Scambio di embrioni al San Paolo, scatta la maxi richiesta di danni

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NAPOLI (Di Anna Calì) – Un errore drammatico nei laboratori di PMA dell’ospedale San Paolo che si trasforma in una battaglia legale da oltre mezzo milione di euro.

È stato formalmente notificato l’atto di diffida e messa in mora nei confronti dell’ASL Napoli 1 Centro e della direzione sanitaria del presidio ospaziale flegreo per lo scambio di embrioni avvenuto nel settembre 2024.
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A firma dell’avvocato Francesco Petruzzi, per conto dei coniugi, il documento quantifica una richiesta risarcitoria base di 540.000 euro, a cui si aggiungono il rimborso delle spese legali, mediche e peritali, oltre all’eventuale ristoro dei danni psichici futuri per la prima figlia della coppia.
​I fatti e gli esami del DNA

​La vicenda affonda le radici nel percorso omologo iniziato dalla coppia nel 2020 presso il Centro di Medicina della Riproduzione del San Paolo.

Dopo la nascita del primogenito Domenico (risultato poi figlio biologico di entrambi), la donna si era sottoposta il 23 settembre 2024 all’impianto degli embrioni rimasti crioconservati.

La gravidanza ha portato alla nascita della piccola Ilaria il 3 giugno 2025.

Tuttavia, insospettiti da incongruenze sui gruppi sanguigni, la stessa Direzione Sanitaria ha disposto indagini genetiche (referto dell’8 luglio 2025) che hanno confermato l’incubo: l’assoluta incompatibilità biologica sia materna che paterna.

Nel grembo della donna era stato impiantato un embrione appartenente a un’altra coppia, in «totale spregio delle regole di tracciabilità e doppio controllo».

​La richiesta economica formulata dall’atto si fonda sulla perizia medico-legale redatta dal dottor Luca Scognamiglio e richiama i recenti orientamenti della Corte di Cassazione in materia di danno da lesione dell’autodeterminazione procreativa e “nascita indesiderata”.

​La cifra totale di 540.000 euro si articola in diverse voci:

– ​272.000 euro per la moglie: comprensivi di 72.000 euro per danno biologico permanente di natura psichica (invalidità del 16%) e 200.000 euro per la lesione della libertà procreativa e i rischi ostetrici legati al secondo taglio cesareo subito per una gravidanza eterologa non voluta.

– 218.000 euro per il marito: di cui 68.000 euro per invalidità permanente di natura psichica (16%) e 150.000 euro per lo stravolgimento del proprio progetto esistenziale e familiare

E ​50.000 euro a titolo equitativo per danni accessori e riflessi: voce che include l’incertezza sulla sorte dei propri embrioni ancora congelati, l’impossibilità di conoscere la storia genetica e le malattie ereditarie della neonata, e il danno riflesso sul primogenito dovuto alla minore disponibilità emotiva dei genitori sconvolti dal trauma.

​Oltre alla cifra base, la legale diffida include il rimborso integrale delle spese legali, mediche e peritali sostenute e la valutazione degli eventuali danni psichici futuri che potrebbero manifestarsi nell’evoluzione della vita familiare e della primogenita.

 

​L’atto concede all’ASL Napoli 1 e al presidio San Paolo un termine di 15 giorni per comunicare la disponibilità al risarcimento o trasmettere gli estremi della copertura assicurativa.

Scaduto il termine senza riscontro, la vicenda si sposterà nelle aule del Tribunale di Napoli per un giudizio di merito che si preannuncia complesso ed esemplare per il servizio sanitario regionale.

 

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