Lia Esposito racconta il finale de i cacciatori: “È stato difficile dire addio”

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Con I Cacciatori – Gli strumenti del re, Lia Esposito chiude un percorso narrativo fatto di magia, emozioni e crescita personale. Un fantasy che parla ai giovani attraverso mondi immaginari, ma anche attraverso paure, sogni e fragilità molto reali. In questa intervista l’autrice si racconta tra il difficile addio ai suoi personaggi, l’importanza della lettura per le nuove generazioni e i nuovi progetti che la porteranno verso il mondo romance.

I Cacciatori – Gli strumenti del re rappresenta l’ultimo capitolo della saga: con quale stato d’animo ha affrontato la scrittura di questo finale e quanto è stato difficile salutare i suoi personaggi?

“Scrivere questo romanzo è stato difficile perché pretendevo più da me stessa e dai miei personaggi. Ero consapevole del fatto che avrei dovuto salutarli ed è stata dura”.

Quanto c’è di Lia Esposito nei percorsi di Moon e degli altri protagonisti?

“In ogni mio personaggio c’è una piccola parte di me, che sia buono o cattivo. Credo che tutto nasca sempre dalle nostre tante sfaccettature che ci contraddistinguono”.

Gli “Strumenti del Re” sono oggetti capaci di portare distruzione ma anche rinascita: cosa simboleggiano davvero all’interno della storia?

“Gli strumenti nella storia hanno un potere immenso e non sono né cattivi né buoni, perché la magia è pura e neutrale. In questo caso gli strumenti vengono guidati da chi li trova e vengono usati dall’ indole di chi li possiede”.

Nel libro convivono magia, battaglie, amore, gelosie e rapporti umani molto intensi. Quando scrive, parte prima dalla trama fantasy o dalle emozioni dei personaggi?

“Quando creo i personaggi di solito parto dal loro carattere per arrivare alle emozioni e insieme alla trama fantasy c’è di solito si tesse nella mia mente”.

Oggi molti ragazzi leggono meno rispetto al passato: secondo lei quant’è importante avvicinare i giovani alla lettura e in che modo la narrativa fantasy può aiutarli a farlo?

“Credo che i giovani spesso associno la lettura a qualcosa di noioso, invece bisognerebbe spronarli a conoscere mondi nuovi e storie vicine a loro. Quando mi è capitato di parlare con ragazzi del mio romanzo, mi faceva piacere vedere le loro espressioni quando scopriva o che parlava di mondi fantasy e di giovani con i loro problemi”.

Quanto si diverte a costruire questi mondi e quanto lavoro c’è dietro la creazione di un universo fantasy credibile?

“Mi piace tantissimo creare mondi e personaggi del mondo fantasy perché sono libera di far accadere ciò che desidero. Di solito cerco di documentarmi quando creo sia per non copiare che per essere consapevole di ciò che scrivo”.

Dopo questa duologia, sta già lavorando a nuovi progetti editoriali? Possiamo aspettarci un ritorno nel mondo de I Cacciatori oppure ha voglia di esplorare nuovi generi e nuove storie?

“Adesso mi sono lanciata a capofitto nel mondo romance anche se questo argomento c’è sempre nelle mie storie ma in questo caso ho scritto storie romance puro. Il fantasy per ora è messo da parte perché ho desiderio di pubblicare cose diverse. Spero tanto che le persone continuino a credere in me”.

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