NAPOLI (Di Anna Calì) – “La vita ti dà e ti toglie qualcosa ogni giorno che passa. Ci devi credere. Devi fare il lavoro che ami, perché sarà quello più bello del mondo. Io sono nato napoletano, non l’ho scelto. E se turnasse a nascere, vulesse nascere napulitano”, non è stato soltanto un saluto e o un’introduzione, ma una vera e propria dichiarazione d’amore alla vita, alla propria terra e al pubblico che da anni accompagna il suo cammino artistico.
La maestosità della Reggia di Caserta viene avvolta da un silenzio carico di attesa, mentre migliaia di persone fissano il palco. Bastano pochi secondi e le prime note di “Un selfie con la vita” iniziano a risuonare in Piazza Carlo di Borbone. Gigi D’Alessio compare in scena e percorre la lunga passerella che attraversa il pubblico come un ponte costruito tra lui e la sua gente.
È l’inizio della seconda notte. La seconda di dieci concerti nella stessa location, dieci appuntamenti che il cantautore napoletano ha voluto trasformare in dieci feste da vivere insieme ai suoi fan. E già dal secondo spettacolo appare chiaro che il legame tra Gigi e il suo pubblico va ben oltre la musica.
Davanti allo splendore della Reggia, tra scenografie monumentali, giochi di luce e una produzione impeccabile, D’Alessio costruisce una serata che assomiglia a un viaggio dentro la memoria collettiva di intere generazioni.
La scaletta attraversa oltre trent’anni di carriera. Ci sono i brani del nuovo album Nuje, ci sono le canzoni che hanno segnato gli ultimi anni e soprattutto ci sono quei successi che dagli anni ’90 in poi hanno accompagnato amori, amicizie, sogni e delusioni di milioni di persone.


Tra un brano e l’altro trova spazio anche il ricordo di Vincenzo D’Agostino, autore straordinario e compagno di viaggio artistico, omaggiato da Gigi con la commozione di chi sa che certe assenze non smettono mai di farsi sentire.
Ma è quando si siede al pianoforte che emerge il D’Alessio più autentico.
Le sue mani non sembrano limitarsi a sfiorare i tasti: li accarezzano, li inseguono, li interrogano.
Ogni nota sembra nascere da un ricordo custodito nel tempo. Le dita scorrono sulla tastiera come se stessero sfogliando un vecchio album di fotografie, riportando alla luce emozioni che credevamo dimenticate e mentre il pianoforte racconta ciò che le parole non riescono a dire, la Reggia resta in ascolto, sospesa tra il silenzio e l’incanto.
Poi arriva “Annarè”. E la Reggia cambia ancora una volta volto.
Non è soltanto una canzone. È un inno popolare, una dichiarazione d’amore che attraversa generazioni. Le prime note bastano per accendere migliaia di voci che si uniscono in un unico coro, quasi fosse l’inno nazionale di un popolo che da oltre trent’anni trova nelle canzoni di Gigi D’Alessio un pezzo della propria storia.
Annarè non è un nome: è un sentimento, un ricordo, un amore perduto o ritrovato, una persona che ognuno custodisce dentro di sé. E mentre il pubblico canta ogni parola a squarciagola, viene quasi naturale pensare che se tutti noi abbiamo avuto o abbiamo una nostra Annarè, allora Gigi D’Alessio è diventato negli anni l’Annarè di un’intera generazione.
La tecnologia, però, contribuisce a rendere l’esperienza ancora più immersiva: i grandi schermi accompagnano ogni canzone con immagini curate e coinvolgenti. In alcuni momenti scorrono persino scene tratte dai videoclip ufficiali, come accade con Mezze Verità, regalando al pubblico un dialogo continuo tra musica e immagini.
Poi arriva il momento in cui la temperatura emotiva della serata cambia completamente.
Bastano poche note delle canzoni che hanno segnato gli anni ’90 per trasformare Piazza Carlo di Borbone in una gigantesca festa popolare. Le persone si alzano in piedi, cantano e ballano. Le parole dei brani vengono urlate all’unisono da migliaia di voci che sembrano conoscerle da sempre.
È in quel momento che si comprende la vera forza di Gigi D’Alessio: la capacità di attraversare il tempo.
Davanti al palco ci sono ragazzi che hanno scoperto la sua musica attraverso i social, ma anche uomini e donne che quelle stesse canzoni le ascoltavano già trent’anni fa. Ci sono famiglie intere, coppie giovani e persone che hanno attraversato gran parte della loro vita con una colonna sonora firmata D’Alessio: una platea diversa per età, esperienze e percorsi, ma unita da un’unica passione.
Tra i momenti più emozionanti della serata c’è senza dubbio quello dedicato a “Non dirgli mai”.
Prima di iniziare il brano, Gigi fa salire sul palco i suoi due figli più piccoli, Francesco e Ginevra. Li prende per mano e percorre insieme a loro tutta la lunghezza della passerella. Intanto accade qualcosa di straordinario: l’artista quasi scompare e a cantare è soltanto il pubblico.
Migliaia di persone intonano ogni singola parola del brano, trasformando la piazza in un coro immenso. Francesco e Ginevra camminano accanto al padre guardandosi intorno, mentre davanti a loro si apre un mare di luci e voci.
Al termine della canzone, tornato al centro del palco, Gigi sorride e si lascia andare a una riflessione che strappa applausi e tenerezza:
«Un giorno i miei figli vedranno queste scene e diranno: ma allora papà era davvero importante, se potevamo passeggiare tranquillamente mentre il pubblico cantava».
Una frase semplice, spontanea, capace di raccontare l’uomo prima ancora dell’artista.
La musica lascia spazio anche all’amore vero, quello che nasce lontano dai riflettori. Una giovane coppia sale sul palco. Lei è in dolce attesa. Lui si inginocchia e le chiede di sposarlo. La risposta è un sì accompagnato dall’applauso di migliaia di persone. A suggellare il momento arrivano un selfie con Gigi e gli auguri affettuosi del cantautore, che trasforma una proposta di matrimonio in un ricordo indelebile.
E mentre la serata continua, la Reggia sembra assumere un significato ancora più simbolico.
Costruita per ospitare re e regine, per una notte diventa il palazzo delle emozioni condivise. Non ci sono troni né corone, ma c’è un artista che riesce a governare il cuore delle persone con la forza delle sue canzoni.
Tra applausi interminabili, cori e cellulari illuminati, il concerto scivola via veloce, troppo veloce.
Quando le ultime note si spengono e le luci iniziano lentamente a calare sul magnifico scenario vanvitelliano, resta la sensazione di aver partecipato a qualcosa che va oltre uno spettacolo musicale.
Perché Gigi D’Alessio non ha semplicemente cantato alla Reggia di Caserta, bensì ha raccolto migliaia di storie diverse, le ha unite in una sola voce e le ha restituite al pubblico sotto forma di emozione.
In una Reggia costruita per i sovrani, Caserta ha appena applaudito il suo re delle emozioni.

















