Omicidio a Fuorigrotta, inquirenti indagano nella vita e nei conti della vittima (VIDEO)

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    NAPOLI – Il cadavere riverso in una pozza di sangue, la mano che spunta dal lenzuolo bianco. La gente che si ferma a guardare tra decine di agenti delle forze dell’ordine.

    Scene che sono tornate a ripetersi a Napoli, nonostante zona rossa e restrizioni covid.

    Due omicidi in due giorni. Dopo il 29enne Giulio Fiorentino affiliato al clan Di Micco Di Martino, assassinato da un commando della camorra nel quartiere Ponticelli Sabato notte, ieri sera è stato ucciso, in via Leopardi a Fuorigrotta, davanti a decine di passanti, Antonio Volpe.

    78 anni, pregiudicato per associazione camorristica, la vittima gestiva tempo fa diverse tabaccherie ed è imparentato coi fratelli Antonio e Raffaele Baratto, i cosiddetti “calascioni” storici boss di un clan che non esiste piu.

    Volpe è stato più volte indagato e destinatario di sequestri. Era stato vittima di un agguato già nel 2005, venne colpito al volto e al petto ma si riuscì a salvare. Le forze dell’ordine lo arrestarono in un’operazione nei confronti dei clan Bianco e Iadonisi per associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga.

    Trent’anni fa, fu destinatario di un sequestro di appartamenti nel quartiere Fuorigrotta del valore di oltre un miliardo di lire.

    Gli inquirenti stanno cercando ora di risalire ai legami che Antonio Volpe aveva ancora con esponenti della criminalità organizzata. Per gli investigatori, Volpe era una sorta di eminenza grigia del malaffare e la sua morte potrebbe significare che sono in atto fibrillazioni nella zona.

    Ovviamente non sono escluse altre piste, per esempio vecchi rancori. Secondo quanto si apprende l’uomo avrebbe svolto in più occasioni il ruolo di “mediatore” tra le fazioni in lotta in questa zona della città, per accaparrarsi la gestione degli affari illeciti

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