NAPOLI – “Sono profondamente sconcertata e trovo anche avvilente constatare che, per una scarsa informazione e una assoluta mancanza di approfondimento conoscitivo da parte dei media relativo alle procedure e terminologie che solitamente si adottano per la redazione dei bandi di concorso, si debba trattare in maniera così irrispettosa un Teatro come il San Carlo di Napoli che non solo vanta una illustre storia secolare, ma la cui gestione degli ultimi anni lo porta ad essere una delle Fondazioni più virtuose, con programmazioni artistiche di livello internazionale.

Non solo: il Teatro San Carlo si è sempre impegnato nel sociale, spalancando le proprie porte a tutti, alle fasce di popolazione più disagiate, ai ragazzi delle case circondariali minorili, alle associazioni a scopo benefico, volendo essere la casa di tutti, ovvero un luogo accessibile a coloro che altrimenti non avrebbero potuto godere del piacere della musica e di un patrimonio del mondo. Appare pertanto assurda e offensiva l’accusa di discriminazione.

Uno dei miei obbiettivi primari è sempre stato e sempre sarà l’inclusione.

L’articolo del bando “incriminato” relativo all’idoneità fisica, che accuserebbe il San Carlo di “discriminazione”, adopera termini che possono apparire oggi desueti e vetusti, ma che si ritrovano frequentemente nei bandi di concorso delle altre Fondazioni lirico sinfoniche italiane, dal Teatro Regio di Torino all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. E non solo, Pubbliche amministrazione, Regioni, Comuni: una formulazione assolutamente identica alla nostra.

Il Teatro San Carlo ha sempre applicato e perseguito la totale trasparenza nelle procedure concorsuali e in materia di assunzioni. E come non mai anche in questo caso”.

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