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Napoli, intervista al gruppo musicale Furià che racconta la città partenopea con nuovi linguaggi musicali

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NAPOLI (Di Anna Calì) – Arrivano da Napoli ma guardano ben oltre i confini del Golfo. Hanno uno stile che mescola pop, urban e cantautorato, e una capacità narrativa che ricorda, per attitudine e immediatezza, gli 883 della prima ora.

Con testi che parlano di quotidianità, emozioni e contraddizioni, questo giovane gruppo musicale si sta ritagliando uno spazio sempre più riconoscibile nella scena emergente partenopea.
Il loro punto di forza? La voglia di sperimentare senza perdere di vista le radici, rielaborando l’identità napoletana in chiave contemporanea.

Li abbiamo incontrati per farci raccontare il loro percorso, le influenze, i sogni e i progetti futuri. E per lasciare spazio a tutti i componenti del gruppo, ognuno di loro ha deciso di rispondere alternandosi alle domande.

Il vostro esordio, per attitudine e approccio diretto al racconto della quotidianità, ricorda un po’ quello degli 883 della prima maniera. Vi ritrovate in questo paragone? E che tipo di riferimenti musicali vi hanno ispirato nel costruire la vostra identità sonora?

Davide Celiento, Cantante chitarrista e autore: “La quotidianità e le storie vissute sono la base dei nostri racconti musicali. Scrivo canzoni da che ho memoria, ma solo quando ho iniziato a raccontare davvero la mia vita ho sentito che ciò che producevo riusciva a vibrare nei cuori di chi ascoltava.

Forse, nel modo in cui raccontiamo, può esserci qualcosa della genuinità dei primi 883. Ma l’identità sonora di FURIÀ è molto diversa: nasce da influenze che vanno da Stevie Wonder, James Brown e Prince, ai nostri Pino Daniele ed Eduardo De Crescenzo, fino ad arrivare a Bruno Mars e Vulfpeck.

Ascoltiamo anche tanto altro: dalle hit radiofoniche a progetti più ricercati. Siamo attenti all’evoluzione del sound, senza mai perdere le radici nel contesto musicale partenopeo”.

Napoli è una città che pulsa musica in ogni angolo, ma anche una piazza difficile da conquistare. Com’è fare musica qui oggi? Sentite di appartenere a una scena o di starne costruendo una nuova, magari più ibrida e generazionale?

Gianluca De Rosa, Batterista: “Napoli è una città che vive e respira musica, ma — come dici tu — è anche una piazza tosta, che non regala niente. Qui la tradizione pesa, ma in senso positivo: è una fonte inesauribile di ispirazione.

Fare musica a Napoli oggi significa confrontarsi con un’eredità enorme, ma anche con una vitalità unica, che ti spinge a cercare la tua voce, a essere autentico.

Vediamo che qualcosa si sta muovendo: c’è fermento, ci sono artisti giovani che spingono forte e cercano un suono che rappresenti questa Napoli contemporanea, che non è mai ferma né uguale a se stessa.

Per noi, esprimersi in napoletano è un bisogno: è una lingua che contiene tutto — storia, ironia, rabbia, poesia.

E crediamo profondamente nella musica suonata dal vivo, nei progetti che hanno un vissuto vero e storie da raccontare, soprattutto attraverso il contatto diretto con il pubblico”.

Sui social traspare una forte connessione con le radici partenopee: quanto è importante per voi portare l’identità musicale napoletana nelle vostre produzioni, anche quando vi confrontate con sonorità più moderne o internazionali?

Davide Celiento, Cantante chitarrista e autore: “Tantissimo! Al momento abbiamo una decina di brani, tra finiti e in lavorazione, e in nessuno compare una parola che non sia in napoletano. È la nostra forza, la nostra identità: il tratto distintivo che rende autentico e riconoscibile tutto quello che raccontiamo.

Anche quando lavoriamo con sonorità più moderne o internazionali — e già lo stiamo facendo — il napoletano si incastra alla perfezione.

Non siamo certo i primi a scoprirlo: da Carosone al Neapolitan Power degli anni ’70 e ’80, dall’hip hop de La Famiglia fino alla trap contemporanea, il napoletano ha sempre saputo dialogare con ogni genere, dal jazz al funk, dal latin all’elettronica.

È una lingua musicale per natura. Per noi è un legame profondo con le radici, ma anche uno strumento potentissimo per innovare e parlare un linguaggio nuovo”.

C’è un sogno nel cassetto o un nome anche fuori Napoli con cui vi piacerebbe lavorare per un nuovo progetto?

Alessio Luppino, Tastierista: “Siamo in quattro, e ognuno ha i suoi miti personali. Ma se parliamo di sogni nel cassetto, ci piacerebbe moltissimo collaborare con alcuni dei grandi che hanno fatto la storia della musica napoletana, come James Senese o Eduardo De Crescenzo: veri maestri, ancora attivissimi e pieni di ispirazione.

Allo stesso tempo, guardiamo con grande interesse anche alla scena di oggi: artisti come Nu Genea, Trópico o Napoleone sono realtà che seguiamo e ascoltiamo con piacere.

C’è tanto fermento creativo, a Napoli e non solo. E sarebbe bellissimo intrecciare percorsi con chi, come noi, vive la musica con passione e autenticità”.

L’idea di fare musica a Napoli mescolando generi diversi: dal pop all’urban, passando per il cantautorato e le influenze elettroniche, è ormai una cifra di molti artisti emergenti. Come nasce il vostro sound e quanto c’è di istintivo e quanto di ragionato nella scelta delle sonorità?

Davide Celiento, Cantante chitarrista e autore: “Direi che nel nostro sound convivono in equilibrio istinto e riflessione. La scelta di suonare tutto dal vivo, senza ricorrere a sintetizzatori o campionature, è stata una decisione molto consapevole: vogliamo riportare sul palco una musica 100% suonata, vera, viscerale.

Per quanto riguarda i testi e il modo di cantare, invece, lì lasciamo spazio all’istinto più puro. Non c’è strategia né calcolo: è una necessità, un’urgenza emotiva. Sentiamo il bisogno di tirar fuori quello che abbiamo dentro, senza filtri.

È proprio da questa spinta che nasce anche il nome FURIÀ: ci rappresenta perfettamente, perché racconta quell’energia grezza, quel fuoco emotivo che guida tutto quello che facciamo”.

Guardando al futuro: state lavorando a un nuovo disco, un singolo o magari a un live che porterà la vostra musica in giro? Cosa possiamo aspettarci da voi nei prossimi mesi?

Antonio Miele, Bassista: “Il live show è pronto, e da settembre inizieremo a portarlo in giro: le prime date verranno annunciate presto su tutti i nostri canali.

Nel frattempo, abbiamo in programma l’uscita di un paio di nuovi singoli nei prossimi mesi. Ma il cuore del nostro progetto resta il palco: siamo fatti per suonare dal vivo.

La nostra missione è far ballare e cantare chiunque ci ascolti.

Quello che vi aspetta è una festa continua, senza pause. Prepariamoci: ne vedremo delle belle!”

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