Al Teatro Sannazaro, la mostra che fa rivivere il mito di Luisa Conte!

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NAPOLI (Di Anna Calì) – “Tre ccose non se ponne annasconnere: ‘a tosse, ‘a rogna e ‘a panza d”a prena”; “Quanno dduje vonne ciento nun ce ponne”; “Addò magnano quatte, magnano cinche”; ” ‘A liette stritte cuccate mmiezo”, più comunemente conosciuto come ‘O rosario dei proverbi napoletani recitato da Luisa Conte in Arezzo 29, bastava sentirlo iniziare per scatenare le risate in sala.

È partendo da queste battute scolpite nella memoria collettiva: da Nu bambiniello e tre San Giuseppe, È asciut’ pazzo ’o parrucchiano, che la mostra “Luisa Conte – La Regina del Teatro Sannazaro – l’iconica presenza” invita il visitatore a un viaggio nel tempo, nella cultura, nel cuore della scena partenopea. L’esposizione, allestita al Teatro Sannazaro fino al 30 dicembre 2025, è un’occasione gratuita per immergersi nella storia artistica e umana di una donna che ha dedicato vita e anima al palcoscenico.

Entrando, il visitatore è accolto da abiti di scena che sembrano ancora sospesi nell’atto di muoversi, makeup che raccontano le luci del palco, pettini che ricordano corone antiche, fotografie in bianco e nero e a colori che ritraggono Luisa Conte volta dopo volta in ruoli diversi. Presente anche un piccolo camerino: spazio intimo, quasi sacro, dove la magia del teatro prende forma, il trucco che trasforma, lo specchio che riflette speranze, dubbi, attesa.

Uno dei nuclei più preziosi della mostra è la raccolta dei copioni originali, scritti interamente a mano. Erano gli strumenti quotidiani degli attori, fogli annotati con correzioni, cancellature, indicazioni a margine. Quelle pagine ingiallite parlano di un tempo in cui il teatro era artigianato puro, fatto di prove in sala, di memoria allenata, di notti a ripassare battute.

All’epoca ogni parola era “fisica”, viveva della calligrafia di chi la trascriveva e diventava subito corpo e voce. In questo senso, conservare e mostrare quei fogli significa proteggere la memoria di un mestiere che, pur cambiando forma, resta intatto nella sua sostanza: l’incontro vivo tra palco e pubblico.

Accanto agli abiti e ai copioni, un calendario del passato ricorda le repliche, segnando con cura i giorni in cui Luisa Conte calcava le scene. Ogni data era un appuntamento fisso con il suo pubblico, un rito collettivo che oggi rivive tra le teche. Le vecchie locandine con i loro caratteri d’epoca, i colori vividi o consumati dal tempo, restituiscono l’entusiasmo di un teatro che era fulcro di vita sociale.

A completare il percorso, i video delle commedie più celebri, che permettono al visitatore di rivedere l’attrice “in azione”, ascoltare le pause comiche, osservare i movimenti scenici e ritrovare quel dialogo con il pubblico che faceva parte integrante dello spettacolo.

Mostre come questa non sono solo omaggi alla memoria, ma veri e propri atti di tutela culturale. Napoli ha costruito gran parte della sua identità sul teatro, sul dialetto, sulla capacità di ridere anche delle proprie contraddizioni. Luisa Conte ne è stata una delle interpreti più luminose: attrice capace di parlare al popolo e insieme di incarnare valori universali.

Oggi, riscoprire i suoi abiti, i suoi copioni, le sue battute significa non solo ricordare una grande artista, ma ribadire che il teatro è un bene collettivo, un linguaggio che continua a educare, intrattenere e unire.

La mostra al Sannazaro è un invito aperto: rivivere Luisa Conte significa rivivere una parte di Napoli. È un viaggio tra risate, ricordi, tradizione e cultura. E quel “rosario dei proverbi napoletani”, che ancora oggi strappa sorrisi, ricorda a tutti che l’ironia, quando è vera, non invecchia mai.

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