Il Palazzo delle Poste di Napoli1955 ca.Vaccaro, Giuseppe (1896-1970);;Franzi G.17/06/1933-30/09/1936Napoli -

NAPOLI – Il Palazzo delle Poste di Napoli, uno degli edifici più iconici della città, annoverato tra i capolavori dell’architettura del Novecento sia sotto il profilo estetico che negli arredi, nel design e sotto il profilo tecnologico, compie in questi giorni 85 anni.

Il progetto prese vita all’interno del piano di risanamento del quartiere Carità, progettato alla fine dell’Ottocento e attuato negli anni Trenta, dopo una serie di sventramenti e demolizioni delle vecchie case cadenti. L’edificio, che fu inaugurato nel 1936, si colloca all’interno di un “Centro delle Istituzioni” previsto dal piano di bonifica: Palazzi della Questura, della Provincia, della Finanza, dei Mutilati e, appunto, delle Regie Poste.

Per la sua realizzazione nel 1928 venne bandito un concorso che portò a selezionare cinque progetti. Un secondo concorso nel 1930 vide vincitore il progetto di Giuseppe Vaccaro, al cui fianco lavorò poi l’architetto Gino Franzi. È proprio nella fase esecutiva che il progetto prese vita, liberando la facciata dell’edificio da ogni fronzolo o orpello. La sua monumentalità è così affidata alla purezza delle linee e alle armonie volumetriche ottenute per “occultamento”.

L’edificio nel suo insieme, al quale il professor Valerio Morone, docente di Architettura e Design all’Università Federico II di Napoli, ha dedicato il libro “La fabbrica dell’innovazione” (realizzato con la collaborazione dell’Archivio Storico di Poste Italiane) appare un gigantesco oggetto di design industriale. Tutto l’arredo è disegnato ad hoc: dai calamai agli orologi, alle insegne, i divisori di vetrocemento, i tavoli in marmo rosso, con una maniacale aspirazione alla perfezione.

Già all’epoca della sua costruzione, il palazzo delle Poste centrali di Napoli, che sarebbe sopravvissuto prima ai bombardamenti delle forze alleate e poi ad un attentato dinamitardo tedesco pochi giorni dopo le Quattro giornate, spiccava per l’elevato contenuto tecnologico delle soluzioni adottate da Vaccaro e Franzi: dai materiali utilizzati (accanto a marmo e granito, vetrolux, cemento armato e linoleum) agli impianti e agli apparati, fino ai servizi postali all’avanguardia, come la posta pneumatica e i telegrafi. Anche la soluzione adottata per contenere il calore interno è innovativa, con una doppia parete nella cui intercapedine passano gli impianti.

Dalla storia alla modernità: il palazzo che domina piazza Matteotti, la cui facciata è stata di recente ristrutturata, è stato interessato da lavori di efficientamento energetico in linea con l’attenzione alla sostenibilità ambientale voluta dall’ad di Poste Italiane, Matteo Del Fante: illuminazione completamente a led, riduttori di pressione per ridurre i consumi di acqua, installazione di misuratori elettrici, sostituzione della centrale termica alimentata a gas e di gruppi frigo di vecchia generazione.

Un’opera monumentale in cui la storia delle Poste interseca quella della città. Al piano terra si staglia imponente la statua di Arturo Martini “La vittoria”, dedicata ai postelegrafonici caduti durante la Grande Guerra, che guarda dall’alto l’atrio, e la grande sala dei telegrafi a nastri scorrevoli intitolata a Matilde Serao. La fondatrice del quotidiano “Il Mattino” fu una delle prime donne impiegate alle Poste, dove lavorò come ausiliaria telegrafista dal 1874 al 1877. C’è anche il suo nome sulla lapide che nell’atrio ricorda alcuni celebri dipendenti delle Poste, tra i quali spicca il nome dell’impiegato delle Poste Giovanni Ermete Gaeta, in arte E. A. Mario, autore della patriottica Canzone del Piave e di altre innumerevoli canzoni italiane e napoletane di successo.

Il primo piano, invece, ospita l’Emeroteca Tucci, scrigno di tesori di carta che raccoglie oltre 10mila tra quotidiani, riviste, annuari e almanacchi italiani e stranieri pubblicati sin dal 1648, con molte rarità e 200 pezzi unici al mondo.

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