NAPOLI – Sono tra i più a strapiombo in Italia, detengono il primato della sezione leggenda e da qui è partita la tradizione del famoso Sorrentino, il cocktail a base di limoncello e prosecco guarnito con limone tagliato a fette sottili. Sono alcuni dei 18 locali storici della Campania: alberghi, ristoranti, pasticcerie e caffè recensiti nell’edizione 2020 della guida nazionale dedicata ai 213 luoghi-cult con almeno 70 anni di esercizio. Gratuita e disponibile da lunedì 27 luglio, anche su app con geolocalizzazione, la 44^ Guida ai “Locali storici d’Italia” affida a Sorrento sia il record degli hotel più arroccati del Belpaese (Bellevue Syrene, Excelsior Vittoria, Imperial Tramontano e Royal), quanto quello di custodire storie divenute leggenda. Come quella che aleggia sull’hotel Cocumella (Sant’Agnello di Sorrento) dove si narra che l’ultima amante del poeta romantico inglese, Percy Bysshe Shelley, abbia segretato dentro a un muro una teca con il cuore dell’artista morto in mare nel 1822. E sempre a Sorrento, all’hotel Excelsior Vittoria, il bartender segnalato come miglior barista al mondo da Forbes in tre annate distinte, Colin Peter Field, ha creato il Sorrentino in onore del presidente e ceo della struttura, Guido Fiorentino.

E la guida di quest’anno, edita dall’Associazione Locali storici d’Italia – senza scopo di lucro e patrocinata dal ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo -, accende i riflettori proprio sulla mixology, l’arte di miscelare, con un itinerario da Nord a Sud tra i santuari del cocktail e dell’alchimia in bicchiere.

Per Enrico Magenes, presidente dell’Associazione Locali storici d’Italia: “La guida è un viaggio nel tempo tra le pietre miliari del turismo culturale nel nostro Paese, un tour tra i pionieri dello stile e del gusto made in Italy che raccontano, concretamente, la nostra storia”.

Il viaggio tra i 18 locali storici campani non dimentica ricette segrete e tradizioni di famiglia, ma anche gli aneddoti sui personaggi storici e le frequentazioni più famose e curiose, nazionali e internazionali. Se il Gran Caffè Gambrinus di Napoli era la meta di D’Annunzio (qui scrisse i versi di ‘A vucchella’), Hemingway, Sartre, Croce, Marinetti e anche dei fondatori del quotidiano ‘Il Mattino’, Oscar Wilde nel 1897 si rifugiava invece nella fabbrica cioccolato Gay-Odin, frequentata anche da Eduardo De Filippo. Nella guida non potevano mancare la pizza e gli altri piatti tipici della cucina napoletana del ristorante Umberto (sempre a Napoli) dove negli anni Trenta il genio matematico, Renato Caccioppoli, riuniva a tavola i più bravi talenti della città in materia. Qui, l’ex imperatore del Giappone, Akihito, Kennedy e Anthony Quinn hanno scoperto la vera pizza napoletana.

Nella Guida, la Campania è al sesto posto nella classifica regionale per densità di locali storici (7 a Napoli e altrettanti a Sorrento; 1 a Sant’Agnello di Sorrento, Amalfi, Capaccio Paestum e a Massa Lubrense).

Gli alberghi, ristoranti, pasticcerie-confetterie-caffè letterari e fiaschetterie segnalati dalla Guida, oltre alla storicità, devono conservare ambienti e arredi originali (o comunque che testimonino le origini del locale), ma anche presentare cimeli, ricordi e documentazione storica sugli avvenimenti e sulle frequentazioni illustri.

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