NAPOLI (Di Anna Calì) – C’è stato un tempo in cui il fumo aveva un odore preciso. Si riconosceva entrando in un bar, nella sala d’attesa di una stazione, sulle dita di chi accendeva l’ennesima sigaretta.
Oggi quel tempo sembra lontano, eppure il fumo non è scomparso ha soltanto deciso di cambiare pelle e abito.
Ha assunto il profumo della frutta tropicale, della menta, della vaniglia.
Si è nascosto dentro dispositivi tecnologici, si ricarica con un cavo USB, produce nuvole leggere e viene spesso percepito come qualcosa di diverso, se non addirittura di meno pericoloso. È una trasformazione silenziosa che rischia di ingannare più della sigaretta tradizionale.
Perché il problema non è più soltanto fumare, è convincersi di aver smesso, quando in realtà si continua semplicemente a fumare in un altro modo.
La metamorfosi del tabagismo è ormai sotto gli occhi di tutti.
Sigarette elettroniche, prodotti a tabacco riscaldato (HTP), aromi sempre più accattivanti e dispositivi dal design elegante stanno cambiando il volto della dipendenza da nicotina. Cambia il gesto, cambia l’immagine sociale del fumatore, cambia perfino il linguaggio con cui il mercato presenta questi prodotti.
Ciò che non cambia è la dipendenza.
I dati della Sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità restituiscono una fotografia che merita attenzione. In Campania circa il 30-31% degli adulti tra i 18 e i 69 anni continua a fumare, una prevalenza superiore alla media nazionale.
1 persona su 3, una percentuale che va a collocare la Regione Campania tra i territori dove il fenomeno del tabagismo mantiene un peso particolarmente rilevante.
Il consumo riguarda soprattutto gli uomini e mantiene un forte legame con condizioni di fragilità sociale, economica e culturale. La bassa scolarità e lo svantaggio socio-economico rappresentano ancora fattori associati a una maggiore prevalenza del fumo.
Inoltre, molti fumatori non decidono di abbandonare la sigaretta tradizionale, ma la affiancano alla sigaretta elettronica o ai dispositivi a tabacco riscaldato.
Intanto il conto continua ad arrivare.
Tumori, patologie cardiovascolari e respiratorie croniche restano ancora una delle principali cause legate alle persone che fumano e assumono nicotina, andando a gravare sul servizio sanitario nazionale con un impatto economico enorme che si aggira attorno a miliardi di euro, tra costi sanitari diretti e indiretti.
Un peso che riguarda anche il territorio campano, dove la prevalenza elevata dei fumatori si traduce inevitabilmente in un maggiore carico assistenziale.
Eppure esiste un dato che dovrebbe interrogare l’intero sistema sanitario.
Secondo la Sorveglianza PASSI, meno della metà dei fumatori campani, una quota che si ferma a un preoccupante 41-45%, dichiara di aver ricevuto dal proprio medico o da un operatore sanitario il consiglio di smettere di fumare durante una visita.
Significa che in oltre 1 caso su 2 viene persa un’occasione preziosa di prevenzione proprio nel luogo in cui quel messaggio avrebbe il massimo peso clinico e umano: un vero e proprio cortocircuito sanitario.
Perché pochi minuti di counselling rappresentano uno degli strumenti più efficaci per aumentare la probabilità che un paziente inizi un percorso di cessazione, soprattutto se accompagnato verso i Centri Antifumo (CAF) presenti sul territorio.
A rendere più complesso il quadro c’è un’altra criticità; mentre il mercato evolve rapidamente e i prodotti si moltiplicano, il monitoraggio istituzionale fatica a seguire la stessa velocità.
I sistemi di sorveglianza stanno ampliando progressivamente la raccolta dei dati su sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, ma la fotografia del fenomeno resta ancora in costruzione.
Nuovi prodotti, nuovi consumatori e nuove strategie commerciali cambiano più rapidamente della capacità di analizzarli.
È un vero e proprio blackout informativo.
Conosciamo bene gli effetti del fumo tradizionale, ma stiamo ancora imparando a misurare il nuovo modo di fumare: quello digitale, aromatizzato, invisibile.
Quello del fumare diversamente.
Ed è proprio da questa consapevolezza che nasce una delle iniziative più significative messe in campo in Campania in quest’anno, la nascita della rete delle oltre 200 farmacie antifumo della Campania, un progetto che trasforma le farmacie territoriali in veri e propri presìdi di salute pubblica.
Non semplici esercizi commerciali, ma punti di primo ascolto, informazione e orientamento capaci di intercettare il fumatore prima che la dipendenza produca conseguenze irreversibili.
Il farmacista diventa una figura di prossimità: può ascoltare, fornire informazioni scientificamente validate, motivare il paziente e indirizzarlo verso un percorso di disassuefazione.
La rete non sostituisce i Centri Antifumo, ma crea un ponte tra il cittadino e i servizi pubblici già presenti sul territorio, come il programma tabagismo dell’ASL Napoli 2 Nord, dedicato alla presa in carico dei fumatori attraverso percorsi strutturati e multidisciplinari.
Accanto alla rete territoriale nasce anche ultimasigaretta, un portale pensato per accompagnare chi decide di interrompere il rapporto con la nicotina, offrendo informazioni, strumenti e indicazioni sui servizi disponibili.
Visto non soltanto come una piattaforma digitale, bensì un punto di accesso.
È il primo passo di un percorso che mette insieme cittadini, farmacisti, professionisti sanitari e strutture pubbliche.
Un cambio di prospettiva rispetto al passato, quando la lotta al tabagismo si basava soprattutto sull’attesa che fosse il fumatore a bussare alla porta del sistema sanitario, mentre oggi è la prevenzione che prova ad andare incontro alle persone, intercettando la dipendenza prima che si trasformi in malattia.
Perché la vera sfida non è inseguire ogni nuova sigaretta che il mercato inventerà, ma impedire che ogni nuova sigaretta trovi un nuovo fumatore: non si smette di fumare semplicemente cambiando dispositivo, si smette quando la prevenzione riesce finalmente a cambiare strada.















