Napoli- di (Vania Fereshetian)
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Il 25 novembre: una data che non dovrebbe esistere. Eppure, ogni anno, ci ritroviamo a commemorare, a piangere, a lottare. È la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un grido collettivo che squarcia il silenzio dell’indifferenza. Ma c’è chi, in questo giorno, sceglie di parlare senza parole. Di raccontare senza voce. Di scuotere le coscienze con la forza dell’immagine.
È il caso dei ragazzi della scuola di recitazione V.F.L.M., che quest’anno hanno deciso di affidare il loro messaggio a una serie di fotografie intense, ironiche, crude, poetiche. Nessuna parola, nessun dialogo. Solo sguardi, gesti, corpi che si intrecciano in una narrazione visiva potente e disarmante. Perché, come ci insegnano, l’arte ha il potere di dire l’indicibile, di mostrare l’invisibile, di trasformare il dolore in consapevolezza.
Nel mondo dello spettacolo, ogni gesto è una dichiarazione. Ogni scena, ogni movimento, ogni luce accesa su un volto può diventare un faro che illumina le ombre della società. E quando si parla di femminicidio, quelle ombre sono ancora troppo fitte, troppo presenti, troppo ignorate.
Gli artisti, gli attori, i registi, i musicisti, i danzatori: tutti coloro che vivono di emozioni e le trasformano in linguaggio universale, hanno una responsabilità immensa. Possono raccontare storie che scuotono, che commuovono, che indignano. Possono dare voce a chi non ce l’ha più. Possono, come in questo caso, mostrare che l’amore vero non lascia lividi, ma carezze. L’amore è divertimento. Non impone, ma accoglie. Non uccide, ma fa vivere.
Il Silenzio che Parla: il Progetto della V.F.L.M. e dei suoi allievi: Alfonso De Masi, Dario Parziale, Alessio Cangiani, Francesca Sanges, Giorgia Adaldo e Melina Daun, che hanno deciso di “Metterci la Faccia” realizzando fotografie che sono un pugno nello stomaco e una carezza sul cuore allo stesso tempo. Le bande che coprono gli occhi, simbolo di cecità emotiva. La rosa, simbolo di passione, di quell’amore che si costruisce e non che si consuma. Le scarpe rosse, che richiamano l’installazione artistica di Elina
Chauvet diventata simbolo internazionale del femminicidio. E poi gli scatti felici, divertenti, spensierati, le amicizie condivise, perché l’amore ha bisogno di fiducia di libertà di rispetto, perché ridere insieme è il più grande atto di intimità.
Ogni scatto è un frammento di verità, un invito a riflettere. Non c’è bisogno di parole, perché l’amore autentico si riconosce negli occhi, nei silenzi condivisi, nella libertà reciproca. E la violenza, invece, si smaschera da sola: nei lividi nascosti, nelle urla soffocate, nei sogni spezzati.
L’Amore è Libertà, Non Possesso.
Il femminicidio non è un raptus. Non è gelosia. Non è amore malato. È potere, controllo, disumanizzazione. È la punta di un iceberg fatto di stereotipi, di cultura patriarcale, di silenzi complici. E combatterlo significa cambiare il linguaggio, l’immaginario, la narrazione.
Per questo l’arte è fondamentale. Perché può riscrivere le storie. Può mostrare che l’amore non è controllo, ma libertà. Che non è paura, ma fiducia. Che non è urlo, ma ascolto. E può farlo con una forza che nessun comizio, nessuna legge, nessuna statistica potrà mai eguagliare.
I ragazzi della V.F.L.M. non sono solo studenti di recitazione. Sono cittadini, esseri umani, testimoni del loro tempo. E con questo progetto ci ricordano che ognuno di noi può fare la differenza. Che ogni gesto conta. Che ogni forma d’arte può diventare resistenza, denuncia, speranza.
In un mondo che spesso ci abitua alla violenza come fosse normalità, scegliere di raccontare l’amore nella sua forma più pura è un atto rivoluzionario. E in questo 25 novembre, il loro silenzio fotografico è più assordante di mille parole.
Perché l’amore non fa rumore. Ma la violenza sì. E noi non possiamo più far finta di non sentirla.



