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NAPOLI – La cucina nel teatro e nella poesia a Napoli. Dallo street food di Viviani al ragù di Eduardo. E’ questo il tema dell’incontro organizzato dal giornalista Giuseppe Giorgio per martedì sera 2 febbraio, alle ore 18.00 presso il Caffè Letterario di piazza Dante “Il Tempo del Vino e delle Rose”.

Con lo stesso critico teatrale, esperto di enogastronomia e la partecipazione delle attrici Gea Martire ed Ingrid Sansone, un momento ricco di emozioni sensoriali diviso tra l’arte della scena e dei versi e della millenaria cucina napoletana. Nell’accogliente locale diretto dalla poetessa Rosanna Bazzano e da Giovanni Liscio, l’incontro culturale farà da battistrada per una serie di appuntamenti periodici del martedì, curati dallo stesso Giuseppe Giorgio, sempre divisi tra il teatro, la poesia e l’enogastronomia, con la partecipazione di numerosi personaggi dello spettacolo. “Il grande momento del mangiare a Napoli – scrive Giorgio nella sua premessa al primo incontro – sia stato esso ricco di illustri e golosi commensali, sia stato esso motivo di stenti, desiderio e sofferenza, ha da sempre rappresentato un ruolo fondamentale capace di andare ben al di là della semplice necessità fisiologica. Un esempio? Il napoletano non direbbe mai andiamo a mangiarci una pizza, bensì andiamo a “farci” una pizza, quasi per sottintendere una partecipazione profondamente spirituale all’atto che di lì a poco si sta per compiere. Anche nelle produzioni teatrali di chiara matrice classica partenopea, l’elemento della tavola e del convivio domestico, regolare o sognato, ricco o povero, rimane diffusamente utilizzato. Basta ricordare la celebre “Miseria e Nobiltà” di Scarpetta in cui i poveri Don Felice Sciosciammocca insieme con gli sfortunati familiari Pasquale, Concetta e Pupella, in preda alla più nera della miseria, si avventano su di una tavolata giunta quasi per soprannaturale volere. Ed ancora basta pensare alla celebre “Napoli Milionaria” di Eduardo, alla sua famosa “Natale in casa Cupiello”, fino a giungere all’altra formidabile opera eduardiana: “Sabato, domenica e lunedì” dove tra i protagonisti ad elevarsi, oltre alla tavola, c’è una specialità di chiaro gusto napoletano chiamata “ragù”. Anche ne “ Il Sindaco del Rione Sanità” il maggiore dei De Filippo non esita ad inserire il momento del convivio lasciando che il terribile finale della sua commedia si compia proprio durante una tavolata in casa del temuto Antonio Barracano che, sia pure ferito a morte, rifiuta ogni soccorso per non abbandonare il suo ruolo di capotavola simbolo di superiorità e potere. Pure Raffaele Viviani, indiscusso Re del cosiddetto “street food” in teatro, non venne meno alla regola con la sua “Tavola dei Poveri” così come Peppino De Filippo che volle inserire la tavola in alcuni dei suoi celebri atti unici. Non da meno il mondo della canzone e della poesia, tant’è che nei secoli sono stati molteplici i motivi ed i testi di successo che hanno fatto riferimento alla tavola ed alle specialità gastronomiche tipicamente partenopee”.

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