Nola saluta il suo guerriero. Il Vescovo: “Continuiamo a donare gli organi”
È la canzone “Guerriero” di Marco Mengoni che accompagna l’uscita del feretro del piccolo Domenico Caliendo, perché il piccolo di due anni ha lottato proprio come un guerriero, aggrappandosi alla vita, giorno dopo giorno, restando attaccato all’ECMO per due lunghi mesi.
E amore il mio grande amore che mi credi
Vinceremo contro tutti e resteremo in piedi
E resterò al tuo fianco fino a che vorrai
Ti difenderò da tutto, non temere mai
Ci saranno luci accese di speranze
E ti abbraccerò per darti forza sempre
Ad abbracciare mamma Patrizia che stringeva tra le mani la foto del suo piccolo guerriero, il figlio maggiore di undici anni.
Un guerriero, un piccolo e forte guerriero che ha tentato in tutti i modi di restare qui, sulla vita terrena.
All’uscita, la bara bianca è stata accolta tra le urla e gli applausi delle tante persone che sono corse lì per l’ultimo saluto.
Gridi di rabbia si sono elevati dalla folla, chiedendo giustizia ma chiedendo soprattutto che ci fosse un esame di coscienza e che la salute è un diritto per tutti e non soltanto per chi ha i soldi.
LA CRONACA DEL FUNERALE
In un Duomo di Nola colmo di dolore e speranza, il Vescovo monsignor Francesco Marino ha celebrato le esequie del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni la cui tragedia ha scosso l’intera sanità italiana.
Le parole del prelato hanno tracciato una linea netta tra il necessario accertamento delle responsabilità e il pericolo di un odio che non lenisce il lutto.
Monsignor Marino ha aperto l’omelia rivolgendosi direttamente ai genitori, Antonio e Patrizia, sottolineando come la perdita di un figlio sia un dramma che ha “spezzato il cuore di tutti”:
“La caccia ai colpevoli, per un momento appaga, ma non può mai ripagare una perdita così grande.
Una cosa è riconoscere giustamente le responsabilità penali, che chi di dovere dovrà esaminare e sanzionare, altra cosa è presumere che la giustizia dei Tribunali o, ancor peggio, il giustizialismo privato lenisca il dolore”.
Il Vescovo ha poi richiamato l’importanza della cura e della delicatezza nel trattare la vita altrui, definendo il cuore come un “organo delicatissimo” che richiede competenza, prudenza e, soprattutto, amore.
Il Vescovo ha dedicato un pensiero speciale non solo alla famiglia Caliendo, ma anche a chi, dall’altra parte del Paese, ha compiuto il gesto della donazione:
«Quel cuoricino che, non riuscendo mai a battere, ci ha agghiacciati nel dolore… ci sentiamo vicini anche alla mamma del bimbo che ha donato, piangiamo insieme a lei».
Un passaggio che sottolinea il dramma incrociato di due famiglie unite da un organo che, purtroppo, non ha mai ripreso a pulsare nel petto di Domenico.
Un monito per la magistratura e la comunità
Le dichiarazioni del Vescovo di Nola pongono l’accento sulla fiducia nelle istituzioni.
Se da un lato la Chiesa invoca il perdono e la pace interiore per i genitori, dall’altro non esenta i periti e i giudici dal loro compito: fare chiarezza su cosa non abbia funzionato nel trapianto, affinché la sanzione penale sia equa e basata sui fatti, non sulla spinta emotiva della piazza.
L’appello per la donazione degli organi e la fiducia nella medicina
Nonostante le ombre che avvolgono il caso del trapianto al Monaldi, il Vescovo di Nola ha lanciato un appello fondamentale affinché la tragedia di Domenico non scoraggi la generosità dei donatori:
«Mi pare che Domenico ci parli ancora, incoraggiandoci sul tema della donazione degli organi. La sua storia ci racconta la generosità di genitori che hanno donato e di altri che hanno sperato».
Il Vescovo ha esortato a non rompere l’alleanza tra medico e paziente: «Continuiamo a credere nella buona medicina e nella formazione scientifica.
Non permettiamo agli errori umani di spezzare quella fiducia che è salvezza per tanti ammalati».
«Questa vicenda deve insegnarci l’umiltà di non sentirci mai onnipotenti. I miracoli li fa solo il Signore, noi siamo fragili e quando ci sentiamo troppo sicuri diventiamo fallaci».
L’omelia si è conclusa con un riconoscimento del legame che Domenico ha saputo creare con l’intera comunità campana e nazionale durante le sue settimane di lotta in terapia intensiva: “Se è vero che i figli so’ piezz ‘e core, anche quello di ciascuno di noi si è spezzato in questa insensata tragedia”.
La città di Nola si sta stringendo da questa mattina attorno alla famiglia di Domenico Caliendo per l’ultimo straziante saluto.
La cerimonia solenne è presieduta dal Vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, che ha guidato il momento di preghiera in una cattedrale gremita.
Presente anche il giocatore del Napoli, Pasquale Mazzocchi.
Tra i primi ad arrivare, il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, accolto sul sagrato dal sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi.
L’ADDIO DI MAMMA PATRIZIA
La mamma del bimbo, con voce rotta dalla commozione ma ferma nel voler onorare la memoria del figlio, ha rivolto un ultimo saluto che ha scosso l’intera cattedrale.
Poche parole, sentite e cariche di una dolcezza straziante, per ricordare chi era Domenico prima che la tragedia del trapianto al Monaldi lo strappasse alla vita:
«Siamo qui per lui, per il suo sorriso e la sua dolcezza. Spero che ognuno di voi lo conservi in un angolo del proprio cuore. Ti amo, amore di mamma».
Presenti in chiesa anche il prefetto di Napoli, Michele di Bari: “Il piccolo Domenico merita oggi una grande attenzione.
Spesso si dice che è stato un guerriero, io invece dico che è stato davvero un angelo, che accompagnerà il dolore inenarrabile e la sofferenza indicibile del papà e della mamma per tutta la vita.”
IL SEGNO DELLA PACE: NUOVO ABBRACCIO TRA MELONI E MAMMA PATRIZIA
Durante il rito dello scambio della pace, le istituzioni si sono strette fisicamente attorno al dolore della famiglia, rompendo il protocollo per offrire conforto diretto a Patrizia Mercolino, la madre del bimbo di due anni.
LE MAMME DI SANTO ROMANO E FRANCESCO PIO MAIMONE AL FUNERALE
A stringersi a Patrizia Mercolino, la madre del bimbo morto dopo il trapianto al Monaldi, sono arrivate altre due madri simbolo della tragedia e della lotta per la giustizia a Napoli.
Il messaggio silenzioso della loro presenza è chiaro: il dolore per la perdita di un figlio è un linguaggio che solo un’altra madre può parlare.
La mamma di Francesco Pio Maimone presente per testimoniare la sua vicinanza, a tre anni dalla morte del figlio diciottenne, ucciso nel 2023 sul lungomare di Mergellina per un colpo di pistola esploso durante una lite a cui era totalmente estraneo.
La mamma di Santo Romano giunta a Nola per sostenere Patrizia, porta con sé il peso della tragedia del 2024, quando il figlio diciannovenne fu assassinato a San Sebastiano al Vesuvio per un motivo futile: aver calpestato accidentalmente la scarpa del suo assassino.
Arrivata la Premier Meloni
Anche la Presidenza del Consiglio ha voluto testimoniare la propria vicinanza alla famiglia di Domenico Caliendo.
La premier Giorgia Meloni è arrivata nel Duomo di Nola pochi minuti prima delle 15:00.
Il Cardinale Battaglia abbraccia i genitori di Domenico
Un momento di altissima commozione ha segnato l’inizio delle esequie di Domenico Caliendo nel Duomo di Nola.
Intorno alle 14:30, l’arcivescovo di Napoli, il Cardinale Mimmo Battaglia, è giunto in chiesa per stringersi in un lungo e silenzioso abbraccio ai genitori del bambino, Patrizia e Antonio.
Presente anche Gennaro Sangiuliano.
Particolarmente toccante la presenza di Padre Maurizio Patriciello, il parroco del Parco Verde di Caivano, che si è raccolto in preghiera davanti alla piccola bara bianca.
«Sono venuto ad abbracciare la mamma, era un mio preciso dovere», ha dichiarato Don Patriciello. «Dobbiamo stare accanto alla famiglia.
La verità su cosa non abbia funzionato deve venire a galla con fermezza e senza confusione».
La comunità di Nola ha voluto omaggiare il piccolo Domenico con un simbolo speciale. Moltissimi presenti, tra giovani e adulti, hanno indossato una maglietta bianca realizzata per l’occasione:
L’immagine ormai celebre di Domenico che stringe un peluche con la scritta «Il nostro guerriero», mentre sul retro il numero 10, simbolo dei fuoriclasse e omaggio a Diego Armando Maradona.
L’OMAGGIO DELLA SSC NAPOLI
Anche la SSC Napoli ha voluto manifestare la propria vicinanza. Dopo aver giocato con il lutto al braccio nella scorsa partita a Verona, la società ha inviato una corona di fiori per onorare la memoria del piccolo tifoso azzurro.
Sulla piccola bara bianca è stata posizionata la letterina di un bambino, un messaggio semplice che racchiude tutta la tragedia di una vita spezzata troppo presto:
«Ti voglio bene, troverai tanti angeli che giocheranno con te».
Mentre all’interno del Duomo regnava il silenzio della preghiera, all’esterno, in piazza, è apparso uno striscione che sintetizza il sentimento di un’intera regione:
«Tutto questo non ha alcun senso, che nulla resti impunito… Il tuo ricordo in eterno mai sbiadito. Giustizia per Domenico».
Le parole dei presenti e delle autorità convergono verso un unico obiettivo: attendere l’esito delle indagini della magistratura per chiarire le responsabilità individuali nel trapianto fallito, affinché una tragedia simile non si ripeta mai più.


















