NAPOLI (di Chiara Esposito) – Un bambino disteso su una lastra di marmo bianco, coperto da un velo leggerissimo che ne svela i tratti attraverso le sue trasparenze, un bambino che è il figlio martoriato della nostra generazione, che è appunto “il figlio velato”.

È questa l’opera d’arte eccezionale che si può ammirare oggi nella Cappella Bianchi della Chiesa San Severo al Rione Sanità, cappella chiusa fino a poco tempo fa ma che grazie a Padre Loffredo e al dono di questo artista straordinario dei nostri tempi che è Jago, ha riaperto le sue porte ai cittadini e ai turisti della città, potendo finalmente tornare a mostrare le opere barocche e di Luca Giordano in essa conservate.

Jacopo Cardillo, in arte Jago, realizza questa scultura ispirandosi al Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, realizzata nel 1753 ed oggi conservata a Napoli nella Cappella San Severo, scultura che ogni napoletano, ogni italiano, ma ci si potrebbe azzardare ad affermare ogni cittadino del mondo conosce.

E mentre il velo del cristo velato cela appunto il volto e il corpo dell’uomo che si sacrificò per la salvezza dell’intera umanità, il bambino coperto da Jago cela invece il corpo di un figlio sacrificato dall’umanità, che può essere il corpo di chiunque, di qualunque bambino trovato annegato in mare, sfruttato, ucciso dalla guerra. Una scultura dunque che non ha alcuna valenza religiosa, ma dalla religione trae solo quella solenne spiritualità che permette a ognuno di commuoversi davanti a tanta bellezza e verità.

Il progetto, cominciato nel 2017, ha visto l’artista cambiare completamente vita: trasferitosi negli Stati Uniti, ha lavorato ininterrottamente al suo modello tra New York e Long Island; una volta terminata, l’opera è stata poi portata a Napoli, “dove rimarrà per sempre”, per omaggiare la città, il suo capolavoro, e riqualificare una zona come il quartiere Sanità, sempre più simbolo di rinascita e rivendicazione sociale.

Nonostante l’estremo impegno personale , lo scultore tiene a specificare quanto essa non sia solo la sua scultura ma “la scultura di tutti, di tutte le persone che mi hanno seguito su Facebook in diretta giorno dopo giorno”. Jago si configura infatti ad oggi come un social artist, che appunto tramite i suoi canali social diffonde la sua arte, si fa conoscere ed ispira chi come lui vorrebbe intraprendere questo percorso.

Dal 21 dicembre è possibile ammirare tutti i giorni l’opera d’arte nella Cappella Bianchi, con un ingresso ridotto per giovani, studenti e possessori del ticket “Catacombe di Napoli”.

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