Sogin ha avviato l’iter di gara del valore di 36 milioni di euro per affidare i lavori di smantellamento del reattore della centrale del Garigliano. Sogin spiega che si tratta “dell’attività più complessa dal punto di vista ingegneristico e operativo, che l’Italia affronterà per la prima volta”. Al termine, i rifiuti radioattivi prodotti saranno trattati e inseriti in appositi contenitori cilindrici schermanti che verranno stoccati nei depositi temporanei del sito in attesa del loro conferimento al Deposito nazionale, una volta disponibile. Lo smantellamento della centrale del Garigliano produrrà complessivamente circa 268mila tonnellate di materiali.

Di queste, saranno inviate a recupero circa 258mila tonnellate (il 96%), per la maggior parte composte da metalli e calcestruzzo. Tra gli incidenti più significativi avvenuti: nel 1972 e nel 1976, si verificarono l’esplosione del sistema di smaltimento dei vapori e gas incondensabili, con rottura dei filtri e rilascio di emissioni nell’atmosfera. Nel 1976 avvenne anche l’esondazione del fiume, un grave incidente che si ripeterà dopo la “chiusura” della centrale il 14 novembre 1980, quando il livello del fiume raggiunse metri 8.23. In entrambi i casi l’acqua del fiume Garigliano entrò nell’area della Centrale, costruita a pochi metri dalle sponde, fino ai locali dei depositi di rifiuti radioattivi e negli impianti di scambio ionico dei condensati.

“Sono stato diverse volte nel sito – spiega il deputato dell’Alleanza Verdi Sinistra Francesco Emilio Borrelli – per effettuare sopralluoghi e seguire i vari passaggi dello smantellamento della ex centrale. Voglio ricordare a tutti che il sito di Garigliano chiuse nel 1982 e da allora sono passati oltre 40 anni e siamo molto lontani dal completamento dei lavori. Inoltre nessun governo ha mai deciso dove sarà ubicato il deposito nazionale per il trattamento e la rigenerazione delle scorie radioattive. I costi per le poche centrali che sono state in funzione nel nostro paese sono incalcolabili sia dal punto di vista ambientale che economico. Per non parlare dei tempi infiniti che non permettono a nessuno di dare date certe per la fine degli interventi”.

 

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