NAPOLI (Di Anna Calì) – Napoli come porto musicale naturale, dove il Mediterraneo incontra l’oceano e le melodie di casa dialogano con ritmi lontani. In Neapolis Mambo, il nuovo album di Walter Ricci in uscita il 16 gennaio, il jazz si intreccia con mambo, cumbia e cha cha cha, dando vita a un suono caldo, solare e profondamente identitario. Un progetto che non rinnega la tradizione partenopea, ma la espande, riconoscendo nella musica sudamericana una sorella naturale: stessa corporeità, stesso legame con il mare e stessa energia vitale.
Un lavoro che nasce dall’incontro tra esperienze personali, ricerca musicale e contaminazioni internazionali, registrato tra Napoli e New York e pensato come un vero viaggio sonoro.
Ne abbiamo parlato con Walter Ricci, che ci ha raccontato la genesi di Neapolis Mambo, il significato di questa fusione di linguaggi, il percorso artistico che lo ha portato fin qui e i prossimi passi del suo cammino musicale.
Com’è nato questo progetto e qual è la sua essenza musicale?
“Come accade spesso nei processi creativi, alla base di questo progetto ci sono soprattutto le relazioni. Io sono il frontman e l’artista principale, ma il lavoro nasce dal rapporto con le persone con cui collaboro, in primis il produttore, Mauro Romano e Alessio Bonomo che è l’autore. Da questo dialogo è nata una serie di canzoni che ho voluto inserire in un linguaggio musicale capace di rispettare il mio excursus jazzistico, fondendo però il jazz con ritmi che non appartengono alla nostra tradizione d’origine.
Parliamo di ritmi sudamericani, con una forte influenza oltreoceano. Prendendo ispirazione da grandi artisti degli anni ’50, ho arrangiato i brani secondo stili come mambo, cha cha cha e cumbia: in questo disco c’è molta cumbia. Questo “cocktail” musicale ha dato vita all’album Neapolis Mambo”.
In Neapolis Mambo ci sono ritmi sudamericani, ma senza mai perdere l’identità napoletana. In che modo il suo essere napoletano influenza questa reinterpretazione?
“In realtà è un’influenza reciproca. Noi napoletani, vivendo nella culla del Mediterraneo, siamo immersi in una musica che ha calore, che parla di mare e di sole. Esiste una forte analogia tra la nostra musica e quella sudamericana, che nasce in Africa e poi si mescola con la cultura spagnola.
Trovo la musica napoletana paradossalmente molto vicina a quella sudamericana: melodie carnali, una musica “da spiaggia”, legata al mare, al sole, quasi esotica. È questa analogia che mi ha spinto a fondere questi mondi musicali”.
Il disco è stato anticipato dal singolo “Na Samba ’e Cafè”, registrato tra New York e Napoli.
“In realtà questo è il terzo singolo. Il primo è stato “A Freva”, il secondo “Male assaje”.
“Na Samba ’e Cafè” nasce da una collaborazione con una storica azienda di torrefazione napoletana, Kimbo, che rappresenta da anni il caffè di Napoli. Kimbo mi ha affidato il loro jingle, già utilizzato nelle pubblicità televisive.
Circa un anno fa ho incontrato Mario Rubino, il presidente dell’azienda, che era molto entusiasta all’idea di farmi reinterpretare quella melodia. L’ho ricodificata nel mio linguaggio musicale: abbiamo scritto una strofa inedita e il jingle è diventato il ritornello. Così è nata “Na Samba ’e Cafè”.
Oggi il lancio dei singoli anticipa sempre l’uscita di un disco. Secondo lei crea attesa o anticipa troppo il progetto finale?
“Dipende molto dalla visione dell’artista e da come vuole gestire il proprio percorso. Nel mio caso, venivo da Naples Jazz, un disco che mi ha dato grandi soddisfazioni sia dal punto di vista concertistico che degli streaming.
Sentivo il bisogno di dare un segnale chiaro ai miei fan: la mia musica non stava cambiando, ma si stava trasformando. Con “A Freva” e “Male assaje” ho lanciato segnali importanti. Con “Na Samba ’e Cafè”, registrata a New York con musicisti newyorkesi, ho proposto una samba jazz atipica, sempre coerente con il mio stile.
Ho voluto comunicare che stava nascendo un nuovo capitolo musicale, che si sarebbe completato con l’uscita dell’album il 16 gennaio”.
Quanto delle sue esperienze personali ha influenzato i testi e l’atmosfera del disco?
“Tutti i brani hanno a che fare con la mia vita personale. Spesso l’incipit dei testi nasce da un mio vissuto. Anche quando canto solo poche parole o invento apparentemente un frammento, in realtà non invento nulla: sono degli “hook”, come dicono gli americani, che nascono dalla vita vissuta.
Come diceva Battisti, “il mio mestiere è vivere la vita”. Il mio mestiere è fare musica vivendo la mia vita.
La bravura di Alessio e Bonomo è stata quella di dare una struttura solida ai testi, con un inizio e una fine ben definiti. Anche gli arrangiamenti aiutano molto: quando arrangio una canzone, ascolto sempre con attenzione il testo”.
Il 30 dicembre si è esibito al Palapartenope. Com’è andata e quali sono i prossimi obiettivi live?
“È stata una festa molto emozionante. Voglio ringraziare il pubblico di Napoli, che per l’80-90% è sempre presente e non tradisce mai le mie aspettative. Trovarmi davanti una platea così gremita mi dà una gioia enorme e una grande carica per continuare.
Con questo disco spero di risvegliare interesse anche all’estero. È un progetto con un codice internazionale: mi auguro di suonare non solo in Italia, ma anche fuori, dove ci sono italiani e appassionati di Napoli che magari ancora non mi conoscono, o che si aspettano qualcosa di nuovo da me”.
Sta già pensando a nuovi progetti o vuole concentrarsi solo su Neapolis Mambo?
“La mia è una ricerca continua. Mi sento come un esploratore con lo zaino sempre pronto. Viaggio anche da fermo: a casa, con la mia cassa, cercando musica sul web e acquistando vinili che spesso non si trovano sui social.
Ho una forte esigenza di raccontarmi attraverso le canzoni, un desiderio cresciuto soprattutto dopo la pandemia. In quel periodo ho riscoperto un entusiasmo profondo nella scrittura e nella composizione. Fare canzoni è una delle cose che mi dà più gioia nella vita”.
Lo scorso anno la sua vita privata è stata al centro dell’attenzione mediatica per la fine della relazione con l’artista Arisa. Questo periodo ha influenzato la sua musica?
“Non posso commentare la mia relazione personale, né in bene né in male. Parliamo di Rosalba, quindi preferisco non esprimermi.
Posso dire però che la vita ti insegna continuamente: lo fanno un padre, un figlio, una sorella, e anche le persone che incontri lungo il tuo cammino. Ogni esperienza lascia una lezione”.
C’è una canzone che rappresenta più di altre Neapolis Mambo?
“Le amo tutte, ma ce n’è una a cui sono particolarmente legato: “Male assaje”. È un brano ironico ma anche profondo, e in cui mi riconosco molto, non solo artisticamente ma anche nella vita di tutti i giorni”.















