Servizio 118 in sciopero a Napoli: “Siamo sottopagati e sotto inquadrati”

-

NAPOLI (Di Anna Calì) – Una protesta che nasce da lontano e che oggi esplode con forza: i lavoratori del servizio di emergenza territoriale 118, impiegati nell’appalto per ASL Napoli 1 Centro attraverso la società Heart Life Croce Amica, hanno incrociato le braccia per denunciare condizioni lavorative ritenute non più sostenibili.

Lo sciopero, proclamato dal sindacato SI Cobas, arriva dopo mesi di tentativi di conciliazione e una lunga procedura di raffreddamento conclusasi senza risultati concreti.

Al centro della vertenza, il mancato riconoscimento di un contratto adeguato al tipo di attività svolta: infermieri, autisti soccorritori e operatori continuano infatti a essere inquadrati con il contratto multiservizi, tipicamente applicato a settori come pulizie e servizi generici, e non con un contratto sanitario o assistenziale, come dovrebbe essere.

A raccontare la situazione è Alessandro, infermiere in servizio nel 118, attualmente in presidio davanti all’autoparco delle ambulanze:

“Stiamo scioperando perché siamo sottopagati e sotto inquadrati. Facciamo un servizio delicato, con enormi responsabilità, ma abbiamo un contratto multiservizi che non è assolutamente in linea con quello che facciamo”.

Una condizione che, secondo i lavoratori, rappresenta una distorsione evidente: personale sanitario inquadrato come se svolgesse attività generiche.

“Dovremmo avere un contratto della sanità pubblica o comunque uno che rappresenti davvero i servizi assistenziali. Così non è dignitoso”.

Il paradosso è evidente: chi ogni giorno interviene nelle emergenze, salvando vite e garantendo un servizio pubblico essenziale, percepisce stipendi che oscillano tra i 1200 e i 1500 euro mensili.

Una cifra che non rispecchia né le competenze richieste né le responsabilità assunte.

Un concetto semplice ma spesso ignorato: senza adeguate tutele e retribuzioni dignitose, anche il sistema di emergenza rischia di indebolirsi.

Il confronto con l’estero è inevitabile: in molti Paesi europei, la figura dell’infermiere è valorizzata sia economicamente sia professionalmente, mentre in Italia continua a registrarsi una cronica sottovalutazione.

Un fenomeno che alimenta la cosiddetta “fuga dei cervelli”, con sempre più professionisti sanitari che scelgono di lavorare fuori dai confini nazionali.

Alessandro denuncia anche un clima lavorativo difficile: “Essendo un servizio essenziale, spesso ci viene fatto pesare il fatto che non possiamo scioperare. Questa cosa viene usata contro di noi”.

E aggiunge: “Ci sono anche pressioni indirette: cambi turno, spostamenti e modifiche organizzative che vanno a incidere sulla nostra vita quotidiana”.

Secondo i sindacati, la responsabilità non ricade solo sulla società appaltatrice, ma anche sull’ente pubblico.

L’ASL, infatti, avrebbe dovuto vigilare sull’applicazione corretta delle condizioni contrattuali previste dal capitolato di gara, cosa che, denunciano i lavoratori, non sarebbe avvenuta.

Nel frattempo, alcuni accordi sindacali firmati in passato da sigle confederali sono finiti nel mirino dei manifestanti, accusati di aver accettato condizioni non migliorative e di aver contribuito all’attuale situazione.

Oltre alla questione economica, c’è un altro elemento che rende il lavoro nel 118 sempre più complesso: la sicurezza. Negli ultimi anni si è registrata un’escalation di episodi di violenza ai danni del personale sanitario, soprattutto durante interventi in emergenza.

Operatori costretti a lavorare sotto pressione costante, tra responsabilità elevate e rischi concreti per la propria incolumità. Una situazione che, unita alle criticità organizzative e contrattuali, contribuisce a creare un clima di forte tensione.

La protesta dei lavoratori del 118 non è solo una vertenza sindacale, ma una questione che coinvolge l’intera collettività. La qualità del servizio di emergenza dipende direttamente dalle condizioni in cui operano gli operatori.

La protesta, però, va oltre l’aspetto economico.

“Non è un problema di potere, ma di volontà. Questo lavoro è fondamentale per la comunità, ma non viene valorizzato”.

Nei prossimi giorni sono previste nuove iniziative, tra cui azioni legali e ulteriori presidi. Una battaglia che, sottolineano i lavoratori, riguarda non solo i loro diritti, ma anche la qualità della sanità pubblica

Vuoi pubblicare i contenuti di NapoliVillage.com sul tuo sito web o vuoi promuovere la tua attività sul nostro sito? Contattaci all'indirizzo redazione@napolivillage.com

Altri articoli dell'autore

0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
- Sponsorizzato -
- Sponsorizzato -