NAPOLI (Di Anna Calì) – Non è tra le cinque “zone rosse” individuate dal Prefetto, ma Pianura è uno dei quartieri che più direttamente incrocia la nuova strategia per la sicurezza di Napoli. Perché se il provvedimento firmato da Michele di Bari concentra l’attenzione su aree simboliche come il centro storico, il lungomare e la zona orientale di Barra, è nelle periferie occidentali che si gioca una parte decisiva della sfida alla criminalità diffusa. E Pianura, da anni alle prese con problemi strutturali di degrado urbano e fragilità sociale, torna così al centro delle politiche di controllo del territorio.
La stretta annunciata nelle scorse ore segna un cambio di passo: cinque zone rosse, controlli rafforzati e soprattutto un massiccio investimento in tecnologia con l’installazione di circa 400 nuove telecamere in tutta la città. Un piano di sorveglianza senza precedenti che, nelle intenzioni delle istituzioni, dovrà ridisegnare la mappa della sicurezza urbana. Ed è proprio qui che Pianura entra in gioco.
Il quartiere non figura nell’elenco delle aree sottoposte a vigilanza speciale, che comprende Coroglio, Mergellina e via Caracciolo, Porta Capuana, Piazza Bellini, Piazza Dante e Barra. Ma è indicato tra le zone prioritarie per il potenziamento della videosorveglianza, insieme a Ponticelli.
Un segnale politico chiaro: la sicurezza non può essere affrontata solo nei luoghi della movida o nelle vetrine turistiche, ma va costruita anche, e soprattutto, nelle periferie, dove il controllo dello Stato è spesso percepito come intermittente.
A Pianura la questione è tutt’altro che astratta. I residenti denunciano da tempo un senso diffuso di abbandono. Problemi che non sempre finiscono nelle statistiche ufficiali, ma che incidono profondamente sulla qualità della vita quotidiana. In questo contesto, l’arrivo delle nuove telecamere viene letto come un primo passo per colmare un divario storico tra centro e periferia.
Il concetto di “zona rossa”, spiegano dalla Prefettura, non è un coprifuoco, ma uno strumento mirato che consente alle forze dell’ordine di allontanare soggetti pericolosi già noti per precedenti penali.
Una misura pensata per rispondere all’emergenza nelle aree più calde della città. Tuttavia, il rischio di spostare i fenomeni criminali da un quartiere all’altro è concreto.
Ed è qui che Pianura diventa un banco di prova: rafforzare la sicurezza nelle zone centrali senza presidiare adeguatamente le periferie potrebbe produrre un semplice effetto di “migrazione” dei reati.
Per questo il piano complessivo punta non solo sulle pattuglie, ma su una rete capillare di controllo elettronico.
Le nuove telecamere, integrate con i sistemi già in uso alle forze dell’ordine, dovrebbero migliorare la prevenzione, accelerare le indagini e aumentare l’effetto deterrente.
A Pianura potrebbero significare un monitoraggio più efficace delle strade di collegamento, delle aree commerciali e dei punti da tempo considerati sensibili.
Ma la tecnologia, da sola, non basta, nel quartiere resta forte la domanda di una presenza costante dello Stato, non limitata alle emergenze, senza questo, il rischio è che le telecamere diventino l’ennesimo simbolo di un controllo dall’alto, incapace di incidere sulle cause profonde del disagio.
La nuova fase che si apre per Napoli, con tre mesi di osservazione speciale, mette dunque Pianura davanti a una sfida decisiva, vista non più come periferia invisibile, ma parte integrante della strategia cittadina.
Se davvero la sicurezza diventerà una politica diffusa e non a macchia di leopardo, il quartiere potrà trasformare questa attenzione in un’occasione di riscatto.

















