NAPOLI (Di Anna Calì) – “Quando la felicità non la vedi, cercala dentro”. Questa celebre frase accoglie chiunque entri a Scampia e gli stessi abitanti hanno deciso di farsi forza e di basarsi sempre sulla felicità. Ma quant’è difficile essere felici a Scampia? Tanto. Una vita intera passata a giustificarsi e a cercare di far risplendere la parte bella di loro.
I problemi a Scampia e, in particolar modo alle Vele sono iniziati già negli anni ’70, quando Francesco Di Salvo attuò proprio il progetto le “Vele”, per poi proseguire nell’80 con l’abusivismo e l’occupazione illegale da parte di chi, era rimasto senza una casa a seguito del devastante terremoto. Una terra abbandonata a se stessa, martorizzata e vittima.
Ma i riflettori si sono accessi ancor di più, con la produzione di Gomorra, lì si è avuta la vera e propria escalation. Scampia veniva vista come il centro principale di spaccio, di camorra, classificata come il vero e proprio fallimento sociale, infatti negli anni duemila e per un intero decennio ha contato decine di morti. Proprio lì, su quei ballatoi. E lo stesso, architetto Di Salvo rimase interdetto e sbalordito, perché non pensava minimamente che negli anni si sarebbe potuto trasformare in una vera e propria piazza di spaccio.
Nessuno mai ha tenuto conto in realtà che Gomorra, serviva a far comprendere effettivamente in che status e in che condizioni vivevano. E non si è mai pensato che in realtà ad aver fallito non fosse stata la gente bensì le istituzioni e la politica, che per quel territorio non ha mai pensato di fare nulla di concreto. L’unico che pensò ad abbattere e a riqualificare la zona, fu Antonio Bassolino, ex sindaco della città. I lavori iniziarono nel 1997 ma ci vollero sei anni per abbattere tre dei sette edifici, le ruspe non riuscivano in nessun modo a farle venire giù, ci provò anche con la dinamite, ma nulla. Un segnale forse di chi non voleva mai ribellarsi del passato e dare un’opportunità al futuro e ai giovani? Forse, ma in realtà è che al loro interno c’era del ferro e distruggerle era veramente difficile.
Ma Scampia, nonostante le avversità, i pericoli non ha mollato un attimo. A un tratto, il vento decide di cambiare la sua rotta. Una boccata d’aria. Ed ecco che con l’amministrazione guidata da Gaetano Manfredi e i soldi del PNRR, nasce il progetto “ReStart Scampia”.
Cosa prevede il progetto?
Esso prevede la demolizione della Vela Gialla e della Vela Rossa, la riqualificazione della Vela Celeste. La costruzione di 433 nuovi alloggi autosufficienti dal punto di vista energetico. Progetto ampliato con l’inserimento di spazi destinati all’agricoltura urbana; un parco pubblico; una fattoria con finalità ludiche e didattiche; un mercato di prossimità; un complesso scolastico: scuola dell’infanzia per 120 bambini e un asilo nido per 50/60 bambini; ma ancora, un centro civico con funzioni sociali e culturali. L’obiettivo principale è migliorare non solo l’aspetto fisico del quartiere, ma anche garantire agli abitanti una casa dignitosa e un ambiente più vivibile.
Le sfide da superare
Tra le principali sfide da superare vi sono le criticità urbane e sociali che affliggono la zona, causate in parte dalla configurazione e dalla condizione delle Vele. Il progetto, pertanto, propone la demolizione e la sostituzione delle Vele Gialla e Rossa con nuove abitazioni, capaci di migliorare la qualità dell’abitare e promuovere la sicurezza e l’accessibilità. Un’altra sfida consiste nell’affrontare i cambiamenti climatici e promuovere la gestione sostenibile delle risorse. Per far fronte a questo problema, il progetto prevede la progettazione di edifici residenziali “a dimensione umana”, dotati di soluzioni eco-sostenibili per ridurre l’impatto ambientale e mitigare i cambiamenti climatici.
Per affrontare queste sfide, il progetto propone la creazione di spazi e attività comunitarie, insieme alla promozione dell’integrazione e della partecipazione del Terzo settore e dei residenti stessi. Inoltre, il recupero e la riqualificazione della Vela Celeste, integrando funzioni miste, con una prevalenza di attrezzature pubbliche e la realizzazione di nuovi viali pubblici, pedonali e ciclabili.
In sintesi, il progetto ReStart Scampia affronta le sfide attuali con risposte progettuali orientate a migliorare la qualità dell’abitare, promuovere la sostenibilità ambientale e sociale e favorire il benessere della comunità.
Il progetto delle nuove case
Il processo di progettazione delle nuove case ha coinvolto attivamente gli abitanti delle Vele, assicurando che le nuove costruzioni rispondano pienamente alle loro esigenze. La partecipazione della comunità è stata fondamentale per garantire che il progetto rifletta le esigenze locali, contribuendo così a creare un ambiente abitativo soddisfacente per tutti.
Il nuovo progetto prevede la demolizione delle Vele Gialla e Rossa per far posto a 20 edifici contenenti 433 nuovi alloggi, tutti classificati come NZEB (Nearly zero-emission building) per massimizzare l’efficienza energetica. L’uso di fonti rinnovabili e componenti energetiche passive mira a raggiungere l’autosufficienza energetica e promuovere un ambiente abitativo sostenibile.
I piani terra degli edifici saranno multifunzionali, servendo da punto di incontro per gli abitanti e il quartiere. Ogni edificio residenziale sarà dotato di spazi comuni e tecnici per favorire una gestione sostenibile e circolare delle risorse. Questi spazi saranno utilizzabili per attività come assemblee, studio, lavoro condiviso e gestione degli spazi condominiali.
Saranno inoltre disponibili servizi locali e urbani, gestiti da associazioni, cooperative o imprese sociali, aperti alla comunità circostante. Le attività commerciali, come piccole imprese artigianali o sociali, saranno promosse per soddisfare le esigenze del quartiere.
Ma qualcosa va storto
Ma Scampia è come Caivano, San Giovanni a Teduccio e anche Castellammare di Stabia. Ex periferie abbandonate in stato di degrado, di cui, mai nessuno vorrà farsi carico. E, allora, forse non è vero che il sole può tornare a splendere per tutti. E i fatti lo dimostrano. Nel momento esatto in cui si pensa a far rinascere e a riqualificare una zona come Scampia, che tra l’altro, ha anche l’onere e l’onore di avere la prima università Federico II ecco che la sera del 22 luglio 2024 qualcuno o meglio qualcosa, ci fa ritornare alla drastica verità e, pone nuovamente il grave problema di disagio che per anni ha interessato quella zona. Una sera d’estate, l’aria pesante per il troppo caldo, la stanchezza dopo un’intera giornata lavorativa, il riunirsi a tavola con la propria famiglia.
Discutere, mangiare, chiacchierare e pensare dove poter portare i propri figli quest’estate al mare, perché lì, in queste zone non è possibile pensare a una vera e propria villeggiatura, no. Soltanto alcune giornate al mare, l’importante è che i bambini siano felici. Nel momento esatto in cui due nuclei familiari decidono di incontrarsi fuori a quel ballatoio rumoroso, succede l’inverosimile.
Urla, pianti, un tonfo. Il ferro che cade e si scaglia contro quelle persone, contro quelle vite. Le pietre, la polvere e il sangue. Il crollo del ballatoio porterà con sé delle vite: tre. Roberto Abbruzzo di 29 anni, Margherita Della Ragione di 35 e Patrizia Della Ragione madre di Roberto.
Roberto e Margherita sono morti per aver protetto i loro figli, perché è questo che fanno anche i genitori. Proteggono con la loro stessa vita anche al costo di perderla. E loro l’hanno persa da eroi.
Anche bambini ricoverati in condizioni estreme al Santobono:
“Codice rosso, codice rosso, è caduto un ballatoio della vela celeste stanno un sacco di bambini, urlano i due uomini che portavano due bimbe”. Federica è l’infermiera che nella tarda serata di lunedì era in servizio nell’ospedale pediatrico Santobono di Napoli dove si trovano ricoverate le sette bambine coinvolte nel cedimento che di Scampia che conta già tre morti, due donne e un uomo.
“Mai in cinque anni di pronto soccorso – ammette – mi sono sentita più persa, più inerme, più vuota, era tutto così surreale…”.
Parole che entrano dentro. Taglienti come spine che trafiggono il cuore.
E, in fin dei conti, Gomorra non c’entra molto con tutto questo.
Chi conosce Scampia e chi è stato nelle Vele sa bene come sono strutturate. Lunghi corridoi uniti da scale che permettono così di poter raggiungere i piani superiori o inferiori. Le condizioni peggiorano di giorno in giorno, mese dopo mese e le passarelle si deteriorano sempre più. Ed è proprio su un piano, il terzo, che il ballatoio cigola da giorni.
La passarella fa rumore, ma nessuno la sente o, meglio, fanno finta di non sentirla. Nascondono il rumore con le proprie voci. Ma essa non ci sta. E viene giù. Ma perché è venuta giù? S’ipotizza che il peso delle 15 persone non avrebbe retto ed è per questo motivo che sia venuta giù, c’è chi invece, pensa che forse sia stato causato dai lavori che erano iniziati al piano terra. Forse, i troppi rumori, il troppo penetrare all’interno degli edifici ha fatto indebolire ancor di più, una struttura già debole di suo.
Lavori di ristrutturazione eseguiti con le persone all’interno delle abitazioni, perché sarebbe stato troppo pensare a una degna collocazione e ad andare incontro a tragedie, come quella avvenuta nella notte del lunedì.
Su quest’ultima ipotesi, il Sindaco Manfredi non è d’accordo ed esclude categoricamente che le cose possano essere collegate.
Ma allora, possiamo ben intuire che qualcosa non va in questa storia. Quand’è che ci sono stati gli ultimi lavori? E il restyling a quando risale? Le persone del posto sono esasperate e stanche di vivere in quelle condizioni, sono 17 anni che aspettano delle case nuove, case che non sono mai arrivate.
È mai accaduto qualcosa negli anni passati? Sì. Nel 2016, durante un sopralluogo ordinario, un poliziotto ha assistito al crollo di una parte del pianerottolo dall’alto verso il basso, restando aggrappato alla porta di ingresso di un residente per salvarsi. L’episodio fece subito accendere i riflettori sull’accaduto, sollevando preoccupazioni in merito alla stabilità delle strutture, ma, tutto è caduto nel dimenticatoio. Sono mai stati controllati gli anelli di collegamento interni? Ovviamente no.
Questo episodio aveva già sollevato preoccupazioni riguardo alla stabilità delle strutture interne dell’edificio, rimaste però inascoltate.
E di cosa ci meravigliamo? Meravigliamoci del fatto che per tantissimi anni e, poi dopo il 2016 non ci sono stati altri crolli e altre vittime, sarebbe potuta essere una carneficina.
Le condizioni precarie hanno sempre destato preoccupazioni, eppure, nessuno ha mai pensato bene di metterli in guardia e al riparo. Il destino delle periferie degradate?
Chi doveva pensare di mettere in salvo la loro vita e dare loro una dignità, ora, forse starà facendo i conti con la propria coscienza.
Le indagini
In seguito al crollo, si è aperta un’indagine che punterà proprio sugli allarmi rimasti inascoltati per anni e su tutti gli interventi eseguiti negli anni: legittimi o illegittimi che sia. La Procura di Napoli, in questione, ha nominato un professionista che si occuperà di svolgere la prima perizia. Gli investigatori, inoltre, avrebbero scoperto un’ordinanza di sgombero coatto dell’edificio firmata nel 2015 dal sindaco Luigi de Magistris.
Nell’ordinanza, si legge infatti, la necessità di tutelare e mettere in salvo le 159 famiglie per un totale di 600 persone che erano residenti proprio nella Vela interessata al crollo. Il provvedimento, si concludeva poi con una relazione di un dirigente comunale che sottolineava il pericolo. Ma, a quelle parole non sono mai stati seguiti dei fatti veri e propri.
Nel frattempo si indaga per crollo colposo e omicidio colposo e, se ne sta occupando la Polizia di Stato.
Emergenza precarietà
E non solo precari in cerca di un posto fisso di lavoro, ora anche precari delle loro stesse abitazioni. Dopo la tragedia, alcuni residenti sono stati collocati presso l’Università Federico II, ad alcuni era stato dato il permesso di poter rientrare nelle abitazioni ma, loro non hanno voluto lasciare per un attimo e da soli, chi, purtroppo non potrà ancora rientrare perché le case non sono agibili.
“Spiegheremo ai residenti della Vela che la sistemazione nelle strutture individuate è temporanea e provvisoria e saranno assicurati tutti i servizi. Noi dobbiamo gestire questa tragedia ed è questo il tema che ora dobbiamo affrontare e noi dobbiamo gestire queste persone nella loro dignità. Dobbiamo tutti insieme andare nella stessa direzione di marcia con al centro l’uomo e la sua dignità”, così il Prefetto Di Bari che ha anche assicurato delle misure anti-sciacallaggio.
Perché lì, è un attimo e la situazione potrebbe di nuovo perdere il controllo.
La solidarietà della gente e le proteste
Scampia non può e non vuole rimanere in silenzio. Ed è per questo che ieri sera le persone del posto hanno sfidato tutto e tutti. “Il nostro sangue, le nostre vite. Resistete”, questa la frase comparsa sul manifesto.
Hanno manifestato non solo per avere una casa e la loro dignità, ma anche per le vittime del crollo, infatti, il corteo si è concluso dinanzi alla Vela Celeste dove si è osservato un minuto di raccoglimento.
Le stesse persone che hanno manifestato, chiedono aiuto e supporto soprattutto da parte delle autorità competenti e dalla politica, politici che hanno saputo dispensare solo messaggi di cordoglio e nulla più.
Ma della politica nemmeno l’ombra.
Tantissimi aiuti da parte di persone, cittadini anche esterni al perimetro di Scampia. Tutti sono accorsi al messaggio d’aiuto portando generi di prima necessità, ma anche lettini e cuscini.
Tanti, invece, sono stati gli aiuti dati dalle persone comuni ma anche dai cantanti come Franco Ricciardi, Luciano Caldore e Gianni Simioli.
Ricciardi che quella terra la conosce bene, che Scampia l’ha reso l’uomo di successo che è ora.
E ora cosa resterà di quella gente? Cosa ne sarà del loro futuro e dei loro figli? E dove andranno a vivere?
Tante domande che purtroppo non hanno ancora una risposta pronta e chiara. Tanti dubbi. Si spera che qualcosa possa muoversi nei prossimi giorni e, che il vento dei soprusi cambierà definitivamente la sua rotta.
Scampia ha faticato molto per raggiungere le cime alte delle sue Vele e ora? Che ne sarà di loro? Non può essere una tragedia a far calare il sipario su questa zona e, soprattutto la gente del posto non se ne fa niente dell’Università bella se poi non hanno un tetto dove stare e non hanno la possibilità di dare ai figli un futuro roseo.

















