“Fabio Ascione aveva vent’anni. Lavorava in un bingo a Cercola, faceva turni di notte. Quella mattina voleva solo fermarsi a comprare un cornetto prima di tornare a casa. Lo hanno ammazzato con un proiettile che non era nemmeno destinato a lui. E adesso lo Stato gli nega persino i funerali pubblici”. Lo dichiara Sergio Costa, Vicepresidente della Camera dei deputati.
“Chiedo che questa decisione venga riconsiderata. Fabio era incensurato, era un lavoratore. La sua famiglia e la comunità di Ponticelli hanno diritto alle lacrime, hanno diritto di piangere il loro ragazzo in modo degno e pubblico. Non si può chiedere fiducia nello Stato a una comunità a cui lo Stato si mostra solo sotto forma di divieto.
Mariano Di Palma, coordinatore di Libera Campania, ha scritto su Repubblica Napoli parole che condivido fino in fondo: non si può continuare a rispondere alla violenza dei quartieri popolari solo con più carcere, più daspo, imputabilità anticipata. Il Decreto Caivano è il simbolo di un errore elevato a sistema, che tratta i ragazzi di queste periferie come una minaccia da neutralizzare e non come persone che abitano luoghi da trasformare. Ha ragione. Servono risorse strutturali per il lavoro educativo di prossimità, per la cura dei luoghi e delle relazioni, per modelli nuovi di welfare comunitario.
È una battaglia che intendo portare in Parlamento. E qui aggiungo un punto che sento profondamente mio: chi tiene in piedi questi territori ogni giorno non sono i decreti sicurezza. Sono i professionisti del Terzo Settore: educatori di strada, cooperative sociali, operatori che arrivano dove le istituzioni non arrivano e restano quando i riflettori si spengono.
Dico professionisti, non solo volontari: il Terzo Settore è fatto di competenze, metodo, capacità di costruire relazioni che lo Stato da solo non riesce a garantire. Eppure è il grande dimenticato della politica nazionale: sottofinanziato, sovraccarico, chiamato in causa solo quando c’è l’omicidio di turno. La loro professionalità, la loro forza, la loro passione e la loro generosità meritano un investimento stabile e strutturale. Non come emergenza, ma come scelta politica. La morte di Fabio ci obbliga a cambiare strada”, conclude Costa















