Nessuno si farà male

Ecco “Nessuno si farà male”, il quinto successo di Valeria Valcavi Ossoinack in distribuzione da Aprile 2024.

Il protagonista del romanzo è Jean Moreau, il più giovane della famiglia Moreau. La sua vita è un continuo “facciamo finta”. Facente parte dell’alta borghesia, si sente costretto nel seguire l’ambizione di suo padre, ovvero gli studi economici e l’eredità della banca Crèdit Marais. Un peso troppo grande da portare, fino al crollo finale, che decreterà la fine della sua vita da “figlio privilegiato” a favore di un’esistenza sregolata dedita al crimine.

Saranno luci ed ombre, a regalare al romanzo della Oissoinack una fotografia pragmatica di una realtà dove bene e male sono divisi da una sottilissima linea di demarcazione. L’alta borghesia, si contrapporrà infatti al degrado dei bassi fondi, da cui Omar e Renè, amici e colleghi di banda, provengono. La mente dei colpi sarà Simon, un astuto ladro capace di architettare colpi infallibili.

Sarà una pistola Whalter PPK a decretare la strada per Jean, che fin dalla sua prima infanzia vive situazioni difficili, dove sua madre, sopravvive alle violenze domestiche.

Un romanzo capace di approfondire anche tematiche più leggere, come l’amore che lega Jean a Sophie. Un amore assolutorio capace di perdonare colpe grandi.

Un testo dove “i figli privilegiati”, fanno cadere le maschere, indossando le vesti di chi fino a quel momento viveva nei bassi fondi della città. Crimine, denaro, radici, elementi che si fondono insieme, regalando al testo della Ossoinack un colore e una forma vincenti. Un romanzo “criminale” che sceglie il suo protagonista tra le file dei disillusi, fino all’epilogo finale, dove una lunga scia di sangue apre le porte ad un romanzo vincente.

Una storia d’amore e di criminalità, nella Parigi di fine anni ’80, dove la vita è un bivio sbagliato dopo l’altro e il destino è un piano inclinato che non puoi più risalire.

Dott.ssa Ossoinack, un gradito ritorno dal suo amato pubblico dei lettori con il romanzo “Nessuno si farà male”. Ci può parlare di come nasce l’idea di questo nuovo libro?

“L’idea del nuovo libro è nata dalla voglia di raccontare la parte oscura che c’è dentro ciascuno di noi. Anche una persona dall’esistenza apparentemente tranquilla e privilegiata, può trovarsi davanti a un bivio sbagliato. E quella parte oscura può venire fuori, fino alle estreme conseguenze. Jean Moreau, il protagonista, è un giovane uomo che, a un certo punto della vita, perde la strada. E non riesce più a tornare indietro.  Nessuno nasce criminale. Ma può diventarlo”.

Questo è un romanzo ambientato nella Parigi degli anni ’80, come mai questa scelta?

“Perché amo Parigi. È una città con un’atmosfera unica. Perché c’è una magia che altrove non c’è. E la letteratura è fatta di magia. È il secondo romanzo che ambiento a Parigi. Può darsi che non sia l’ultimo”.

Una lettura che pone al centro dell’attenzione il bene e il male, da cosa dipende questa scelta e soprattutto perché pensa che oggigiorno c’è più un’abbondanza di male anziché di bene?

“Io non sono così pessimista. Non è vero che ci sia più male che bene nel mondo. Il male fa solo più notizia, interessa di più, “vende” di più. Il bene è più silenzioso. Non finisce quasi mai in prima pagina. Però non vuol dire che sia di meno. Ce n’è tanto ed è dappertutto. Solo che è più difficile accorgersene. Perché non fa rumore”.

Tanti i suoi lavori editoriali, qual è quello a cui è più legata e per quale motivo? E soprattutto qual è quello che più le ha dato del “filo da torcere”?

“Sono legata a tutti i miei libri, perché ognuno è stato un viaggio e una conquista. E in ognuno, ci ho messo tutta me stessa. Per questo non voglio fare classifiche. Quello più difficile è stato sicuramente il primo. Per un motivo comprensibile: quando ho deciso di scriverlo, non sapevo ancora se ne sarei stata capace. Credo che capiti a tutti, quando si affronta qualcosa per la prima volta”.

Che messaggio vuole lanciare con questo suo nuovo romanzo?

“Io racconto storie: spero belle, spero avvincenti, spero emozionanti. Certo, attraverso i miei personaggi cerco di raccontare anche altro, di andare più a fondo nell’animo umano e nelle nostre vite. Ma soprattutto, voglio che chi mi legge, quando apre un mio libro, si tuffi letteralmente nella storia che racconto, e non riesca a staccarsene, fino all’ultima pagina. E quando mi dicono che succede davvero così, mi fanno felice. I messaggi, quelli importanti, li lascio volentieri ad altri”.

Ha in mente di scrivere altro? Se sì, su che genere e su che tematica?

“Sì, certo. Ho ancora tante storie da raccontare. Il penultimo libro, “L’eredità Rocheteau” era un thriller, questo è più un noir, ma non c’è così tanta differenza. Al centro di entrambi, c’è la famiglia e ci sono avvenimenti, anche drammatici, che cambiano le cose. Penso che anche nel prossimo proseguirò su queste tematiche. Sarà sicuramente un romanzo d’azione, ma anche di introspezione, perché dietro ogni azione c’è una causa profonda che la mette in moto”.

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