Dal 14 maggio alle 17 in mostra dieci opere, che raccontano archetipi femminili tra ironia e memoria
Una serie di vestiti dipinti, svuotati della presenza di un corpo che li abiti, ma che ancora rappresentano ruoli, emozioni, e infine archetipi dell’identità femminile. È questo il focus della mostra di Claudia Piscitelli “I don’t care, I Am invisible” curata da Barbara Crespigni, allestita nel Museo della Moda della Fondazione Mondragone e che s’inaugura giovedì 14 maggio alle 17.
La mostra è dedicata a Tito Piscitelli, che ha speso la vita per sostenere e incoraggiare all’espressione libera bambini e giovani brasiliani e napoletani attraverso il teatro. Il ricavato è devoluto all’Ong Cria con cui lui collaborava.
Esposti dieci grandi dipinti: “La vedova”/ the widow “L’amante”/the lover, “La viaggiatrice”/ the traveler, “Biancaneve”/ Snowhite, “L’amica triste”/ the sad friend, “La sposa”/ the bride, “La narcisista”/ the narcisist, “L’intellettuale”/ the intellectual, “La bipolare”/ the bipolar e un’installazione centrale “L’ipnotista”.
«Il soggetto pittorico dell’abito “vuoto” – spiega Claudia – è già stato investigato da importanti artisti italiani e stranieri del calibro di Anselm Kiefer, ma qui si vuole far sentire il punto di vista di una donna e quindi le emozioni legate ai vestiti sono più autentiche e sottili, essendo emozioni dell’artista stessa che è donna. Ancora la figura maschile unica presente e “ipnotista”, impegnato in un lavoro inutile perché l’essenza delle proprietarie dei vestiti è altrove, è un modo leggero e ironico di fotografare una problematica, attuale e antica, di rivoluzione, “presunta” sottomissione e fuga reale nella danza delle relazioni sentimentali».
Il titolo allude ad una posizione ben definita: l’artista è invisibile, non si vede, si nasconde o semplicemente non c’è. Lo spettatore si rapporta solo con le tele, che danno proprio le la chiave interpretativa di questo “I Am invisible”.
















