La ventunenne Isabel Ziegler si trova a gestire da sola la libreria della madre fuggita un anno prima da Berlino Est per tornare a Londra, sua città natale. In seguito anche il padre, giornalista, è costretto a lasciare la Cortina di Ferro per non subire ritorsioni. Per fortuna la giovane Isabel è circondata dall’affetto del gemello Gabriel e dello zio Karl. Nella sua vita irrompe con violenza Gert Bürk, un amico d’infanzia del padre, che ora però nutre una profonda invidia nei confronti della famiglia Ziegler. L’uomo conduce una vita alquanto appartata e finalizzata a un unico scopo: entrare nella Stasi. Per questo motivo e, convinto che i due gemelli stiano pianificando una fuga all’Ovest, fa di tutto per trovarne le prove e portarle al ministero della sicurezza della Ddr. Il racconto si svolge nei mesi del 1989 fino al crollo del muro di Berlino, e riflette una cultura e una quotidianità traumatizzate dall’allora dittatura. Emerge quindi un autoritarismo governativo tentacolare e invadente nelle relazioni, anche intime, fra i tedeschi dell’est costretti ad affrontare uno stato di oppressione successivo al nazismo e basato sulla medesima modalità di rigoroso annientamento.
Dal “Diario di una donna in carriera” a “Berlino est, 1989. Ricordi di una giovane libraia”, sign. Casartelli com’è stato approcciarsi a un romanzo storico e ha riscontrato delle difficoltà?
“Non è stato affatto facile perché ho sempre descritto luoghi e culture che ho visitato principalmente per lavoro, e narrato personaggi che potevano effettivamente esistere; infatti non amo la fantasia e tutto deve essere il più realistico possibile. Le difficoltà sono state tante: non sono mai andato a Berlino, non conosco la lingua tedesca e inoltre nel libro si affronta una cultura, un modo di vivere e una quotidianità completamente diversa dalla nostra. Prima di scriverlo ho raccolto molta documentazione e ho studiato per parecchi mesi”.
Il romanzo è ambientato a Berlino e racconta non soltanto dei problemi legati al governo ma anche del crollo del muro. Pensa che ci possano essere delle attinenze in merito alla situazione che stiamo vivendo noi?
“Certamente sì! Fautore del crollo del muro fu principalmente Gorbaciov che interruppe la guerra fredda stringendo rapporti cordiali con le democrazie occidentali. La dissoluzione dell’Unione sovietica iniziò immediatamente dopo, cioè quando lo stesso Gorbaciov, cedendo alle insistenze di Boris Eltsin, firmò il decreto che aboliva il partito comunista. Era vero che il partito aveva paralizzato l’intero Paese con le sue catene ideologiche e con la sua pesante burocrazia, ma era altrettanto vero che rappresentava la spina dorsale del Paese.
Un altro colpo mortale fu la privatizzazione improvvisa delle aziende statali; per coinvolgere i cittadini russi ovviamente confusi, fu deciso di fornire loro una somma di voucher con cui avrebbero comperato le azioni. Purtroppo entrarono in scena poche persone abili e spregiudicate che comperarono questi voucher per diventare ricchi, sperperare denari e fare investimenti anche al di fuori della Russia.
In definitiva Putin ha voluto rinsaldare la potenza sovietica prendendo il potere di tutte le aziende russe, eliminando gli oppositori, ridefinendo i vecchi confini territoriali con tutte le conseguenze drammatiche che oggi viviamo”.
Come mai la scelta di dedicarsi a un romanzo storico e cosa l’ha spinto a parlare di Isabel?
“Nel novembre del 2019, presso l’associazione ChiAmaMilano, partecipai ad un evento celebrativo dei trent’anni dal crollo del muro di Berlino. Anche se erano passati solo pochi decenni da quel fatto, mi apparì un mondo molto diverso dal nostro come stile di vita, cultura, quotidianità, regime…
Durante i periodi terribili del Covid siamo stati costretti a chiuderci nelle nostre case e per me è stata l’occasione per studiare quella civiltà, e non è stato facile proprio per la sua accentuata peculiarità. Ho iniziato a leggere e studiare saggi, libri, documenti, interviste… Contattai la mia amica relatrice dell’evento: Isabella Leone, esperta germanista, che mi ha dato un grande supporto nel fornirmi del materiale aggiuntivo e nel verificare i contenuti del testo. La ringrazio perché senza di lei non avrei mai avuto il coraggio di scrivere questo romanzo”.
Il padre della protagonista svolge la professione di giornalista ed è costretto ad andar via per paura di ritorsioni, al tal proposito le volevo chiedere: cosa pensa del comportamento della sala stampa durante il festival di Sanremo e soprattutto pensa che ci saranno dei provvedimenti in merito?
“Confesso la mia totale incompetenza in materia e quindi non mi sento di risponderti. Tengo però a precisarti che non sono il classico “radical chic” che guarda Sanremo e poi dice che non l’ha visto. Sono sincero: è un mondo che non mi attira anche perché penso che siano alquanto esagerati i media intorno! Sono più legato ai classici cantautori: Lucio Dalla, Franco Battiato, Lucio Battisti, Zucchero e soprattutto Giorgio Gaber con la sua signorile ironia”.
La cover ha un che di particolare ed è intrigante, da chi nasce questa idea?
“Ho sempre disegnato io le cover dei miei libri. In questo caso ero andato letteralmente in crisi perché non riuscivo a realizzare un azzeccato connubio giovane donna e i suoi ricordi del muro; mi sono quindi affidato ad un’amica artista pittrice, in arte Nora Art, che ringrazio”.
Quanto tempo ha dedicato alla stesura di quest’ultimo lavoro editoriale?
“Nel secondo periodo di lockdown, cioè da novembre del 2020 ad aprile dell’anno successivo mi sono dedicato allo studio (ovviamente non a tempo pieno). È stata l’unica cosa positiva di questo maledetto Covid! Successivamente mi sono dedicato alla scrittura che mi ha impegnato per un anno”.
È già al lavoro per un prossimo romanzo?
“Il mese scorso ho terminato la stesura e i primi editing di un nuovo romanzo: narra di tre gemelli con caratteri e stili di vita totalmente differenti, e abitano in tre location distanti: Pisa, Milano e Manhattan. Per diversi anni si ignorano, ma saranno costretti a incontrarsi a Southampton, una cittadina dello stato di New York, per indagare sulla morte dei loro genitori. Mi piace molto confrontare culture diverse che, come in questo caso, sono costrette ad affrontarsi nella ricerca di un filo di armonia che le possa unire”.
Sono già in programma nuove presentazioni?
“Sì, la prima presentazione del libro sarà al Centro Congressi del PIME a Milano, martedì nove aprile, e ho pianificato altri incontri. Mi piace presentare, e non solo i mei libri; d’altronde la comunicazione è sempre stata la mia passione e negli ultimi anni un’occasione di lavoro quale docente di corsi di public speaking, team work, comunicazione web etc”.














