NAPOLI (Di Anna Calì) – Mentre la città registrava temperature di 32,2°C il 20 giugno e 33°C il 21 giugno, con un tasso di umidità soffocante, nel reparto di pediatria del Secondo Policlinico alcune famiglie raccontano di aver vissuto giorni che definiscono “disumani”.
Dieci giorni trascorsi lontano da casa.
Quattro persone costrette in una stanza minuscola, con finestre piccole come fessure, alcune persino sigillate perché rotte.
Nessun ricambio d’aria, poltroncine di ecopelle sulle quali i genitori sono costretti a dormire e, soprattutto, l’aria condizionata praticamente inutilizzabile nel periodo più caldo dell’anno.
Una situazione che sarebbe già difficile da accettare in qualsiasi edificio pubblico. Ma qui non si parla di un ufficio o di una sala d’attesa. Si parla di un reparto che ospita bambini affetti da patologie gravissime, pazienti fragili che avrebbero bisogno delle migliori condizioni possibili per affrontare la degenza.
Tra loro c’è Gabriele, un bambino affetto da una malattia mitocondriale, costretto a letto, collegato alle flebo e alla nutrizione continua.
Per lui il caldo non rappresenta semplicemente un disagio: può incidere sul suo equilibrio clinico.
Secondo quanto riferisce la famiglia, il problema non sarebbe stato un guasto irreparabile, ma una mancata manutenzione ordinaria degli impianti.
I condizionatori, infatti, sarebbero stati così sporchi da non riuscire più a garantire un adeguato flusso d’aria.
All’interno, raccontano, erano presenti uno spesso strato di polvere, acqua stagnante e perfino piccoli oggetti accumulati nel tempo.
Un impianto di climatizzazione in queste condizioni non solo smette di raffrescare gli ambienti, ma può diventare un problema per la qualità dell’aria.
Filtri sporchi, polvere e umidità possono favorire la diffusione di particelle e microrganismi, con possibili effetti negativi soprattutto sull’apparato respiratorio dei pazienti più vulnerabili.
È quindi incomprensibile che proprio in un reparto pediatrico si possa arrivare a una situazione simile.
La famiglia racconta inoltre che le condizioni ambientali avrebbero contribuito a un peggioramento dello stato generale del bambino, rendendo necessarie ulteriori terapie endovenose e prolungando la sua permanenza in ospedale. Un aspetto che meriterebbe ogni approfondimento da parte della struttura sanitaria.
Ma le criticità non finiscono qui.
Sempre secondo le segnalazioni arrivate in redazione, nel reparto di Fisiatria dello stesso nosocomio mancherebbe persino la carta igienica nei servizi igienici. Un fatto che lascia sconcertati.
Com’è possibile che in una struttura sanitaria vengano a mancare beni essenziali come la carta igienica o un impianto di climatizzazione efficiente?
Sono servizi che dovrebbero rappresentare il minimo indispensabile garantito ad ogni cittadino.
La famiglia spiega di non aver presentato un reclamo scritto alla Direzione Generale, perché, a loro dire, la coordinatrice infermieristica del reparto e gli stessi medici avevano già più volte segnalato il problema senza ottenere risultati concreti.
Secondo quanto riferito, ancora oggi i tecnici continuerebbero a verificare il funzionamento dei condizionatori, limitandosi però ai controlli tecnici senza programmare la necessaria pulizia degli impianti.
Alcuni climatizzatori, raccontano, presenterebbero ancora acqua al loro interno e, in almeno un’occasione, uno di essi avrebbe addirittura provocato un allagamento del corridoio, impedendo così il passaggio dei pazienti e dei familiari.
Un ospedale dovrebbe essere un luogo di cura, non un ambiente che aggiunge sofferenza alla sofferenza. È umanamente inaccettabile che famiglie già provate dalla malattia di un figlio debbano affrontare anche il caldo insopportabile, l’aria irrespirabile e la mancanza di servizi essenziali.
Per questo ci auguriamo che possa esserci un intervento immediato anche da parte delle istituzioni competenti, affinché vengano accertate le criticità segnalate e si intervenga senza ulteriori ritardi.
Garantire ambienti salubri, impianti di climatizzazione efficienti e servizi essenziali non è un favore concesso ai pazienti, ma un diritto che deve essere assicurato, soprattutto quando si tratta di bambini affetti da patologie gravi e croniche.
Chi entra in un ospedale affronta già la battaglia più difficile: quella contro la malattia. Non dovrebbe essere costretto a combatterne un’altra contro il caldo, l’aria irrespirabile, i disservizi e l’incuria. Perché la sanità si misura anche da questi dettagli, che dettagli non sono.
L’auspicio è che questo articolo non resti inascoltato e che dalle parole si passi finalmente ai fatti.
















