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Napoli

Museo Madre, inaugura oggi la mostra “Santa do pau oco” Premio Meridiana

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Inaugurerà il 22 gennaio 2026, al museo Madre di Napoli, Santa do pau oco, mostra a cura di Gabriella Rebello Kolandra, progetto vincitore della prima edizione del Premio Meridiana, curato da Mario Francesco Simeone e promosso dalla Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee – museo Madre e dagli Amici del Madre, con il supporto di Antony Morato e Fondazione Tridama. La mostra, visitabile fino al 6 aprile 2026, riunisce le ricerche delle artiste Clarissa Baldassarri, Maria Luce Cacciaguerra e Anna Maria Maiolino, aprendo un dialogo intergenerazionale e transnazionale, in linea con la finalità del Premio. Scandita da opere storiche e inedite, realizzate appositamente per l’occasione, Santa do pau oco si articola attraverso installazioni, proiezioni, interventi scultorei e sonori, componendo un percorso che indaga ciò che si muove sotto la superficie del visibile.

Santa do pau oco

Il titolo della mostra curata da Gabriella Rebello Kolandra riprende un’espressione del linguaggio comune brasiliano – “Santo do pau oco”, letteralmente “Santo di legno cavo” in italiano -, risalente al periodo di estrattivismo coloniale portoghese nel Paese e riferita alle statue di santi cattolici utilizzate per nascondere l’oro di contrabbando. Nell’uso popolare, il termine descrive qualcuno che appare in un modo ma cela un’altra natura. A partire da questa ambivalenza, il progetto espositivo, pensato appositamente per il museo Madre, riunisce tre artiste di generazioni diverse, le cui pratiche condividono un interesse per le strutture profonde del linguaggio e per i limiti percettivi.

 

«Emigrata in Brasile da adolescente, attiva a partire dagli anni Sessanta e formatasi nel contesto repressivo della dittatura militare, Maiolino ha costruito una pratica artistica capace di affermare una presenza politica femminile all’interno di un sistema che ne negava l’esistenza. Nelle sue opere il gesto creativo è inseparabile da quello distruttivo, ogni forma nasce da una tensione tra opposti», racconta la curatrice. «L’interesse speculativo di Cacciaguerra – poeta, artista ed editrice – proviene dalla poesia concreta e ne prosegue i principi in una ricerca contemporanea che qui, per la prima volta, assume una dimensione fisica, mettendo in relazione storia dell’arte, letteratura e un archivio personale di immagini e testi. La ricerca di Baldassarri indaga il limite percettivo e sensoriale in relazione alla transitorietà del corpo e del tempo, attraverso una pratica di matrice spirituale che si esprime soprattutto in progetti site specific, tra installazione, video, scultura e performance. Dalla mostra emerge una riflessione trasversale sulla vita e sulla morte, intese non come opposti ma come forze compresenti».

Con le rispettive specificità, le ricerche di Baldassarri, Cacciaguerra e Maiolino mettono in relazione esperienze e cronologie differenti, riportando una visione del Sud, dall’America Latina al Mediterraneo, come dimensione esistenziale e porosa, estesa su scala ampia, non solo territoriale, e attraversata da tensioni comuni.

Preview e apertura al pubblico

La preview stampa si terrà giovedì, 22 gennaio, alle ore 12.00, alla presenza delle artiste Clarissa Baldassari e Maria Luce Cacciaguerra. Interverranno Angela Tecce, Presidente della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee – museo Madre, Eva Fabbris, direttrice del Museo Madre, Renato Magaldi, Presidente degli Amici del Madre, Mario Francesco Simeone e Gabriella Rebello Kolandra. La mostra aprirà al pubblico lo stesso giorno, giovedì 22 gennaio, dalle ore 18.00. All’inaugurazione sarà presente l’Assessore alla Cultura, Onofrio Cutaia. Alle 19:00 si terrà Operazioni di niente: l’archivio, una lecture performativa di Maria Luce Cacciaguerra.

 

 

Attività e visite guidate

Nel periodo di apertura, la mostra sarà oggetto di diverse visite guidate, a partire da quella con la curatrice, prevista per sabato, 24 gennaio, dalle ore 12.00 alle 13.00. Il calendario sarà disponibile sul sito web del museo Madre, nella sezione “Visita”.

Il Premio Meridiana

Rivolto a curatori under 45, invitati a presentare un progetto espositivo con il coinvolgimento di tre artisti – di cui almeno due under 35 – originari o legati alle regioni del Sud Italia, il Premio Meridiana ha l’obiettivo di sostenere la ricerca curatoriale e la scena artistica emergente legata all’Italia meridionale, ai Sud del mondo e ai loro molteplici immaginari, favorendo nuove progettualità e occasioni di confronto e rivelando le identità stratificate di una macro-area culturalmente ricca e complessa, laboratorio di narrazioni universali.

Chiuso il 30 giugno 2025, il bando ha visto una partecipazione significativa, con 64 progetti candidati e più di 250 tra curatrici e curatori e artisti e artiste coinvolti.

A vincere la prima edizione del Premio sono stati la curatrice Gabriella Rebello Kolandra (Rio de Janeiro, 1993), con le artiste Clarissa Baldassarri (Civitanova Marche, 1994), Maria Luce Cacciaguerra (Palermo, 1997) e Anna Maria Maiolino (Scalea, 1942), e il curatore Samuele Piazza (Parma, 1988), con gli artisti Andrea Bolognino (Napoli, 1991), Raffaela Naldi Rossano (Napoli, 1990) ed Effe Minelli alias Fabio Cirillo (Pompei, 1986). A scegliere i vincitori, una giuria composta da Stefano Collicelli Cagol, Direttore del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, Eva Fabbris, Luca Lo Pinto, direttore artistico della Fondazione Società delle Api, Renato Magaldi, Angela Tecce.

Ideato dal curatore Mario Francesco Simeone, il concept della prima edizione, intitolata Ogni cosa è tutte le cose, trae ispirazione da Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini, testo chiave per la costruzione dell’identità moderna del meridione d’Italia ed evocativo delle connessioni profonde che si intrecciano tra le storie locali e i vissuti globali, risuonando oltre i confini geografici.

«…erano di pietra celeste, tutti fichidindia, e quando si incontrava anima viva era un ragazzo che andava o tornava, lungo la linea, per cogliere i frutti coronati di spine che crescevano, corallo, sulla pietra…», Elio Vittorini, Conversazione in Sicilia.

Interpretando in maniera originale il concept del Premio, i progetti vincitori si sono distinti per visioni originali, profondamente radicate nella ricerca e capaci di interrogare il presente attraverso linguaggi innovativi.

Biografie curatrice e artiste

Gabriella Rebello Kolandra (Rio de Janeiro, 1993) è una curatrice attualmente di base a Milano. La sua pratica si articola tra curatela, scrittura e ricerca, occupandosi della costruzione di contesti di supporto per pratiche artistiche non orientate esclusivamente alle logiche di legittimazione del mercato ma attente ai processi e alle condizioni del lavoro artistico. Ha collaborato con istituzioni quali Savvy Contemporary (Berlino), Haus der Kulturen der Welt (HKW, Berlino), Art Encounters Foundation (Timișoara), ICA Milano (Milano), Platea (Lodi), Archive (Berlino/Milano), tra le altre. Dal 2022 al 2025 è stata assistente curatrice presso la Fondazione ICA Milano e dal 2026 è tutor presso il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito di Supertoscana, programma di residenza per artiste e artisti e curatrici e curatori. Nel settembre 2025 ha vinto la prima edizione del Premio Meridiana per curatori, promosso dalla Fondazione Donnaregina – museo Madre di Napoli e dagli Amici del Madre.

Clarissa Baldassarri (Civitanova Marche, 1994) è dottoranda e ricercatrice in Arti Visive e Pratiche Creative presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e, attualmente, sta conducendo una ricerca sul fenomeno della Glossolalia all’interno delle maggiori comunità pentecostali e cristiane del mondo. La ricerca di Baldassarri si concentra sui concetti di limite percettivo e sensoriale in relazione alla transitorietà del corpo e del tempo. All’interno di questo processo, l’ambito religioso e spirituale riveste un ruolo centrale nel suo lavoro, costituendo fin dagli inizi una fonte di riflessione e ispirazione per molte delle sue opere. Ha partecipato a mostre e programmi nazionali e internazionali tra cui Italics Panorama (Pozzuoli, 2025) Horanggasy Creative Studio (Gwangju, 2024), Liste Art Fair (Basel, 2022), Una Boccata d’Arte (2020), Ducato Art Prize (2020). Nel 2024 ha inaugurato la sua quarta mostra personale con Gian Marco Casini Gallery (Livorno) e Exposure Value presso la Galleria Raffaella Cortese (Albisola).

Maria Luce Cacciaguerra (Palermo, 1997) è poeta, artista e curatrice, la sua ricerca nasce nell’ambito della poesia concreta e si sviluppa come una riflessione continua sulla possibilità di tradurre i principi di questa disciplina in diversi media, contesti e dimensioni speculative. Nel 2022 ha fondato il collettivo Murmur ed è direttrice della collana Remedia per Pungitopo editore. Ha recentemente curato la pubblicazione Almanacco Murmur (Paint It Black). Nel tentativo di immaginare nuovi mondi, la pratica di Maria Luce, così come quella collettiva Murmur, assume forme e occupa spazi differenti, tra cui: Castello di Rivoli (Torino), Drop City (Milano), Gelateria Sogni di Ghiaccio (Bologna), La Belle Aurore (Milano), MamBo (Bologna), Museo Madre (Napoli), Nuova Orfeo (Palermo), Paint It Black (Torino), Pirelli Hangar Bicocca (Milano), Super Attico (Milano), Triennale (Milano).

Anna Maria Maiolino (Scalea, 1942) vive e lavora a San Paolo, Brasile. Partendo dalla coscienza femminile quotidiana e dall’esperienza di una dittatura oppressiva e censoria – quella del Brasile degli anni ’70 e ’80 – l’artista italo-brasiliana ha sviluppato un’opera carica di forza vitale, articolata in una vasta gamma di linguaggi e media: dalla performance alla scultura, dal video alla fotografia, fino all’installazione e al disegno. Le sue opere si fondano su processi creativi necessariamente legati alla distruzione e affrontano costantemente questioni legate all’identità, sia in chiave soggettiva che universale. La sua pratica mette in dialogo categorie opposte e complementari, dissolvendo i confini tra interno ed esterno, vuoto e materia. Maiolino ha partecipato a numerose biennali internazionali, tra cui: Stranieri Ovunque, 60a Biennale di Venezia; Biennale di Lione (2017); 10a Biennale di Gwangju (2014); Documenta 13, Kassel (2012). Nel 2024 ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera della Biennale di Venezia.

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