CASERTA – Su 2.200 Km di coste (oltre il 30% di quelle italiane) circa 735 Km(35%) è soggetto a fenomeni erosivi. Le zone a rischio nel Distretto dell’Appennino Meridionale investono 3372 km quadrati in diversi comuni delle regioni Campania, Molise, Puglia, Calabria e Basilicata e riguardano una popolazione di oltre 573 mila abitanti. Sono alcuni numeri che restituiscono le criticità e le tematiche sulle quali opera e lavora il Distretto dell’Appennino Meridionale proponendo piani di gestione delle acque a tutela e salvaguarda dei beni del territorio. Un processo di pianificazione sul quale i comuni, gli enti territoriali e tutti gli stakeholder del territorio sono chiamati a fornire il loro contributo di idee e proposte per arrivare a dei piani di gestione condivisi ed efficaci. Per raggiungere questo obiettivo, e in particolare giungere al “Progetto di Piano di Gestione Acque (PGA)”e al “Progetto di Piano di Gestione Rischio Alluvioni (PGRA)” è stato attivato un processo di informazione e consultazione.

Il primo Forum di informazione sulle attività̀ relative al PGA (III ciclo) e al PGRA (II ciclo) si è svolto lo scorso 29 gennaio. Contestualmente è stata attivata una area sul sito web dell’Autorità̀ di Distretto dell’Appennino Meridionale, nella quale è consultabile tutto il materiale relativo al progetto di pianificazione. A questo forum seguono altri step di consultazione per l’acquisizione delle osservazioni da parte dei diversi attori coinvolti, l’analisi e la valutazione delle stesse e nell’intervallo fra gli step si terranno dei FOCUS su temi di interesse del Piano di Gestione delle acque.

Il Progetto di Piano di Gestione delle acque PGA focalizza l’attenzione sulla gestione e governo della risorsa idrica intesa come corpi idrici superficiali, sotterranei, di transizione e costieri. Gli obiettivi che il piano persegue sono relativi allo stato di buona qualità e quantità dell’acqua, alla garanzia degli usi legittimi, (potabile irriguo e industriale) e alla tutela e salvaguarda del sistema naturale, ambientale e culturale connesso. Aspetti che attraverso i cicli del Piano sono aggiornati, valutati e per i quali vengono configurati gli interventi strutturali e non strutturali.

In particolare il III ciclo del PGA pone l’attenzione sulle pressioni e i relativi impatti, sul completamento della classificazione ambientale dei corpi idrici e il relativo adeguamento delle reti di monitoraggio, l’attuazione della direttiva nitrati, l’analisi economica che comprende tutta la valutazione dei costi ambientali da sostenere al fine di assicurare un servizio efficiente e nel contempo sostenere un uso corretto delle risorse. In correlazione con il piano PGA si declinano l’osservatorio risorse idriche, (che focalizza l’attenzione su quelli che sono gli scenari di criticità) e dei relativi interventi da porre in essere), il trasferimento di risorse idriche interregionali (tra le regioni, grazie alla grande rete infrastrutturale che trasferisce 850 milioni di metri cubi annui di acqua), a cura del commissario straordinario di Governo nonché Segretario dell’Autorità, che cura la progettazione e realizzazione degli interventi per l’efficentamento del sistema delle 8 dighe e che comprende le regioni Basilicata, Puglia e Campania.

Tra le misure ad oggi individuate nell’ambito del PGA si configurano gli interventi finanziatiper un valore di 157,12 M€ (importo complessivo finanziato) riguardano il Piano straordinario per la realizzazione degli interventi urgenti (DM MIT n. 526 del 07/12/2018) e il Primo stralcio del Piano nazionale degli interventi nel settore idrico – sezione “Invasi” (DPCM del 17/04/2019). Gli interventi in corso di programmazione per un valore di 138,43 M€ (fabbisogno finanziario interventi) riguardano il secondo stralcio del Piano nazionale degli interventi nel settore idrico – Sezione “Invasi”. Mentre la prima ricognizione degli interventi da attivarsi nell’ambito del Recovery Fund hanno un fabbisogno finanziario di 1.122,31 M€.

Il Progetto di Piano di Gestione del Rischio Alluvioni PGRA è finalizzato ad istituire un quadro normativo per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvioni, a ridurre le conseguenze negative per la salute umana, per il territorio, per i beni ambientali, culturali, economici e sociali, a elaborare mappe di pericolosità, a individuare e valutare il bene esposto a rischio, a definire le misure di carattere strutturale e non strutturale, a coinvolgere attivamente le parti interessate e consultare l’opinione pubblica. Anche il PGRA prevede un piano di misure tra cui un piano di manutenzione in corso: progettazione e programmazione interventi ad alta criticità di intesa con le regioni, il programma FSC 2014 – 2020, che contempla fra l’altro anche la gestione dei sedimenti lungo i corsi d’acqua e il Recovey Fund che include proposte per alluvioni, frane e coste del valore di oltre un milione e mezzo.

Tra le misure attuate e da completare si configurano il completamento e l’adeguamento delle varianti di piano del PAI al PGRA, l’introduzione di misure di salvaguardia per le aree soggette ad ulteriori approfondimenti, l’omogeneizzazione normativa in previsione del Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico Distrettuale, gli indirizzi operativi per l’adeguamento degli strumenti urbanistici ai contenuti e alle disposizioni dei Piani per la gestione del Rischio, la Valutazione della vulnerabilità e del danno di strutture ed infrastrutture in aree soggette a rischio, l’Attuazione del Piano Operativo Ambiente finanziato con FSC, il completamento di interventi programmati nel primo ciclo, l’ individuazione di nuovi interventi strutturali sulla base dei Piani Nazionali di finanziamento, il programma di manutenzione del territorio, il potenziamento sistema di pre – allertamento e della rete di monitoraggio idro pluviometrico, l’ aumento della consapevolezza del rischio da parte della popolazione attraverso incontri, seminari, campagne di informazione e la preparazione della popolazione all’evento attraverso il coinvolgimento della Protezione Civile. A queste misure sono connesse anche la correlazione e l’integrazione con i Piani di Gestione Acque e Gestione Alluvione, il Programma Recovery Plan (Area Vasta: 1.086 ME; non strutturale 410 ME; Digitale 30 ME), l’attuazione del piano operativo ambiente finanziato con FSC ( 2ME), il progetto e la realizzazione di interventi su aree ad alta critica (Arco Palinuro, Basso/Foce Fiume Volturno, Scolmatore Isola Liri, ecc).

Entrambi i piani sono stati sottoposti a all’assoggettamento della VAS in corso di valutazione da parte del MATTM.

“Quando parliamo di gestione e governo delle risorse del territorio stiamo parlando di beni come l’acqua, il suolo e l’ambiente – ha detto Vera Corbelli, Segretario del Distretto dell’Appennino Meridionale – Il governo delle risorse richiede pianificazione, programmazione e gestione. Ci accorgiamo di questi beni solo durante le emergenze e le calamità invece dobbiamo quotidianamente operare per la sostenibilità ambientale, sociale, territoriale ed economica. Per raggiungere questi obiettivi occorre avere consapevolezza delle risorse quali beni non infiniti, occorre rafforzare una programmazione organica, sistemica ed unitaria. Servono inoltre adeguate ed unitarie norme d’uso e un processo di pianificazione interdisciplinare, razionale, unitario e partecipato. Il corretto uso delle risorse è indispensabile come comprendere il delicato equilibrio tra domanda sociale e offerta del territorio”

I lavori del primo forum sono stati aperti dalla dott.ssa Vera Corbelli, Segretario Generale dell’Autorità̀ di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale. Sono intervenuti l’ing. Pasquale Coccaro, l’ing. Giacinto Straniero, l’arch. Barbara Conte e l’ing. Luisa Vitagliano.

Il Distretto dell’Appennino Meridionale (DAM) copre una superficie di circa 67.459 km2, comprende 1.632 Co- muni con una popolazione residente al 2020 di 13.389.146 abitanti. Interessa complessivamente 7 Regioni (include interamente Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e in parte Abruzzo e Lazio), 17 Unit of Management (Bacini Idrografici) di cui 7 ex Competent Autority, 25 Province (di cui 6 parzialmente), 100 Comunità̀ Montane, 39 Consorzi di Bonifica, 879 Aree Naturali Protette.

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