“Alle nove di sera, di sabato, sono ancora al Comune e dalla piazza mi arrivano le urla dei ragazzi che sciamano, a gruppi, senza ovviamente alcun distanziamento, la quasi totalità senza mascherine. Le ragazze sono le più infervorate”.

A tuonare contro gli assembramenti e la presenza di troppi giovani in strada anche oltre il coprifuoco, con un post su Facebook è il sindaco di Marcianise (Caserta) Antonello Velardi, che se la prende con i genitori, scrivendo di “fallimento dei nostri modelli educativi”.

“Sono intervenute stasera più volte le forze dell’ordine per disperdere questi gruppi urlanti: sono tutti minorenni, diventa complicato anche elevare una contravvenzione. Mi rendo sempre più conto che a nulla valgono le regole se non c’è la consapevolezza di volerle rispettare. Occorrerebbe un carabiniere o un poliziotto dietro ogni marcianisano.
Rifletto su queste scene: sono la dimostrazione del grande fallimento dei nostri modelli educativi. Ma a fallire sono state le famiglie, i grandi sconfitti sono i genitori. Salgono i contagi a Marcianise, i dati segnalano il coinvolgimento sempre di più dei minorenni e questi minorenni continuano ad avviarsi verso il covid, ad incrociare la vita sul crinale della morte. Mentre i loro genitori sono a casa, o magari anche loro per strada, o magari qui su Facebook a protestare per i pochi controlli. Senza chiedere ai figli dove sono stati, senza chiedersi perché i figli a quest’ora non stanno a casa come è d’obbligo secondo le norme anti-covid.
Domani è domenica. Troveremo in mattinata i genitori fuori ai bar a gozzovigliare, ritroveremo i figli in serata per strada ad urlare. E la curva dei contagi crescerà, crescerà ancora, non solo qui a Marcianise. Lunedì tutti insieme, i genitori e i figli, si lamenteranno qui su Facebook perché la zona rossa è una grande limitazione alla loro libertà.
E’ una partita persa, non c’è gara contro l’idiozia umana. Tra quelli che stasera sono qui, sotto al Comune, ci saranno nei prossimi giorni dei nuovi positivi. E’ inevitabile. E allora mi viene naturale pensare che bisogna conoscere il male per apprezzare il bene”.

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