Scuole insicure a Napoli: da Pianura a Scampia, un’emergenza che non fa rumore

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NAPOLI (Di Anna Calì) – Le scuole dovrebbero essere il secondo luogo più sicuro dopo la casa. E invece, tra edifici fatiscenti e servizi essenziali fuori controllo, a Napoli e provincia si trasformano sempre più spesso in un terreno di allarme quotidiano per genitori e studenti.

È il grido che arriva da Pianura, Municipalità 9, dove un gruppo di mamme ha deciso di scrivere al deputato Francesco Emilio Borrelli per denunciare le gravi criticità strutturali dell’istituto scolastico “Don Giustino Russolillo”. Una segnalazione che nasce dalla paura concreta per l’incolumità dei bambini.

L’elenco delle problematiche è lungo e preoccupante: cornicioni esterni che si staccano, infiltrazioni d’acqua nelle aule durante le piogge, uscite di emergenza inagibili, transenne non a norma legate ai cespugli, bagni in condizioni igieniche non adeguate. Situazioni che, secondo le famiglie, sono state più volte segnalate alla dirigenza scolastica dalle rappresentanti di classe, senza però arrivare a una risoluzione definitiva.

Le mamme precisano di comprendere le difficoltà organizzative di un istituto, ma ribadiscono un principio non negoziabile: la sicurezza e la salubrità degli ambienti scolastici devono essere una priorità assoluta.

Quella dell’istituto Don Giustino Russolillo non è l’unico caso però; anche la scuola “Plesso Siani” in via Napoli presenta le medesime problematiche come infiltrazioni e bagni rotti.

Il caso di Pianura si inserisce però in un quadro molto più ampio, come già anticipato dalla nostra redazione, anche a Scampia si registra una condizione fatiscente e preoccupante per l’istituto Ilaria Alpi: https://www.napolivillage.com/cronaca/scampia-scuola-primaria-ilaria-alpi-muffa-infiltrazioni-e-freddo-nelle-aule/

Ma il problema non riguarda solo le periferie. Al Vomero, nel cuore della Napoli bene, il liceo Alberti ha mostrato tutte le contraddizioni di una gestione che non convince: dopo 7 milioni di euro di lavori finanziati dal PNRR, studenti e docenti si sono ritrovati con aule senza riscaldamento e una scuola allagata. Un paradosso che alimenta rabbia e sfiducia.

Come se non bastasse, a completare questo scenario già allarmante, torna nel mirino anche il servizio di refezione scolastica. A San Sebastiano al Vesuvio, nel plesso “Raffaele Capasso”, la mensa è nuovamente sotto accusa dopo il grave episodio dello scorso 23 gennaio, quando nei piatti destinati agli alunni di quinta elementare furono rinvenuti insetti, presumibilmente coleotteri.

Nonostante la sospensione precauzionale del servizio e i controlli di ASL e NAS, alla ripresa della mensa, il 3 febbraio, il problema si è ripresentato in altre classi. Un gruppo di genitori ha quindi contattato ancora una volta il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli, denunciando il fallimento del rientro a regime.

«Hanno pulito tutto prima dell’arrivo dei controlli e la ditta è risultata a norma, ma appena ripartiti abbiamo avuto nuovi casi di insetti», raccontano le mamme. Per paura, molti genitori continuano a mandare i figli a scuola con il pasto da casa, rinunciando di fatto a un servizio regolarmente pagato.

A rendere il quadro ancora più inquietante sono le testimonianze sulla ditta incaricata, la G.F.I. Food Srl, associata anche al marchio S.I.e.m.. Recensioni di utenti ed ex dipendenti parlano di cibi avariati, presunta presenza di escrementi di roditori e di una gestione dell’HACCP definita inesistente.

«Quello che sta accadendo a San Sebastiano al Vesuvio è una vergogna che non può essere archiviata con una semplice pulizia superficiale», dichiara Borrelli. «Le foto che ho ricevuto parlano chiaro: insetti nei piatti di bambini piccoli. È assurdo che, dopo una settimana di stop, si verifichino gli stessi identici problemi. I controlli devono essere serrati e, se necessario, effettuati a sorpresa».

Il deputato annuncia inoltre di aver inoltrato una nuova segnalazione ufficiale ad ASL e NAS, chiedendo una verifica straordinaria non solo sulla mensa, ma sull’intera filiera produttiva della ditta. «Se una società non è in grado di garantire standard igienici minimi e la sicurezza alimentare dei nostri figli, l’appalto deve essere revocato immediatamente. Non faremo sconti a chi lucra sulla salute dei più piccoli».

Da Pianura a Scampia, passando per il cuore collinare della città, emerge un filo rosso inquietante: le scuole, che dovrebbero rappresentare un presidio di sicurezza, educazione e futuro, diventano luoghi di rischio. E a pagare il prezzo più alto sono sempre gli stessi: bambini e ragazzi.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: com’è possibile che nel 2026, in una grande città europea, gli edifici scolastici versino ancora in condizioni tanto critiche? E soprattutto, quanto ancora bisognerà aspettare prima che la sicurezza degli studenti venga trattata come una reale priorità?

Una domanda a cui le famiglie chiedono risposte concrete. E immediate.

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