NAPOLI (Di Anna Calì) – Nel cuore della tradizione partenopea, dove la parola scenica ha sempre avuto il peso della storia e dell’identità, il teatro napoletano continua a interrogare il presente. È da questo solco profondo, che unisce la lingua immortale di Dante alla comicità amara e umanissima di Totò, che nasce il workshop “Da Dante a Totò”, un percorso formativo pensato per riportare i giovani attori alle fondamenta del mestiere.
In un tempo in cui, secondo molti addetti ai lavori, la preparazione rischia di cedere il passo alla velocità della visibilità, l’iniziativa si propone come un ritorno rigoroso allo studio, alla dizione e alla grande tradizione drammaturgica.
Ne abbiamo parlato con l’attore Giuliano del Gaudio, tra formazione, esperienze sul campo e uno sguardo preoccupato ma fiducioso sul futuro del teatro.
Come nasce l’idea del workshop “Da Dante a Totò”?
“L’idea nasce già nel 2025 perché, per me, Dante è il padre della lingua italiana: ha creato l’italiano. Per questo ritengo fondamentale insegnare ai giovani, non solo agli attori, ma ai giovani italiani in generale, l’importanza della Divina Commedia.
Dante non solo ha inventato l’italiano con la Divina Commedia, ma ha anche idealizzato quella che poi sarebbe diventata l’Italia. Quando viveva Dante esistevano ancora i comuni e le signorie, ma lui aveva già in mente un’idea di nazione unita.
Ho voluto quindi legare Dante al mondo napoletano. Perché? Perché Virgilio, maestro per antonomasia di Dante, è fortemente legato a Napoli, basti pensare al Castel dell’Ovo e a tutta la leggenda che lo circonda. Mi piaceva quindi unire il mondo partenopeo a quello del Sommo Poeta.
Si parte dall’italiano di Dante fino ad arrivare al napoletano di Eduardo De Filippo e di Totò, che per me sono tra i più grandi autori, attori e registi napoletani.
Questo percorso lo farò insieme al regista Antonio Mocciola, che lavora molto con il nudo artistico ed è anche giornalista e autore, una persona molto colta.
Il workshop ha un costo di 100 euro e durerà 5 ore, dalle 13 alle 18, allo Studio Zen. Inoltre selezioneremo i migliori allievi per inserirli nei prossimi spettacoli teatrali di Antonio Mocciola, dando quindi anche una possibilità concreta di lavoro”.
E come si sviluppa nella pratica il workshop? In cosa si cimenteranno i giovani attori?
“In tutte le accademie nazionali, e ti ricordo che io sono diplomato all’Accademia del Teatro Bellini di Napoli, insieme alla Silvio d’Amico e alla Paolo Grassi tra le più importanti in Italia ai provini viene richiesta la conoscenza a memoria di un canto della Divina Commedia.
Per accedere a queste accademie, che formano poi gli attori più importanti italiani, è obbligatoria la prova su Dante. Se un attore non sa recitare il verso dantesco, spesso non viene selezionato.
Per questo mi premeva insegnare come si interpreta e si legge la Divina Commedia, che considero e non solo io l’opera più importante della cultura occidentale.
I ragazzi dovranno studiare il canto di Ulisse, eroe per eccellenza che spinge oltre il limite umano, sfidando Dio e venendo punito proprio per aver superato i confini della conoscenza; le ragazze invece lavoreranno sul canto di Paolo e Francesca.
Successivamente lavoreremo su una scena di Romeo e Giulietta di Shakespeare; sulla poesia “L’Infinito” di Leopardi, poi andremo a lavorare su Eduardo de Filippo dove le ragazze dovranno preparare un monologo tratto da Filumena Marturano, mentre i ragazzi da Questi Fantasmi.
Concluderemo con ’A livella di Totò, che tutti dovranno imparare a memoria: per me è la poesia napoletana più bella di sempre”.
Parlando delle nuove generazioni, oggi un po’ scettiche verso il teatro e figure come Totò o De Filippo: quant’è importante per loro confrontarsi con questi pilastri?
“Per me è fondamentale. La cosa che mi preoccupa davvero è che questi grandi autori a volte non si studiano più nelle accademie. Purtroppo manca una vera formazione professionale.
Non voglio criticare le serie, io stesso ho partecipato a Squadra Antimafia, ma lì c’erano attori professionisti. Oggi, invece, in molte fiction vedo superficialità. Ci sono attori che diventano protagonisti senza avere studio e regole: si montano la testa ma non hanno preparazione né decoro.
Il lavoro dell’attore è serio. Non puoi fare una serie televisiva se non sai parlare in italiano o presentarti correttamente.
Io, ad esempio, ho studiato all’Accademia con attori come Adriano Falivene e tanti altri che oggi lavorano proprio perché hanno una preparazione solida.
Noi abbiamo avuto maestri come Giorgio Albertazzi, Michele Placido: persone che hanno fatto la storia del cinema italiano.
Oggi molti ragazzi non conoscono nemmeno le basi della dizione.
La mia idea è portare una conoscenza vera del teatro, dell’arte e della cultura. Per questo parto da Dante e dalla Divina Commedia”.
Come inizia la sua carriera artistica e quali sono stati i momenti chiave?
“A 18 anni sono entrato all’Accademia del Teatro Bellini di Napoli dopo un provino con Tato Russo. Ho studiato lì per tre anni e ho partecipato a diversi spettacoli teatrali, tra cui Molto rumore per nulla con la regia di Pino Labbate e La classe con la regia di Gabriele Russo.
Nel 2011 ho fatto alcune puntate di Un posto al sole. Successivamente mi sono formato anche alla scuola di cinema La Ribalta, dove mi sono diplomato come attore cinematografico.
Grazie alla mia ex agente Mariana De Martino ho sostenuto i provini per Squadra Antimafia e Furore, venendo preso in entrambe.
Ho poi lavorato nel film Per amor vostro di Gaetano Di Vaio, presentato in concorso al Festival di Venezia, dove ho sfilato sul red carpet con Valeria Golino e Riccardo Scamarcio. Il film valse a Valeria Golino la Coppa Volpi come migliore attrice protagonista.
Quello è stato un anno d’oro per me, insieme alla partecipazione all’ultima stagione di Squadra Antimafia diretta da Renato De Maria”.
Tra tutte queste esperienze, quale considera la più significativa?
“Sicuramente il Festival di Venezia rappresenta, dal punto di vista cinematografico, la punta più alta della mia carriera finora. Andare in concorso lì è quasi un miracolo.
Dal punto di vista televisivo, invece, Squadra Antimafia è stata l’esperienza più importante: ho lavorato con la Taodue di Pietro Valsecchi, una delle produzioni più rilevanti in Italia.
Essere l’unico attore napoletano con quel ruolo mi ha reso molto orgoglioso, anche se c’è sempre da crescere con umiltà”.
Quali sono i suoi prossimi progetti futuri?
“C’è l’idea di un progetto cinematografico con Emanuele Vigorito, da realizzare forse a Marina di Camerota.
Inoltre tornerò a teatro il 25 giugno a Roma, al Teatro Elettra, con Ulisse – Il folle volo di Antonio Mocciola. È uno spettacolo particolare, un misto tra Omero e Dante, in cui interpreto Ulisse in una chiave più moderna e fragile”.
La scorsa settimana c’è stato l’incendio del Teatro Sannazaro. Come vede la ripartenza di questo spazio?
“Credo che il Sannazaro sia una bomboniera, il cuore pulsante della città di Napoli.
Spero che il teatro possa riaprire in tempi brevi e che arrivi anche un aiuto istituzionale, perché serve un grande lavoro e un grande investimento per far risplendere di nuovo questo luogo meraviglioso, che fa parte della nostra cultura non solo napoletana ma italiana”.















