Lo scrittore Lanci racconta il suo ultimo lavoro editoriale ispirato a una storia vera

-

Ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto a Lanciano nel 1974, Baby gang 74 – Ragazzi a caccia di uomini affronta una vicenda tragica attraverso uno sguardo narrativo sorprendente, capace di mescolare dramma, ironia e spirito goliardico. Il romanzo ricostruisce con realismo l’ambiente sociale, culturale e linguistico degli anni Settanta, seguendo cinque adolescenti alle prese con un’idea di giustizia tanto ingenua quanto disturbante. In questa intervista l’autore racconta la genesi del libro, il lavoro editoriale, il rapporto tra scrittura e memoria, e i progetti futuri.

Qual è stato il motivo che l’ha spinto a tornare su quella vicenda a distanza di tanti anni e a metterla al centro del suo romanzo?

“La vicenda che narro si riferisce a fatti che ho effettivamente vissuto in prima persona insieme ad alcuni miei amici all’epoca della nostra piena adolescenza. La loro memoria non mi si è mai appannata col trascorrere degli anni, anche se si è progressivamente modificata la prospettiva attraverso cui li ho considerati e compresi.

Ritornandomi continuamente in mente sono stati per me un motivo di riflessione assidua. Tuttavia le circostanze concernenti la nostra amicizia narrate nel libro non hanno rappresentato uno snodo fondamentale della mia crescita personale.

La vicenda che costituisce il detonatore dell’intreccio narrativo, e cioè la morte avvenuta per un presumibile suicidio di un ragazzino di 12 anni dopo aver subito violenza, quando si verificò per me come per l’ambiente di Lanciano costituì un trauma molto forte. Fu come la rivelazione del male assoluto, scontato da un innocente indifeso gettato senza un aiuto in un tunnel di disperazione privo di uscita.

Le conoscenze e lo studio della psicologia dell’adolescenza, cui venni indotto dal professor Albino Bosio all’università, per me hanno costituito uno strumento fondamentale per poter comprendere le dinamiche psicologiche e le problematiche specifiche dei ragazzi che compaiono nella mia opera e corrispondono a persone reali.

Maturai l’idea di scrivere un romanzo sulla vicenda di Baby gang 74 circa 12 anni fa. Per alcuni anni quest’idea ha continuato ad assediare la mia mente fino a che iniziai la stesura del romanzo adottando delle forme narrative diverse dai miei precedenti libri.

Rispetto alle mie precedenti opere ho rinunciato alle forme descrittive degli ambienti ed al protagonista unico, che esercita in modo esclusivo il punto di vista sulla narrazione. Quindi ho posto i cinque personaggi tutti sullo stesso piano, identificandomi in ciascuno dei loro diversi e specifici punti di vista sulle circostanze che li riguardano. A proposito voglio solo rilevare che a mio avviso è quanto meno discutibile l’idea, assai persistente ancora oggi nell’ambito della critica letteraria, che l’opera narrativa costituisca una proiezione consapevole dei valori di riferimento etico ed ideologico dello scrittore.

A riguardo cito il fondamentale studio di Bachtin, il grande critico russo di Samara, sull’opera di Dostoevskij.

In sintesi estrema lo studioso rileva che il grande narratore russo nelle sue opere non esprime le sue proprie idee, ma quelle dei suoi personaggi che sono messi a confronto gli uni con gli altri secondo forme dialogiche attraverso cui dibattono delle problematiche che li riguardano e di questioni appartenenti al mondo cui appartengono col loro specifico punto di vista che può essere estremamente divergente dal pensiero dello scrittore.

A mio modesto avviso ciò che sarebbe vero per Dostoevskij è riferibile ad altri grandi scrittori integralmente realisti, non affetti da egocentrismo ed autoreferenzialità, che hanno voluto nelle loro narrazioni dare piena e specifica dignità ai loro personaggi individuandone la irripetibilità della loro presenza su questo mondo.

Le neuroscienze hanno dimostrato che l’identificazione di qualsiasi persona, e quindi anche di uno scrittore, nel modo di sentire e di percepire la realtà di persone diverse da loro avviene attraverso le cellule specchio.  Queste sono cellule neuronali che riflettono fedelmente le manifestazioni umorali e sensibili, quindi le emozioni e i sentimenti degli altri con si viene a contatto.

L’attivazione delle cellule specchio e’ possibile anche attraverso dei testi scritti. Io questo fenomeno l’avevo compreso all’università attraverso lo studio del metodo di recitazione di Stanislavskij. Esso si basa sul principio che un attore riesce a comunicare e coinvolgere lo spettatore solo se vive effettivamente i sentimenti e le emozioni del personaggio che interpreta sulla scena teatrale.

Egli solo in questo modo coinvolge l’attenzione ed attiva immediatamente nello spettatore le sue cellule specchio, direbbe un neuroscienziato. Quindi, rivedendo nella mia memoria e riflettendo assiduamente sugli amici che costituiscono i protagonisti della mia opera, ma anche su certi personaggi secondari, ho teso ad identificarmi nel loro modo specifico di percepire le relazioni e la realtà che li circondava.

Nel mio racconto ho voluto escludere qualsiasi componente di autoreferenzialità.

I mei protagonisti, pur essendo vincolati da un legame forte, quale è quello del gruppo di ispirazione esoterica che hanno costituito ed in cui credono, vivono la stessa età evolutiva dell’adolescenza secondo modalità diverse.

Ad esempio Renzo, dopo aver iniziato la relazione con Rosanna, una coetanea del suo stesso ambiente, sa che la sua adolescenza sta per avere termine, come spesso avveniva per i ragazzi del suo livello sociale. Essa avrà una durata breve perché, terminati gli studi alle medie inferiori, dovrà intraprendere un’attività lavorativa che gli consentirà di dare alimento responsabilmente all’unione stabile con la sua ragazza.

Con questa si sposerà e avrà un figlio già all’età di 16 anni. Sottolineo che situazioni di questo tipo, pur non avendo una grande frequenza, si verificavano negli anni 70 a Lanciano come nel resto del nostro paese. Per una ragazza di 16 anni concepire una vita significava dare luogo ad un matrimonio riparatore che oltretutto, in diversi dei casi che effettivamente conosco, ha avuto una durata che non si è mai interrotta.

Paolo invece sa con certezza di avere davanti a sé un percorso adolescenziale ancora lungo dato che dopo la licenza liceale proseguirà gli studi all’università. Per riuscire ad imbrigliare la forte pulsione sessuale che vive e che si concentra nella sua insegnante di Latino, che oltretutto lo corrisponde, ma senza che la cosa dia luogo ad una relazione reale – una circostanza che sarebbe estremamente problematica per entrambi – ricorre ad una soluzione psicologica che Blos ha chiamato “intellettualismo”, una formazione psichica tipica dell’età adolescenziale di quanti proseguono con successo la scuola nella tarda adolescenza e nella giovane età adulta.

Questa consiste nella scelta di concentrare la propria mente in attività astratte come gli studi o, nel caso di Paolo, anche in letture di poeti, nell’amore idealizzato per una ragazza che gli è lontana, nella passione per la musica, nella coltivazione del modello di Beethoven attraverso l’interpretazione delle cui sinfonie egli cerca di elaborare un proprio originale modello di identità per la sua crescita personale.

Mauro, il suo amico intimo, tende ad orientarsi diversamente: trascura gli studi, non ha interessi culturali e si dedica tranquillamente alle gratificanti amicizie coi propri coetanei ed al sesso. Egli però, andando male a scuola, sconta anche l’ansia di poter interrompere gli studi, o di essere costretto a cambiare la scuola dove sono i suoi amici, deludendo il severissimo padre, verso cui ha un atteggiamento ambivalente, ma che fondamentalmente ammira.

Questo atteggiamento gli provoca il senso di un dissimulato, ma forte contrasto psicologico con le autorità adulte che gli rimproverano l’atteggiamento pigro e non responsabile verso i propri doveri.

Egli sceglie a modello della propria crescita Alex De Large, il protagonista di Arancia Meccanica che nel film di Kubrick è chiaramente un ragazzo adulto, che con assoluta incoscienza da’ liberamente corso ai suoi impulsi aggressivi verso le sue vittime eludendo i suoi genitori deboli. Gli altri due protagonisti, Nino e Carmine, hanno percorsi di crescita ancora diversi. Carmine è decisamente il più equilibrato e responsabile, anche verso la propria famiglia che esige da lui collaborazione in considerazione che è il più grande tra i suoi diversi fratelli.

L’assenza in lui di grandi ambizioni e la conoscenza della brava ragazza a cui si lega sentimentalmente contribuiscono a renderlo sereno.

Nino è il più creativo sul piano dell’azione pratica, ma anche il più disorientato ed inconsapevolmente disperato del gruppo. “ ….non ci ho voglia di fare niente”.

Più degli altri elabora un senso di sé centrato sulla violenza, come dimostra il modello che ha in Bruce Lee. Questo atteggiamento è una reazione di tipo adolescenziale alla relazione distonica con il suo ambiente e le autorità adulte”.

Che tipo di confronto c’è stato con l’editore, soprattutto rispetto al tono  grottesco e umoristico adottato per raccontare eventi drammatici?

“L’editrice Albatros non ha fatto motto riguardo alla vicenda, né al linguaggio decisamente volgare che adotto di frequente nel testo. Il suo editing è stato assai accurato. Evidentemente ha compreso le mie ragioni poetiche meglio di diversi altri editori che non mi hanno degnato di una risposta riguardo alla proposta di pubblicare la mia opera. Penso che i loro lettori professionali nell’aprire il mio testo abbiano pensato “Ma guarda questo tipo che storiacce s’inventa e quante parolacce scrive”.

Il romanzo restituisce in modo molto vivido la Lanciano degli anni Settanta, tra scuola, quartieri, tensioni politiche e linguaggio giovanile. Quanto è stato importante il lavoro di documentazione e quanto, invece, ha inciso la memoria personale? 

“Come il grande Cechov mi sono molto affidato ai miei ricordi che ho restituito sulla mia pagina rimanendo ad essi fedele. I luoghi di Lanciano in cui è ambientata la vicenda narrativa sono rimasti fisicamente gli stessi, quindi non ho avuto esigenza di andarli a recuperare attraverso l’osservazione di foto e di altra documentazione.

È vero anche che negli anni successivi agli eventi narrati i quartieri storici si sono rapidamente trasformati svuotandosi e determinando così lì impoverimento della cultura della città ed il declino del dialetto lancianese.

Per quanto riguarda il linguaggio giovanile certamente mi sono richiamato a quello di quegli anni, ma molto ho elaborato a tavolino soprattutto in relazione alla lingua dialogata del testo prendendo a riferimento anche la parlata romanesca. Per quanto riguarda la documentazione mi sono affidato ad Internet nei casi in cui mi è stato necessario. Tuttavia questo è avvenuto occasionalmente come, ad esempio, per la descrizione di certi film e per avere la certezza sulla loro data di uscita.

L’ambiente sociale di Lanciano alla metà degli anni settanta era fortemente caratterizzato da opinioni politiche radicalizzate, divergenti ed in contrasto che tuttavia peccavano di molta astrattezza e non dipendevano da circostanze ed interessi reali.

Questo era vero sia nel mondo adulto sia soprattutto nel mondo giovanile dove si viveva un’eco della contestazione della fine degli anni sessanta, anche se deformata e con una certa componente di estremismo che tendeva a comprendere, in modo più sincero che nei giovani del decennio precedente, aspettative ansiose verso la vita adulta.

In altre parole se oltre i loro slogan rivoluzionari i giovani degli anni sessanta erano abbastanza certi di intraprendere un lavoro sicuro e di mettere su famiglia sposandosi in chiesa piu’ o meno come avevano fatto i propri genitori, i ragazzi dei pieni anni settanta erano assai più ansiosi ed insicuri riguardo al propprio futuro ed alle scelte fondamentali da compiervi.

Tuttavia sottolineo che nessuno dei miei protagonisti seguiva degli ideali politici. Questi comunque caratterizzavano talmente l’ambiente che li circondava che non potevo evitare di rappresentarli.

Aggiungo che la più moderna psicologia scientifica ha riscontrato, attraverso dei criteri statistici, che la scelta dell’orientamento politico contribuisce notevolmente ad orientare l’acquisizione del senso di identità personale che è uno degli obiettivi fondamentali dell’età evolutiva dell’adolescenza.

Questo però ritengo sia vero soprattutto per gli ultimi anni dell’adolescenza.

Si è posto dei limiti nel raccontare la violenza e la crudeltà, soprattutto  considerando l’età dei protagonisti e la realtà dei fatti narrati?

“Nello scrivere il romanzo ero consapevole, attraverso lo studio della teoria psicoanalitica, che nell’adolescenza si verifica un intenso aumento dell’attività pulsionale quindi anche degli istinti sadici.

Una caratteristica specifica dell’adolescenza è che gli atti di sadismo vengono non comunicati all’esterno del gruppo, all’interno del quale vige una rigida morale di controllo, anche quando vengono subiti in prima persona.

I ragazzi tendono a proteggere nei loro ambiti qualsiasi forma di trasgressione dal controllo e dal possibile intervento degli adulti. Questo spiega anche perché gli atti di bullismo tra coetanei, del tipo di quelli di cui si rendono protagonisti Nino e Renzo, normalmente non vengono denunciati alle autorità da chi li patisce.

Proprio per l’ampia diffusione di questi fenomeni la fase adolescenziale è più ardua da essere vissuta sul piano relazionale dell’infanzia e dell’età adulta nella quale gli atteggiamenti aggressivi sono in genere frenati e sanzionati da un complesso sistema normativo. È anche vero però che questo non sempre funziona come dimostrano gli episodi di mobbing e di burn out nel mondo del lavoro.

Per quanto riguarda la rappresentazione di certi episodi violenti, come quello dell’omicidio, confesso che ho sofferto nello scriverlo. Tuttavia le ragioni intrinseche del mio testo, del suo “farsi da solo” per dirla con Flaubert, mi hanno imposto di essere di una precisione spietata nella narrazione dell’episodio.

Nello scrivere il mio romanzo ho seguito il principio che la realtà deve essere raccontata per quella che è stata, pure se orrenda ed indegna o pure se per l’attuale morale, intrisa di buonismo e di falsi sentimenti, sarebbe assai meglio non raccontarla.

I miei modelli continuano ad essere grandi realisti come Manzoni, Verga, De Marchi, Zola, Maupassant, Tolstoj, Cechov, Hemingway, Pearl’S Buck, Genet, Carver, Cassola, Deledda ed altri che hanno negato dignità estetica a qualsiasi espressione di fantasia vanesia ed inutile a comprendere dall’interno le sofferenze e la realtà effettiva della vita.

A mio avviso narrare la verità nuda e cruda dei fatti e dei sentimenti di chi i fatti vive e sconta in prima persona è la più alta forma di moralità per uno scrittore. In questo ritengo che la mia ispirazione sia sinceramente cristiana.

Mi riferisco a quel Cristo che sanguina e muore sulla croce, riconosce il male per quello che è nella vita degli uomini a cui raccomanda di riconoscersi consapevolmente come peccatori evitando di puntare l’indice, di proiettare cioè il proprio male sugli altri e chiama i farisei ipocriti “sepolcri imbiancati”.

Sta già lavorando a nuovi progetti narrativi? Continuerà a muoversi tra  memoria, cronaca e formazione oppure sente l’esigenza di esplorare territori e registri diversi?

“Sto lavorando ad un libro di racconti in cui intendo dare dignità di esistenza narrativa a delle persone con cui sono stato in relazione, perseguitate o sopraffatte da un normale genere di vita troppo più forte di loro.

Inoltre ho in mente di scrivere dei racconti lunghi od un romanzo ambientato tra la fine degli anni 70 e gli anni 80, utilizzando modalità di espressione simili, ma non identiche, a quelle di Baby gang 74.

Oltre ad osservare il rispetto dei principi che ho descritto sopra sono dell’idea anche, come riteneva Hemingway, che “ogni libro dovrebbe essere un nuovo inizio nel quale cercare ancora una volta qualcosa che è impossibile raggiungere” e cioè, a mio avviso, la pura e semplice verità della vita”.

Vuoi pubblicare i contenuti di NapoliVillage.com sul tuo sito web o vuoi promuovere la tua attività sul nostro sito? Contattaci all'indirizzo redazione@napolivillage.com

Altri articoli dell'autore

0 Commenti
Vecchi
Più recenti Le più votate
Feedback in linea
Visualizza tutti i commenti
- Sponsorizzato -
- Sponsorizzato -