NAPOLI – Gli ultimi due anni appena trascorsi, con gli stravolgimenti delle tradizionali modalità di insegnamento e della didattica dovuti all’emergenza pandemica, potrebbero essere l’occasione giusta per riscoprire il fondamentale ruolo sociale e “ri-generativo” dell’Istituzione scolastica. Due anni che hanno evidenziato anche come l’accesso differenziato ai dispositivi tecnologici abbia determinato la possibilità e qualità dell’apprendimento.

Dunque formazione, digitalizzazione e accesso alle relative risorse, inclusione, socializzazione, relazione educativa sono tutti ingredienti imprescindibili per un’ organizzazione scolastica che funzioni e che sia all’altezza del delicato compito a cui è chiamata e perché alle conoscenze seguano competenze di cittadinanza attiva, partendo dalle potenzialità di ciascuno. Ritengo infatti che solo valorizzando adeguatamente ognuno di questi aspetti la scuola puo’ riuscire nel suo scopo: dotare ogni studente, di qualunque tipologia e provenienza sia, degli strumenti necessari per muoversi agilmente tra le vicende della vita e permettere al potenziale innato di sbocciare, sviluppando quello che è il proprio personalissimo ed unico progetto di vita, ma la scuola, oggi come non mai, ha una finalità ulteriore che è quella di riscatto e reinserimento sociale, come avviene nei percorsi di recupero e scolarizzazione per adulti.

I docenti e gli operatori del CPIA di Napoli 2, nell’indifferenza e nell’invisibilità ogni giorno si sobbarcano di vicende personali e umane che oltrepassano l’aspettano meramente formativo. A ricordarcelo è il documentario “Mathema”, di Maurizio Giordano (regista e sceneggiatore) con Vincenzo Giugliano (sceneggiatura e scene), Francesco Giordano (Fotografia e montaggio), Gianni Scirocco (Fotografia e riprese aeree), Silvestro Marino (Produzione esecutiva e fonica di presa diretta), Federica Spiteri (Foto di scena). Nel cast gli studenti e i docenti del Cpia Napoli Città 2 e con il Dirigente scolastico: Rosa Angela Luiso. L’opera squarcia il velo di ignoranza che avvolge una realtà, i CPIA (nella fattispecie, quello di Napoli 2), la cui meritoria funzione è volta all’alfabetizzazione e al recupero intellettivo e culturale di studenti adulti, italiani e stranieri, inclusa la popolazione carceraria della Casa Circondariale di Poggioreale, che per vari motivi hanno interrotto gli studi dopo la scuola dell’obbligo.

È la Storia dell’alfabetizzazione degli adulti condotta attraverso una ricerca visiva e sonora della città di Napoli, con interviste a docenti e studenti del CPIA, che s’intreccia con il racconto immaginario di un docente che affronta per la prima volta una scuola serale.

Maurizio Giordano, in linea con la sua visione artistica e documentaristica, perpetrata nei suoi lavori, abbatte il muro di pregiudizi e luoghi comuni che circonda il CPIA, che lo condanna alll’invisibilità e al travisamento della sua fondamentale mission visto che accanto a coloro che semplicemente ne ignorano l’esistenza ci sono alcuni che non gli riconoscono lo status di “scuola” anche perché, come denunciato dalla Dirigente del CPIA 2 di Napoli, essendo un’istituzione “diffusa” nel territorio di pertinenza, molti stentano a identificarlo in un edificio fisico, concreto, reale. Giordano conduce per mano lo spettatore per introdurlo nella remota galassia del CPIA 2 di Napoli; anche nel suo ruolo di intervistatore, infatti, non occupa mai la scena ma la cede ai veri protagonisti del suo documentario, gli studenti e i docenti e professionisti che prestano la loro opera nel CPIA 2 di Napoli e nella Casa Circondariale di Poggioreale; quest’ultimi si raccontano senza filtri, in linea con la “scrittura” di un documentario che non indulge nell’edulcorare la realtà, ma fa emergere le difficoltà che incontrano quotidianamente nel loro lavoro, da quelle psicologiche di chi, dopo una giornata sotto la cappa opprimente e asfissiante di un’istituzione totale come il carcere, vive il ritorno alla realtà esterna come una liberazione, un ritornare a respirare a pieni polmoni, fino all’ indagare l’approccio metodologico cucito su ogni studente, ciascuno con alle spalle un vissuto diverso: da chi, trovatosi dall’oggi al domani disoccupato per effetto delle ricadute dell’emergenza legata alla pandemia di Covid-19, ha coraggiosamente deciso di tornare sui libri per costruire un futuro per sé e per i propri familiari agli stranieri che correttamente individuano nella scuola e nella padronanza della lingua del Paese che li ospita gli unici strumenti che agevolano l’inclusione sociale a ogni età, come testimonia una studentessa cingalese di 63 anni. Il cinema, per definizione, è “racconto per immagini”, il documentario, al contrario, è una successione di “immagini che si raccontano, che parlano al posto dell’autore”: lo dimostra inequivocabilmente la scelta stilistica di Maurizio Giordano di inframmezzare il tessuto narrativo del proprio documentario con alcune sequenze tratte da due film dedicati alla condizione dei carcerati, il pluripremiato “Le Stanze aperte”, di Maurizio e Francesco Giordano, e “Reclusi”, in cui i connotati dei detenuti intervistati sono circoscritti in un rettangolo come a voler rendere anche plasticamente che, in quanto reclusi, possono interloquire solo attraverso la feritoia della porta della loro cella. Ma degno di menzione è anche il titolo, “Mathema”, “matematica” in greco antico, il cui etimo è il verbo greco “manthano” che significa “apprendere, imparare” come a voler sottolineare che la scuola, di ogni ordine e grado, non è solo un luogo dove i pochi insegnano ai molti ma anche e soprattutto un ecosistema in cui tutti, docenti e discenti, imparano e apprendono in continua osmosi. A maggior ragione quando gli studenti sono soggetti a forte rischio di marginalizzazione sociale e soprattutto stranieri la cui piena integrazione, con conseguente affrancamento dallo stigma del “diverso”, non può prescindere da un’adeguata formazione culturale. Sappiamo bene come le dinamiche di inclusione e socializzazione abbiano ricadute evidenti sulla questione identitaria. In fondo come sostenevalo psicologo russo Vygotskij: “diventiamo noi attraverso gli altri”.

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