C’è chi scopre il disegno quasi per gioco, tra le fotocopie dei cartoni animati e le prime matite consumate sui fogli di scuola. E poi c’è chi, da quella passione nata da bambino, costruisce giorno dopo giorno una vera identità artistica.
È il caso di un giovane disegnatore Leo Art, che, attraverso studio, disciplina e dedizione, ha trasformato un semplice passatempo in un linguaggio capace di raccontare emozioni, dettagli e frammenti di sé.
Dai pennarelli a base d’alcool alle atmosfere immaginate prima ancora di prendere in mano una matita, ogni opera nasce da un processo creativo intenso, dove tecnica e sentimento si intrecciano fino a dare vita a lavori che parlano direttamente a chi li osserva.
Da dove nasce la tua passione per il disegno? C’è stato un momento che ti ha fatto capire che questa sarebbe stata la tua strada?
“La mia passione per il disegno nasce fun da quando ero bambino. Passavo ore a colorare le fotocopie dei miei cartoni animati preferiti e col tempo ho iniziato a creare personaggi miei, sperimentare svariate tecniche e a migliorarmi sempre di più. È stato qui che ho capito che il disegno per me non sarebbe stato solo un passatempo, ma qualcosa che volevo davvero coltivare”.
Quando inizi un nuovo lavoro, parti più dall’ispirazione del momento o da un’idea già ben costruita nella tua mente?
“Quando inizio un nuovo disegno parto sempre da un ispirazione che prima lascio maturare nella mia mente, dove mi immagino la scena, la posa e l’atmosfera. Poi passo alla fase delle prove: faccio diversi schizzi, sperimento con le pose, l’ambientazione e l’espressioni. Alla fine scelgo la versione che mi convince di più, e da lì inizio a realizzare il lavoro definitivo”.
Quali tecniche preferisci usare di più?
“La tecnica che preferisco è quella dei pennarelli a base di alcool. Mi permette di ottenere sfumature morbide e allo stesso tempo colori vividi e sgargianti”.
C’è un disegno o un’opera a cui sei particolarmente legato perché racconta una parte importante di te?
“In realtà non ho un opera a cui sono particolarmente legato. Io sono legato a tutti i miei disegni, ognuno di loro racconta una parte di me e mi rappresenta. Fra tutti loro non saprei quale scegliere”.
Molti pensano che il talento sia tutto: secondo te quanto contano invece disciplina, studio e costanza nel migliorare davvero come artista?
“Credo che il talento sia solo un punto di partenza: può facilitare alcune cose, ma fino ad un certo punto.
Se una persona si adagia sul proprio talento e smette di impegnarsi, rimane ferma dov’è. In realtà, che si parli di arte o qualsiasi altro mestiere, ciò che fa davvero la differenza sono la costanza, la disciplina e lo studio. Il talento è solo una piccola parte del percorso”.
Hai qualche “segreto” o rituale personale prima di metterti a disegnare?
“Non ho un vero e proprio rituale prima di disegnare. Quando ho elaborato un’idea prendo semplicemente il materiale e comincio, non ho neanche bisogno di condizioni specifiche, disegno ovunque: in spiaggia, tra le persone, all’aperto, in classe. Alla fine mi basta davvero poco, un foglio e una matita”.
Guardando i tuoi lavori, quale messaggio vorresti che le persone percepissero oltre l’estetica? Cosa vuoi lasciare davvero attraverso la tua arte?
“Attraverso i miei lavori voglio trasmettere la passione che ho per il disegno e la dedizione che metto in ogni dettaglio. Mi interessa che chi guarda percepisca non solo l’estetica, ma anche io significato che ho voluto darci”.




















