Salvatore Lauro, 57 anni, era di Acerra.  Maresciallo dell’aereonautica e risiedeva a Brusciano, in provincia di Napoli.

Proprio da Napoli partì con la moglie Velia, il venerdì primo agosto. Era diretti a Scrozè, in provincia di Venezia dove si celebrava il funerale del consuocero. Arrivati a Bologna, dovettero cambiare treno, ma il convoglio sul quale viaggiavano arrivò in ritardo e per questo motivo persero la coincidenza. La bomba, scoppiò nel momento in cui aspettavano il treno successivo. Uccisi entrambi. Salvatore e la moglie lasciarono i loro sette figli, di cui due molto giovani.

Salvatore, vittima della Strage di Bologna.

Il 2 agosto del 1980 alle ore 10.25 un boato improvviso fermò la città di Bologna. Urla, singhiozzi, pianti, polvere e tante macerie. Fu un attimo e la stazione centrale di Bologna si riempì di sangue e detriti. 85 morti e 200 feriti. La strage più devastante che colpì l’Italia. Un’esplosione che cancellò vite e storie.

L’esplosione fu talmente forte da investire anche il treno Adria Express 13534 Ancona – Basilea, che era in ritardo di un’ora rispetto alla tabella di marcia. Tutto distrutto. La sala d’aspetto di seconda classe, gli uffici del primo piano e il ristorante. Nel ristorante che era anche un bar e un self service persero la vita sei lavoratrici. Tra loro anche due taxisti che erano in attesa di clienti.

 

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Le immagini della stazione di Bologna, la mattina del 2 agosto 1980, ci hanno restituito un’umanità devastata da una ferocia inimmaginabile, da un terrore che ambiva a pretendersi apocalittico. Il ricordo di quelle vittime è scolpito nella coscienza del nostro popolo. Una ferita insanabile nutre la memoria dell’assassinio commesso.

Nel giorno dell’anniversario la Repubblica si stringe ai familiari e alla comunità cittadina con sentimenti di rinnovata solidarietà. Siamo con loro, con le vite innocenti che la barbarie del terrorismo ha voluto spezzare, con violenza cieca, per l’obiettivo eversivo e fallace di destabilizzare le istituzioni della democrazia.

L’Italia ha saputo respingere gli eversori assassini, i loro complici, i cinici registi occulti che coltivavano il disegno di far crescere tensione e paura.

È servita la mobilitazione dell’opinione pubblica. È servito l’impegno delle istituzioni. La matrice neofascista della strage è stata accertata nei processi e sono venute alla luce coperture e ignobili depistaggi, cui hanno partecipato associazioni segrete e agenti infedeli di apparati dello Stato. La ricerca della verità completa è un dovere che non si estingue, a prescindere dal tempo trascorso. È in gioco la credibilità delle istituzioni democratiche.

La città di Bologna, sin dai primi minuti dopo l’attentato, ha mostrato i valori di civiltà che la animano.

E con Bologna e l’Emilia-Romagna, l’intera Repubblica avverte la responsabilità di difendere sempre e rafforzare i principi costituzionali di libertà e democrazia che hanno fatto dell’Italia un grande Paese».

 

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