NAPOLI (Di Anna Calì) – Da una coppia a tre. Si allarga il fronte delle persone che hanno contattato l’avvocato Francesco Petruzzi dopo la denuncia presentata alla Procura di Napoli per il caso della bambina nata da fecondazione assistita e risultata, secondo gli accertamenti genetici, non biologicamente figlia della coppia che l’ha concepita e portata in grembo.
Nelle ultime ore, altre due coppie avrebbero contattato il legale per chiedere chiarimenti sulla gestione del proprio materiale biologico e, in particolare, degli embrioni crioconservati.
Un numero che porta quindi a tre le coppie che si sono rivolte a Petruzzi per rappresentare dubbi e timori legati alle procedure di procreazione medicalmente assistita effettuate nella struttura napoletana.
Il timore che emerge dai racconti è quello di sentirsi, in qualche modo, «in ostaggio dell’azienda», soprattutto per la difficoltà di ottenere risposte chiare sulla sorte del materiale biologico prodotto durante i percorsi di fecondazione assistita.
Particolarmente significativo è il messaggio inviato al legale da una delle coppie che ha deciso di chiedere assistenza. «Non sappiamo che fine abbia fatto il nostro materiale biologico (blastocisti) crioconservato», avrebbe scritto la coppia all’avvocato Petruzzi.
Una frase che apre un ulteriore interrogativo: che fine hanno fatto gli embrioni e le blastocisti appartenenti alle coppie che si sono sottoposte ai trattamenti? E quali sono le procedure adottate dalla struttura per la loro identificazione, conservazione, movimentazione ed eventualmente la destinazione?
Sono domande che, alla luce della denuncia già presentata, assumono una rilevanza particolare.
Proprio per questo, l’arrivo di nuove segnalazioni al legale rappresenta un elemento che potrebbe contribuire a delineare un quadro più ampio.
Al momento, tuttavia, non è possibile stabilire se i timori manifestati dalle altre coppie siano collegati al caso già denunciato né se vi siano state irregolarità nella gestione del materiale biologico.
Gli accertamenti dovranno ora verificare le procedure adottate dal centro e ricostruire ogni passaggio relativo alla gestione degli embrioni e delle blastocisti crioconservate.
Intanto il numero delle coppie che hanno scelto di rivolgersi all’avvocato Petruzzi cresce. E insieme al numero delle segnalazioni cresce anche la domanda che attraversa questa vicenda: come vengono identificati, custoditi e tracciati gli embrioni di chi affida a una struttura sanitaria la possibilità di diventare genitore?














