unico polmone di verde pubblico a disposizione dei circa cinquantamila residenti del quartiere Vomero, ha messo in campo una serie d’iniziative, tra le quali una petizione online, indirizzando anche una nota al riguardo al presidente della Repubblica, Mattarella.

“Poche le persone che possono frequentare la parte del parco resa agibile – puntualizza Capodanno -. Inaccettabili le condizioni nelle quali è stato restituita l’aiuola grande, al centro della quale compare ancora, transennato, il ceppo con le radici dell’albero caduto che, un tempo, creava comunque un cono d’ombra e di frescura, che oramai resta solo un lontano ricordo. Proprio le transenne rappresentano l’elemento con maggiore evidenza all’interno del parco dal momento che sono presenti in maniera diffusa lungo i pochi percorsi ancora agibili in uno ad alcune autovetture parcheggiate nei pressi del museo nazionale della ceramica Duca di Martina, posto all’interno del parco “.

“Museo quest’ultimo – sottolinea Capodanno – che, a differenza di altri siti afferenti alla direzione regionale musei della Campania, tra i quali, rimanendo al Vomero, Castel Sant’Elmo, Certosa e Museo di San Martino, i quali dal 18 gennaio scorso sono aperti al pubblico e accessibili gratuitamente per le due settimane successive, resta inspiegabilmente chiuso. Una situazione che si protrae da mesi, senza che vengano pubblicizzati i motivi del perdurare di tale chiusura, comunicando nel contempo la data di riapertura. Il tutto con conseguenti ripercussioni sia d’immagine che di natura economica, determinate dal perdurare della sospensione di tutte le attività che si svolgevano all’interno del museo “.

“Un quadro complessivo d’abbandono che non lascia adito a dubbi e che richiederebbe maggiori approfondimenti da parte degli uffici competenti – aggiunge Capodanno -. Dietro le transenne si osservano tanti alberi caduti o tagliati, con diverse piante morte, molte delle quali risalenti alla sistemazione data nel lontano 1815, quando re Ferdinando fece dono della villa alla moglie morganatica, Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, dall’allora direttore dell’Orto botanico di Napoli Friedrich Dehnhardt, che aveva fatto piantare nella villa circa 150 specie diverse. Il tutto causato dalla presumibile carenza della necessaria quanto costante manutenzione. Il transennamento di alcune aree risale addirittura al lontano 2011, dieci anni addietro, senza che a tutt’oggi si sia ancora provveduto a mettere in campo i lavori necessari per restituirle in sicurezza alla fruibilità e all’accesso dei cittadini, utilizzando i due milioni di euro promessi nel marzo del 2019 e dello stanziamento dei quali, a poco meno di due anni dall’annuncio enfatizzato sui mass media, non si è saputo più nulla. Una situazione assurda quanto inaccettabile “.

Capodanno, al riguardo, nel ribadire la necessità di fare piena luce su tutte le vicende che hanno riguardato negli ultimi anni il parco della villa Floridiana, rilancia, nel contempo, la necessita di una diversa gestione dell’antico parco borbonico, rientrante attualmente nel patrimonio del MIBACT. Una proposta percorribile potrebbe essere quella di svincolare il parco dal museo Duca di Martina, del quale attualmente è considerato giardino storico annesso, e di affidarne la gestione, anche attraverso un’apposita convenzione di concessione in comodato d’uso gratuito, alla Regione Campania, potendo così usufruire delle provvidenze economiche, messe a disposizione anche dall’Unione europea, per i parchi regionali.

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