Le imperfezioni che ci rendono unici: intervista a Enrico Casartelli, autore de “Tre gemelli imperfetti”

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NAPOLI (Di Anna Calì) – C’è una bellezza discreta, quasi timida, nell’imperfezione. Sta in quel difetto che sfugge alla simmetria, nella crepa che racconta una storia più profonda della superficie. È l’imperfezione a renderci vivi, fragili, autentici. Ed è proprio da qui che prende vita Tre gemelli imperfetti, l’ultimo romanzo di Enrico Casartelli, pubblicato da Robin edizioni, dove la perfezione biologica viene incrinata da un elemento tanto raro quanto intrigante: tre gemelli identici, ma profondamente diversi.

La sinossi ci introduce a una narrazione che si muove tra le dinamiche familiari, le tensioni individuali e le sfumature psicologiche di tre fratelli nati dallo stesso evento straordinario – una trigeminalità monocoriale – ma plasmati da esperienze, scelte e sensibilità che li portano a percorrere strade divergenti. Casartelli costruisce un romanzo che va oltre il dato scientifico, esplorando le connessioni invisibili, i silenzi rumorosi, i non detti che abitano ogni relazione fraterna.

In questo articolo vi proponiamo non solo una riflessione sul valore narrativo dell’imperfezione, ma anche un’intervista esclusiva con l’autore, che ci racconta il dietro le quinte della stesura del libro, le sue fonti d’ispirazione e il messaggio che desidera affidare ai lettori.

Perché a volte, per comprendere davvero chi siamo, bisogna imparare ad amare anche ciò che di noi sembra non combaciare.

Dott. Casartelli in che modo l’imperfezione è un motore di cambiamento per i personaggi? Può un limite diventare una risorsa?

“Tutti siamo imperfetti; la perfezione sarà solo dell’intelligenza artificiale se non “ci copierà del tutto” e la quasi perfezione è “pura noia”; pensi infatti a una persona “pignola e precisina in tutto”.

Una persona responsabile deve avere la capacità di confrontarsi con gli altri e conoscere i propri difetti, deve trovare l’umiltà e la forza di correggerli, anche parzialmente, e migliorarsi; se non lo fa è una persona condannata all’egocentrismo con tutte le conseguenze del caso: isolamento, apatia, frustrazione. In sintesi il limite o il difetto è “umano”, sta a noi farne una risorsa di cambiamento”.

In che modo i tre gemelli rappresentano differenti forme di imperfezione, e come queste si riflettono nel loro modo di affrontare la vita?

“I tre gemelli, due maschi e una femmina, hanno caratteri e stili di vita totalmente differenti anche perché sono cresciuti in ambiti e culture molto distanti.

Giorgio è un ricercatore molto apprezzato presso l’università di Pisa, ma fuori dal suo mondo fatto di complesse formule è un tipo alquanto imbranato, si muove in maniera goffa e non cura minimante il proprio aspetto.

Chicco rappresenta il classico stereotipo basato sulla superficialità e sull’apparire. È molto assiduo sui social con la continua e disperata ricerca di “like”. Abita in periferia di Milano, ma finge di vivere a City Life, in un lussuoso appartamento.

Sara è una consulente finanziaria di successo a Brooklyn. È ambiziosa, calcolatrice e spesso cinica pur di raggiungere i suoi obiettivi di fatturato.

Non amo affatto la pura fantasia e, come nei precedenti romanzi, i tre rispecchiamo realtà umane. Giorgio ricorda il sottoscritto al liceo: imbranato e molto timido; poi ho vinto una borsa di studio, sono andato a Milano per studiare all’università e finalmente godere di una certa libertà retributiva e un po’ di autonomia. Per Chicco basta guardare sui social e si ha la risposta. Sara, la più furba e scaltra dei tre, mi ricorda tante mie colleghe/i commerciali, e anche il sottoscritto perché, se hai obbiettivi di fatturato legati a metà del tuo stipendio, fai di tutto e “vendi l’anima al diavolo” pur di raggiungerli”.

Quanto il concetto di “imperfezione” cambia per ciascuno dei personaggi tra l’inizio e la fine della storia?

“C’è un primo e durissimo confronto tra i tre gemelli che, dopo un lungo periodo di indifferenza reciproca, sono costretti a incontrarsi nella villetta dei genitori morti anni prima in uno strano incidente. Alla fine di questo forte litigio la domanda comune e intima è: “Perché dovrei fare lo sforzo di cambiare?”. E la pronta risposta è: “Chi me lo fa fare? Forse farò lo sforzo di cambiare un pochino, ma di certo non in tempi brevi.”.

Successivamente una serie di circostanze e vicissitudini li obbliga a convivere, e si apre un cambiamento personale e a una resa dei conti con le vecchie abitudini. Le resistenze al cambiamento si trasformano in opportunità di crescita”.

Come il confronto e il conflitto tra i tre fratelli può essere letto come una metafora della difficoltà di accettare e integrare le parti imperfette di sé stessi?

“La risposta è nel romanzo, o meglio nell’umiltà dei tre gemelli di riconoscere i propri limiti e gradualmente assumere la forza di superarli.

Ho avuto la fortuna di viaggiare parecchio per lavoro e, se vuoi vivere e lavorare con persone di culture e stili di vita differenti dai tuoi, devi adattarti, devi cambiare almeno parzialmente le tue abitudini, altrimenti ti scontri e ti rintani in un angolino isolato dal resto del mondo”.

Alla fine del viaggio, cosa significa per i gemelli “bellezza dell’imperfezione”, e come questo concetto si riflette nei cambiamenti che scelgono di apportare alle loro vite?

“Tutti siamo diversi, la diversità è una ricchezza.  I tre gemelli si confrontano e cambiano con i corretti tempi. Alla fine la loro più forte soddisfazione è riconoscere i valori del proprio mutamento. “.

Come la società moderna (es.: i social, il culto dell’efficienza, la meritocrazia) influenza la percezione dell’imperfezione? 

“Purtroppo la nostra società è il simbolo dell’imperfezione. I social rispecchiano ciò che Umberto Eco disse tanti anni fa: “Con i social parola a legioni di imbecilli”. Alla meritocrazia spesso prevale un bieco nepotismo e svariati “giochi di influenze”; infatti vedo tanti talenti costretti per lavoro a spostarsi all’estero; parlo di professionisti in vari ambiti: artistico, medico, scientifico”.

Alla fine del racconto, i personaggi cambiano più perché hanno “corretto” le proprie imperfezioni, o perché hanno imparato a conviverci e a guardarle con nuovi occhi?

“La risposta è nel “mezzo”. È una lenta e profonda analisi di sé stessi unita a un forte confronto con il mondo intorno. Ne consegue un naturale cambiamento”.

 

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