CASERTA – Il dramma di “Terra dei Fuochi” che continua a mietere vittime, nonostante il riconoscimento della magistratura del nesso causa-effetto dell’inquinamento ambientale, è sotto gli occhi di tutti, come le vessazioni, le offese e le denunce nei confronti degli attivisti, tacciati di allarmismo, o di causare l’immagine ormai distrutta di “Campania Felix” . La “Regione Campania” era sempre lontana e distante anni luce dalle prospettive di bassa portata degli stessi casertani che oggi scendono in piazza a protestare per la localizzazione di un biodigestore, e si dichiarano “ambientalisti” , mentre tutti i comitati della Campania hanno sfilato da tempo sotto il palazzo della Regione contro i biodigestori programmati, e contro una legge regionale “folle” che non teneva in considerazione esigenze, territori e situazioni. La città di Caserta, i movimenti e questi “ambientalisti” erano invece assenti ed estranei e mai in rete con tutti gli altri comitati della Terra dei fuochi.
Facciamo riferimento esplicito al sit-in che si è tenuto il 19 maggio a Caserta sulla questione Biodigestore a Ponteselice, perché troviamo alcune dichiarazioni riportate nell’articolo del Mattino confuse e contraddittorie
Ci riferiamo ad esempio a quelle del rappresentante di Legambiente di Caserta, che ha sempre sostenuto che i biodigestori vanno realizzati, anche sul territorio casertano e provinciale, che partecipa a un SIT-in dove si vuole portare avanti la tesi che a Ponteselice (solo lì) il biodigestore è pericoloso e inquinante e quindi altrove evidentemente non lo è. Ritorniamo così alla politica del NIMBY, ciò che viene accusato in genere agli “ambientalisti”, ma che invece non riguarda la nostra rete, che ha da sempre proposto un ciclo di gestione di rifiuti o meglio della materia virtuoso, che non bruci i rifiuti stessi, ma che ne dia nuova vita, nell’ottica dell’economia circolare, di cui tanti blaterano, per poi arrivare alla conclusione della necessità del”biodigestore”, che sulla quantità di 100 % di organico, ne fa uscire tutt’al più una percentuale di circa il 10 % di “ammendante” e quindi non utilizzabile in nessun campo agricolo e non.
È svalutante nei confronti dell’intelligenza delle persone dichiarare alla stampa per giustificare la scarsissima affluenza dei cittadini a questa iniziativa ( non più di una 30 di persone), nonostante la sottoscrizione di ben 16 associazioni , ed affermare così che non hanno partecipato perché credono che, dopo la revoca del finanziamento da parte della Regione, la pratica sia “chiusa”. Sappiamo che non è così ed infatti la stessa Regione tiene in vita artificialmente un procedimento per la verifica dell’assoggettabilità a VIA di un progetto, che non esiste, in quanto non finanziato. Per questo anche noi, mentre ribadiamo la necessità di denunciare questo procedimento, in tutte le sedi possibili, come ha già fatta un comitato di Caserta e San Nicola la strada. Del resto lo stop al finanziamento, in uno al prosieguo del procedimento ambientale, non è certo la conseguenza di queste “proteste, ma solo frutto di incapacità gestionale politica- amministrativa che per il momento ha sprecato ben 26 milioni di euro destinati dall’Europa e dalla Regione per migliorare la qualità del ciclo dei rifiuti. Su questo dovrebbero protestare i professionisti dei tavolini e del protagonismo, che hanno avuto ad hanno ancora un ruolo predominante proprio nella politica agraria a Caserta.
Non comprendiamo questo vociare continuo di “ingegneri”’ e “specialisti” e ex assessori e funzionari della Regione Campania, che non sono riusciti, quando ne avevano la possibilità, di dare una svolta decisiva alla politica ambientale regionale e casertana.
Approfittiamo per affermare che non sono richiesti “titoli e curriculum” per protestare, per essere un volontario o un attivista, non esiste un’età della saggezza, indispensabile invece in contesti lavorativi, ma non richiesti nel volontariato, nella cittadinanza attiva, dove invece serve solo una Sana indignazione che non corrisponde all’essere “facinorosi” come spesso ci vediamo appellati per i nostri sacchetti di spazzatura (finta) lanciati al governatore della Campania e simbolicamente a tutta la Regione Campania, ai suoi tanti funzionari, assessori e consiglieri (assumendocene pienamente la paternità).
Per questo oggi restiamo davvero stupiti che certi personaggi, inseriti a vario titolo appieno sia tra le file della Regione che del Comune di Caserta, vogliano protestare, addirittura in qualità di promotori e animatori dell’evento. Nomi illustri tra i partecipanti di questo sit-in che poco hanno a che fare con le battaglie vinte dai cittadini per i loro diritti e soprattutto il riconoscimento di un territorio inquinato e massacrato.
In realtà sono questi i veri motivi per cui i cittadini sono demotivati e non vogliono più partecipare in quanto le manifestazioni sono diventate vetrine per qualcuno, politica partitica per qualcun altro e gestione del potere di chi ha continuato a sbagliare volendo a tutti costi gestire una battaglia senza averne neppure le reali capacità, imporre avvocati e coordinare proteste, senza costruire una rete reale e fatta anche pure di rapporti umani e fiducia, oltre che di principi adeguati per gli obiettivi che ci siamo posti.
Siamo soddisfatti che i Sindaci non si siano presentati, nonostante più volte è stata ribadita la loro presenza, che non ha avuto però mai una reale conferma, a parte quella del Sindaco Vozza, che a ben ragione può manifestare contro il biodigestore, avendo previsto sul proprio territorio, proprio confinante con quello di Caserta, un impianto di compostaggio, non impattante sul territorio e che va proprio nella direzione da noi auspicata.
Un ringraziamento invece va, come al solito al Vescovo Nogaro che in una sua missiva ha spaziato su tutti i temi caldi di questa terra, dai monti tifatini al Policlinico, iniziato ed abbandonato fino al biodigestore ed a Lo Uttaro, che continua ancora oggi, nonostante le indagini già in corso, sede di sversamento illegale continuo di rifiuti di ogni genere, tra l’indifferenza delle istituzioni cittadine, provinciali e regionali, e dei “sedicenti” ambientalisti, che si riscoprono tali solo in qualche particolare occasione.
E fino a quando Caserta e terra dei fuochi si troverà in queste situazioni imbarazzanti, e pericolose per la salute della popolazione che continua a soffrire per malattie dovute sicuramente a patologie connesse con l’ambiente inquinato, niente potrà salvare i cittadini dalla fuga dei propri figli e dei propri cervelli, verso zone e terre più sane e salubri.

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