Torna a far sentire la propria voce il centro di produzione Casa del Contemporaneo (CdC) e lo fa insieme ad artisti, attori, registi, musicisti, autori che, dopo il silenzio cui sono stati costretti dall’emergenza pandemica, finalmente riprendono fiato, ritrovano la voce dei loro protagonisti e l’ascolto degli spettatori, che, a loro volta, possono tornare a sedersi nelle sale e rivedere il sipario alzarsi dopo le stagioni interrotte e condizionate dal Covid19.

Da sempre casa abitata da più artisti, espressione di sensibilità molteplici dei processi culturali della contemporaneità,CdC, riprende appieno la sua attività e riapre le sue sale con una programmazione ricca di “produzioni proprie” ospitalità, proponendo al pubblico un teatro di poesia, per tutti, dove si alternano prosa, musica, danza, formazione ed informazione, incontri critici, performance, grandi interpreti e nuovi talenti.

Il centro di produzione Casa del Contemporaneo (CdC) riavvia la Stagione di Sala Assoli con produzioni, coproduzioni e ospitalità.

Non ci siamo mai fermati – dice Igina di Napoli –, ora ci prepariamo ad accogliere il pubblico tenendo conto delle esigenze della comunità che si riconosce nella progettualità di CdC e Sala Assoli, andando incontro a nuove suggestioni e programmi di ricerca e formazione. Sempre con occhio attento alla scrittura e alla poesia”.

Sala assoli apre le sue porte con “Giuda”, anteprima di stagione condivisa con il Teatro Nuovo, spettacolo di danza inserito nella rassegna Na-Sa, prodotta da MK e promossa da Regione Campania / Scabec; Teatro Pubblico Campano; Casa Del Contemporaneo; Comune Di Salerno, direzione artistica di Michele Mele.

Il prologo è dedicato alla musica con la tre giorni del Festival dell’Opera Buffa, a cura di Massimiliano Sacchi, che vuole essere un laboratorio di ricerca rivolto a tutti, curiosi ed esperti, per conoscere e godere della grande storia dell’Opera buffa napoletana del ‘700 attraverso la riscoperta e la rimessa in gioco dei capolavori dei musicisti che l’hanno resa celebre.

A novembre, la magia dei versi di Mariangela Gualtieri ne “La delicatezza del poco e del niente” interpretati da Roberto Latini, attore in ascesa, vincitore due volte del Premio Ubu e quest’anno anche del Premio Le Maschere del Teatro Italiano. La drammaturgia è sempre protagonista della stagione: a gennaio “Dialoghi degli dei” di Massimiliano Civica e I Sacchi di Sabbia, un divertissement squisitamente letterario in cui gli autori, attingendo dal patrimonio del mito, offrono una rappresentazione originale, ironica, sorprendentemente quotidiana della cosmogonia classica, “Storie d’amore e di calcio” di e con Michele Santeramo, in cui si racconta del primo campionato mondiale di calcio clandestino della storia. Il calcio è collegato all’amore di paese, a storie che conservano il gusto di un’Italia diversa da quella ogni giorno raccontata dalle troppe informazioni di cui si è vittime. Ancora, “Macello” – in scena a febbraio – è un testo poetico di Ivano Ferrari e di e con Pietro Babina, una delle figure di regista e attore emerse negli ultimi 30 anni di teatro italiano.

Da segnalare “Covidio” di Lino Fiorito e Luciano Saltarelli, prodotto da Teatri Uniti: una performance/istallazione sull’isolamento che accosta l’esilio sul Mar Nero del poeta latino Ovidio all’attuale tema della pandemia.

Infine, un’ospitalità d’eccezione per un progetto di ricerca divenuto spettacolo: “Tre compari musicanti” di e con il Professor Paolo Apolito, docente di antropologia dell’Università Roma III, noto come “antropologo a domicilio”.

CdC è un centro di produzione, vitalità espressa nelle sei produzioni e coproduzioni di talenti affermati e nuovi, a confronto in un progetto nel post pandemia.

Dov’è la vittoria” (coprodotto con il Teatro di Napoli-Teatro Nazionale) è un progetto del Collettivo BESTAND“Gli amanti di Verona” è un’opera pre-shakespeariana tratta dal Bandello che restituisce Romeo e Giulietta a una dimensione terrena, con Manuela Mandracchia e Fabio Cocifoglia, quest’ultimo attore/regista stabile di CdC, e la musica dal vivo degli Agricantus. “Migliore” (realizzato in collaborazione con Nest Napoli Est Teatro) è un testo di Mattia Torre, eclettico autore di gran rilievo scomparso da poco, interpretato da Giovanni Ludeno. Ancora, “La donna albero”, con cui il regista e attore Rosario Sparno prosegue il lavoro di ricerca e approfondimento sull’opera di Camilleri, “Gatto Randagio” con Tonino Taiuti, che si riconferma tra gli artisti che procedono nel proprio percorso di interprete di pregio nella Casa del Contemporaneo. E, infine, “Museo del popolo estinto ovvero ‘Carnaccia’”, l’ultimo testo del maestro della scena italiana Enzo Moscato, presentato in prima assoluta al Campania Teatro Festival di quest’anno. Un testo amaro in cui l’autore parla “della negatività e il debordo, noir, civile, storico, estetico, morale, di cui l’odierna città di N.* (e, con essa, quasi tutte quelle dell’universo mondo) si sono lasciate con indolenza investire, negli ultimi tempi, ammalandosi, impestandosi”.

Confermate le rassegne di “Dicembre solo danza” con Second Hand – Di seconda mano, XXIV edizione, storica kermesse di danza contemporanea diretta da Gabriella Stazio, e il progetto “Körperformer”, cura artistica di Gennaro Cimmino. Körper è uno spazio aperto alla ricerca artistica dei giovani autori che partono dal territorio campano e da anni sono approdati sulla scena nazionale ed europea.

Così come la rassegna Fuori controllo, che vedrà andare in scena “Hypàte” regia di Nello Mallardo,“Dall’altra Parte. 2+2=?”, regia e drammaturgia di Emanuele D’Errico,produzione Putéca Celidònia e una rivisitazione di “Pièce Noire” di Enzo Moscato, per la regia di Giuseppe Affinito. E,ancora, la rassegna Visionarie, rivolta alle idee e allo spirito creativo delle donne nell’ambito della quale andrà in scena “Maradonna – La calciattrice” di Lucia Mallardi, “Cabaret Colette” con Valentina Curatoli e Arianna D’Angiò e “Mamma son tanto felice perché” di e con Angelica Bifano.

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