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NAPOLI (di Emilia Sensale) – ‘Smarrire’ è un verbo che alla pronuncia fa baciare le labbra e poi fa tremare nervosamente la lingua. Etimologicamente, trae origine dal termine francone ‘marrjan’

(appartenente in altre parole al gruppo di lingue germaniche occidentali parlate tanto tempo fa) e come verbo indica anche la possibilità di perdere la strada, il disorientamento profondo che non è solo fisico ma soprattutto legato alla sensibilità di ognuno, la confusione che fa perdere colore alle proprie volontà nello sgomento di nuove consapevolezze. Ci si può smarrire di fronte a una delusione, quando sembra oramai perduta la propria serenità e ci si abbandona all’inerzia nel sentiero struggente di una fiducia ferita, ma può accadere soprattutto di smarrirsi in una società che segue ostinatamente certi stereotipi e punta il dito incattivito verso la purezza di sentimenti ai quali ancora con difficoltà si garantiscono diritti.Sono ‘Identità Smarrite’ quelle proposte da Marco Iannaccone, in arte Scarlet Lovejoy, nella sua mostra omonima a cura di Luca Sorbo, docente all’Accademia di Belle Arti di Napoli dove Scarlet si è laureato nel 2013 specializzandosi poi in fotografia, fruibile fino al 28 agosto 2016 presso il Palazzo delle Arti di Napoli in Via dei Mille. La mostra si articola in varie sale e presenta delle opere fotografiche che mostrano vari personaggi interpretati dallo stesso autore che è di spalle, ottenendo così un effetto particolare: la sua nuca è in realtà il volto del soggetto, il quale ha smarrito la sua identità in una nazione che si dimostra sorda alle esigenze di tante persone che chiedono invece la normalità; Scarlet in un’opera rappresenta proprio l’Italia, col suo vestito che incarna i tre colori della bandiera ma in assenza del giusto sguardo per poter vedere ciò che ancora non è stato garantito in termini di diritti. Lampante in tal senso è la coppia di sposi, “figure che rappresentano la difficoltà per molti di amarsi liberamente – spiega Scarlet – in un mondo dove regnano opportunismo e ipocrisia in ogni tipo di rapporto umano e si punta spesso il dito contro le coppie omosessuali, dove sono ancora poche le leggi proposte e approvate che possano garantire i diritti di tutti. Ci sono tante coppie omosessuali dall’amore sincero che potrebbero far crescere serenamente un bambino – continua –  ma ci sono molti pregiudizi che spesso si trasformano in veri e propri pensieri pieni di cattiveria e siamo ancora lontani dalla possibilità di capire che non è il genere, il colore della pelle, la ricchezza economica o qualunque altra caratteristica esterna a poter assicurare una vita felice ai figli, conta la generosa bellezza del cuore”.L’argomentazione inevitabilmente tocca la sfera sentimentale generale, in una società dove i rapporti umani diventano sempre più aridi di sentimenti autentici e spesso ci sono coppie che vanno avanti per inerzia, per opportunismo o per salvaguardare le apparenze, un mondo dove volersi bene non è più la regola ma l’eccezione. Marco/Scarlet risponde con la sua espressione artistica, attraverso la quale è possibile emozionarsi al primo sguardo e si evince il suo carattere generoso e altruista, una rarità al giorno d’oggi dove si è persa la bellezza dell’amorevolezza. A testimonianza di ciò c’è la storia di Stefano, una parte molto toccante della mostra con degli scatti che sono un autentico percorso che va dalla scoperta della sua terribile malattia fino al messaggio di speranza, la scritta “la vita è bella” sul suo volto indurito dall’attesa della guarigione. A metà percorso c’è un’immagine che richiama la Pietà di Michelangelo, dove Scarlet ha tra le braccia il corpo di Stefano ma con una differenza sostanziale rispetto all’opera vaticana: l’autore guarda “l’osservatore e non il corpo proprio perché vuole inviare al fruitore dell’immagine un messaggio, un invito a concentrare la propria attenzione sul dramma vissuto da Stefano e da tantissimi che si trovano a fare lunghi cicli di chemio per combattere contro un male terribile”, come spiega lo stesso Marco. In un’altra stanza del PAN c’è poi la storia della bellissima trans Alessia, una lunga fila di scatti dove le sue forme nude non sono mai volgari, sensualmente elegante nel letto materno mentre come se nascesse una seconda volta, lì dove la luce accarezza le sue forme morbide che si affacciano all’esistenza con dolcezza e silenziosamente invita il mondo alla meraviglia del rispetto e dell’amore, senza più confini e pregiudizi.

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