NAPOLI – Un grande inno alla libertà, all’amore, alla ribellione delle convenzioni, alla rinascita, alla natura e all’ironia che vince sulla morte, sulla miseria, sul dolore. Al Castello dei Conti di Acerra, sabato 18 settembre 2021 alle ore 21, va in scena “Alla Corte di Pulcinella”, concerto–spettacolo scritto e diretto dal maestro Carlo Faiello. Sul palco: Lello Giulivo, Patrizia Spinosi, Maurizio Murano, Maria Teresa Iannone, Antonio Faiello, Angela Dionisia Severino, la partecipazione di Antonella Morea e la Santa Chiara Orchestra.

L’evento è programmato e finanziato dalla Regione Campania attraverso Scabec, Società Campana Beni Culturali e dal Comune di Acerra in collaborazione con il Museo di Pulcinella.

Una compagnia di artisti circensi (esuberanti e stravaganti, forse matti) guidati da Capitan Quadriglia, ritrova Pulcinella. Con la complicità di una bella ragazza, la bizzarra combriccola convince il ‘cetrulo’, in esilio volontario, a ritornare sulle scene. Tra lazzi, pantomime, canzoni e balli, Pulcinella recupera la sua natura di maschera scomoda ed anticonformista.

Diventa capro espiatorio, condannato. Tra ritmi di tarantelle ipnotiche e canti corali, un finale tutto da scoprire.

“Alla Corte di Pulcinella” è un mix di musica, mimo e danza che opera una saldatura tra l’archetipo, la storia e l’immaginario di Pulcinella, il tutto arricchito dall’utilizzo di travestimenti, duelli, canzoni, improvvisazioni … per un excursus intorno ad un personaggio-icona della maschera nel mondo.

La partitura musicale è concepita per richiamare alla mente le sonorità che hanno accompagnato il ‘cetrulo’ durante le sue strabilianti avventure: dai balli di Sfessania ai ritmi della Tammurriata, dalle Tarantelle alle serenate notturne, ridando nuovo sviluppo ad elementi della musica colta e popolare diffusa in tutto il Mediterraneo; in particolar modo nell’area campana.

Un corpus sonoro tale da fondere lo stile tradizionale con suoni e canti completamente inediti e diversi tra loro. Gli inserti musicali sono intrecciati ad azioni teatrali nelle quali si articoleranno tradizioni narrative varie e composite, per esplorare lo scenario mitico e storico che ha caratterizzato la ‘maschera acerrana’ dalle origini fino ai nostri giorni. Un cantato e recitato con una varietà di lingua e dialetto, che permette di rivalutare l’uso del linguaggio tradizionale con nuove sfumature contemporanee.

Il Pulcinella giullare di strada si interseca al Pulcinella teatrale; il Pulcinella del carnevale si mescola al Pulcinella d’autore e così via.

Una rappresentazione corale che ruota intorno ad un ‘protagonista’ che le fonti, teatrali, musicali, folkloriche e dell’arte figurativa ci descrivono come un punto fermo della cultura occidentale.

“L’idea di un progetto su Pulcinella nasce dal proposito, dalla volontà e dalla necessità di Antonio Bottiglieri, presidente della Scabec, di dare finalmente alla maschera napoletana un riconoscimento istituzionale, visto che ha costituito, per quasi quattro secoli, il simbolo universale della napoletanità. Chi opera nel campo dell’arte sa benissimo che per superare la contraddizione fra profitto individuale e interesse della collettività, tra potere ed etica, tra tecnologia e fantasia; è fondamentale investire nella Cultura. Uno dei problemi è quello di liberare Pulcinella dai luoghi comuni che gli sono stati appiccicati addosso da quando è entrato nel teatro napoletano: qui Pulcinella è un personaggio molto diverso da quello che ci viene proposto dalla iconografia retorica e dai mezzi di comunicazione di massa. Ancora oggi in Italia si vive della retorica di Pulcinella, che non è arte, ma espressione etnica; ignorando che il nostro popolare eroe comico rappresenta un mito di identificazione collettiva, al tempo stesso locale e planetario. Di conseguenza, in questo momento storico di smarrimento, prodotto dal crollo di certezze e illusioni, la sua teatralità può rappresentare emblematicamente la condizione umana contemporanea. Quindi, riscriverne la storia e valutarne lo spessore può essere molto interessante e ‘provocatorio’. Negli ultimi anni c’è stato un violento processo di omologazione, una progressiva perdita di orientamento, un abuso persuasivo della parola e dell’immagine a discapito dell’universo del sapere. Una possibilità di opporre resistenza a vecchi e nuovi malesseri, provocati dalla cultura di massa, ci viene offerta, pertanto, dal recupero di Pulcinella, metafora cittadina per eccellenza e l’emblema più appariscente della città partenopea. Un evento spettacolare in cui l’eredità culturale della maschera napoletana viene “recuperata” in positivo: come coscienza e immaginario necessario di un popolo che si contrappone a qualsiasi tentativo di sradicamento e di frammentazione.

“Alla corte di Pulcinella” vuole essere un primo appuntamento per rilanciare il linguaggio colto e popolare legato alla maschera che incarna il carattere napoletano in tutti i suoi aspetti, positivi e negativi; “buffone sacro” in cui è riconoscibile lo spirito di una comunità, archetipo che risuona dentro di noi e che fa affiorare i nostri desideri e bisogni più segreti”.

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