NAPOLI – 12.444 contatti con potenziali vittime di tratta, 611 uscite delle unità mobili di strada, 1.184 persone prese in carico, di cui 781 inserite in un programma individuale di assistenza e integrazione sociale. E ancora, attività di consulenza legale, assistenza sanitaria, corsi lingua italiana, sostegno psicologico, preparazione alla licenza media e al diploma di scuola superiore, sostegno economico, corsi e laboratori formativi, percorsi di orientamento e inserimento al lavoro.

Sono i principali numeri di “Fuori Tratta” il progetto con capofila la Cooperativa Sociale Dedalus finanziato dal Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e che prevede azioni su territorio regionale per l’emersione, l’assistenza e l’integrazione sociale rivolte alle vittime di tratta e grave sfruttamento in ambito sessuale, lavorativo e nello svolgimento di attività illegali e di accattonaggio. I risultati del progetto sono stati illustrati oggi alla presenza della Ministra per le Pari Opportunità e Famiglia Elena Bonetti.

A partire dal settembre 2016 e fino al 31 dicembre 2020, in particolare, il progetto Fuori Tratta ha raggiunto 12.444 contatti con persone potenzialmente o già concretamente coinvolte nella tratta e nel grave sfruttamento. I contatti sono avvenuti attraverso diversi canali. Ben 11.435 incontri sono avvenuti nel corso delle attività di raggiungimento, prossimità e ascolto delle Unità Mobili di strada che arrivano alle persone nei loro luoghi di vita e di lavoro. I dati si riferiscono a 611 uscite nelle aree vaste di Napoli, Caserta e Salerno. Ulteriori 481 contatti sono avvenuti presso i centri di ascolto e gli sportelli degli enti attuatori, cui le persone vengono orientate da tutti i soggetti pubblici e privati della rete multiagenzia che da anni cooperano con il Progetto, mentre 441 persone sono state inviate al progetto dalle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, per un parere sulla condizione della persona e sulla richiesta di asilo, e per la eventuale presa in carico da parte del sistema antitratta. Altre 87 segnalazioni dal Numero Verde anti-tratta. I 11.435 contatti delle Unità mobili hanno riguardato per il 90% donne, quasi esclusivamente vittime di sfruttamento sessuale di nazionalità nigeriana o dell’Europa dell’Est e di età inferiore ai 30 anni, molto spesso giovanissime e anche minorenni. Gli uomini sono circa il 7%, prevalentemente vittime di sfruttamento lavorativo di età tra i 18 e i 35 anni, del Ghana ed altri paesi dell’africa sub-sahariana e del nord Africa (Marocco, Tunisia, Algeria).

Delle 12.444 persone con cui si è stabilito un primo contatto, 1.184 sono state poi prese in carico per una valutazione più approfondita della loro condizione e dei loro bisogni. La maggioranza è richiedente asilo (874 persone) e, anche in questo caso, si parla prevalentemente di donne giovani sotto i trent’anni, provenienti dalla Nigeria.

Negli ultimi quattro anni e mezzo (settembre 2016-aprile 2020), i 1.184 presi in carico sono stati direttamente coinvolti in 11.717 colloqui (con mediatori/mediatrici, operatori dell’accoglienza, operatori e consulenti sociali, legali, etc), in 3.374 accompagnamenti ai servizi del territorio (uffici, servizi sanitari, ecc.) e 8.031 attività in autonomia (senza la presenza degli operatori).

“Le attività di assistenza hanno inizio già durante la fase di emersione dei bisogni e della condizione di tratta e sfruttamento – precisa Paola Di Martino, coordinatrice del progetto “Fuori Tratta”- e prosegue nel corso delle attività di valutazione, una fase delicata in cui le persone, ancorché non entrate nel programma, sono destinatarie di importanti interventi di prossimità, riduzione del danno, rafforzamento della consapevolezza e costruzione della motivazione ad entrare nel programma di assistenza e integrazione sociale”.

Queste attività hanno portato a far entrare nel Programma di assistenza e integrazione sociale 781 persone che hanno beneficiato di un piano individuale di aiuto e svolto percorsi mirati all’inserimento socio-lavorativo ed all’autonomia. Di queste, 149 sono state accolte in una struttura residenziale degli Enti attuatori del progetto, mentre 632 sono state assistite dalla rete dei servizi territoriale, restando a vivere nella propria abitazione, o in Centri del sistema di accoglienza per richiedenti asilo, o in altra condizione abitativa autonoma.

Le attività svolte sono le più disparate e si riferiscono a: orientamento socio legale ai servizi del territorio (781), consulenza legale (781), assistenza sanitaria (115), corsi lingua italiana (96 programmi), attività sociali e culturali (110), sostegno psicologico (84), preparazione alla licenza media (82), preparazione al diploma di scuola superiore (13), sostegno economico/pocket money (52), corsi/laboratori formativi (130), percorsi di orientamento al lavoro (100), tirocinio e tutoraggio (63), inserimento lavorativo (26).

Il progetto ha visto crescere nel tempo la richiesta di accoglienza di madri con bambini, e il numero di donne accolte in stato di gravidanza. Solo dal 1° marzo 2019 ad oggi, sono stati accolti 33 minori insieme alle loro madri

Di tutti i programmi avviati, ad oggi 37 si sono conclusi con l’autonomia abitativa e socio-lavorativa della vittima, mentre 107 sono arrivati alla fase di seconda accoglienza (orientamento lavorativo, tirocinio, ricerca attiva di lavoro, ecc.) e 637 sono nella fase di prima assistenza (alfabetizzazione italiana, alfabetizzazione informatica, scuola, attività di socializzazione, cure mediche, supporto psicologico, ecc..).

“Arrivare all’autonomia sociale, economica e abitativa – spiega Andrea Morniroli, portavoce Piattaforma Nazionale Anti-Tratta – soprattutto per le caratteristiche di ingresso della maggior parte delle persone accolte negli ultimi anni (donne nigeriane, giovanissime, a bassa scolarità e spesso analfabete, devastate da storie di violenza, abuso e traumi ripetuti, pressate dalle famiglie con la continua richiesta di mandare “soldi a casa” per restituire il debito contratto dalla famiglia stessa con le stesse organizzazioni che gestiscono il traffico) è il risultato di un percorso lungo che dura in media tra i 18 e i 36 mesi. L’aspetto più difficile è quel che attiene l’inserimento nel mercato del lavoro per le caratteristiche di forte fragilità che esso assume nel territorio in cui opera il progetto. Fragilità che è stata ulteriormente aggravata dagli effetti della pandemia, che non solo hanno ridotto ulteriormente gli sbocchi occupazionali ma hanno nei fatti interrotto molti degli interventi propedeutici allo stesso inserimento lavorativo, come ad esempio i tirocini lavorativi e gran parte dei percorsi formativi”.

Inoltre, il progetto Fuori Tratta ha ricevuto 449 richieste di parere da parte delle Commissioni Territoriali per il Riconoscimento della Protezione Internazionale di tutto il territorio nazionale.

Il progetto “Fuori Tratta” ha come enti attuatori la Cooperativa Sociale Dedalus, Arci APS, Arcidiocesi di Capua – Caritas Diocesana, Comunità Rut – Congregazione Suore Orsoline SCM, Cooperativa sociale E.V.A. ed è cofinanziato dalla Regione Campania, Comune di Napoli, Comune di Salerno, Comune di Telese Terme, Città Metropolitana di Napoli. Coinvolge, inoltre, le Prefetture di Napoli, Salerno ed Avellino; le Commissioni Territoriali per il riconoscimento della prot. internaz. di Salerno e di Caserta; le Questure di Napoli, Avellino e Benevento; Comune di Avellino, Comune di Viareggio, Comune di Casal di Principe, Comune di Baronissi, Procure di Benevento e Santa Maria Capua Vetere (Ce); ITL Napoli, Inail Campania, Centro Giustizia Minorile della Campania, Azienda Ospedaliera di Rilievo Nazionale Ospedali dei Colli di Napoli, Inail Campania, Università degli Studi di Salerno – Dipartimento di Studi Po-litici e Sociali, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), CGIL Campania, CGIL Avellino, FLAI CGIL Caserta, reti locali e nazionali dei progetti del Piano Nazionale Antitratta.

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