NAPOLI (Di Anna Calì) – Non è stato raggiunto il quorum sul diritto di cittadinanza agli stranieri e sui diritti dei lavoratori. Il referendum, affondato nel silenzio e nell’ignavia, è stato sconfitto ancor prima di aprire le urne.
Una sconfitta vigliacca, figlia dell’astensionismo consapevole e dei proclami che invitavano a non votare. E chi ieri ha scelto il mare, il divano o l’ennesimo sfogo sui social, oggi dovrebbe avere il coraggio di guardarsi allo specchio e chiedersi: di cosa mi lamenterò domani?
Perché da oggi in poi, chi non ha votato non avrà più il diritto morale di gridare allo scandalo davanti a un lavoratore che muore sul posto di lavoro. Non potrà scrivere indignato quando l’ennesimo immigrato senza diritti verrà sfruttato nei campi o nei cantieri. Non potrà indignarsi se un giovane vedrà il proprio contratto stracciato come carta sporca.
Ieri c’era un’occasione per contare davvero. E in troppi hanno scelto il nulla.
In un Paese che si riempie la bocca di parole come democrazia e libertà, sono bastate poche voci provenienti da Roma per zittire le coscienze.
I soliti politici, quelli che non vogliono che sia il popolo a decidere, hanno fatto campagna contro il voto. E, incredibilmente hanno vinto!
C’è un’immagine che dovrebbe far vergognare ogni giovane e ogni adulto che ieri ha scelto l’astensione: quella dei novantenni e dei centenari che, bastone alla mano, sono andati a votare.
Loro sì che ricordano cosa significhi un referendum.
Loro c’erano quando il referendum ha cambiato il destino di questa nazione. Non si sono fatti intimorire da chi oggi urla “tanto non serve a niente”.
E pensare che solo pochi mesi fa abbiamo riempito le sale per vedere C’è ancora domani, applaudendo la lotta per i diritti. Abbiamo pianto per le conquiste delle donne, condannato le ingiustizie del passato, promesso mai più. Ma a quanto pare era solo cinema. Pura emozione da popcorn.
Perché al primo bivio concreto, quando i diritti dovevano essere difesi con un gesto semplice come votare, il Paese ha voltato le spalle. E non ha avuto il coraggio di prendere una posizione.
Questo referendum era un’occasione per dare voce a chi lavora senza tutele, a chi muore sul lavoro, a chi viene sfruttato solo per avere un passaporto diverso.
Non era una battaglia di sinistra o di destra. Era una battaglia di civiltà.
Non raggiungere il quorum non è solo una sconfitta per la politica, è una sconfitta per il popolo intero.
Chi ha perso un padre, un fratello, un figlio in fabbrica o in un cantiere sa bene quanto contano le leggi, quanto contano i diritti.
Chi è stato licenziato ingiustamente conosce il valore delle protezioni.
Chi lavora con contratti da fame sa quanto serva una voce che li difenda.
Ieri quella voce poteva essere la nostra.
E invece è stato il silenzio a vincere.
Basterebbe guardare alla storia per capire che proprio grazie a un referendum questo Paese ha scelto il proprio futuro. Il diritto di voto è stato conquistato a fatica: donne che hanno lottato, partigiani che sono morti per la libertà di esprimersi, generazioni che hanno sudato sangue per avere ciò che oggi diamo per scontato.
E oggi? Oggi ci sono italiani che non capiscono nemmeno cosa significhi disertare un referendum. Che si permettono di dire “non serve a niente”, insultando la memoria di chi per quel voto ha pagato con la vita.
I giovani che oggi considerano inutile il voto si ritroveranno presto senza un futuro. Perché quando si rinuncia al diritto di parola democratica, i diritti sul lavoro sono i primi a cadere.
E allora non dobbiamo più stupirci se i contratti diventeranno sempre più precari, se i morti sul lavoro aumenteranno, se lo sfruttamento continuerà. Abbiamo mandato noi questo segnale.
Ieri il popolo italiano ha sbagliato. Di grosso.
Non ci sono scuse. Non ci sono alibi.
La politica della paura ha vinto e la democrazia ha perso.
Ora, la prossima volta che qualcuno morirà lavorando, che un immigrato verrà sfruttato, che un giovane verrà licenziato ingiustamente, ricordatevi dell’8 e 9 giugno 2025.
E abbiate almeno il pudore di non lamentarvi.
Perché la storia la scrivono quelli che hanno il coraggio di votare.
Gli altri ne subiscono le conseguenze.
E chi ieri ha scelto il nulla, oggi deve tacere.
Per rispetto di chi con il bastone in mano e il cuore saldo ancora crede nella democrazia.














