NAPOLI – La ‘Mater Matuta’, che abbraccia nel suo grembo l’intero ventaglio di simbologie relative alla nascita dell’uomo superando le barriere di spazio e tempo, è il tema della mostra ‘Da me al cielo, eterno assoluto’ con le opere di Mario Schifano e Gennaro Vallifuoco nelle sale di Castel dell’Ovo a Napoli fino al 9 gennaio. Promossa dal Comune (Assessorato alla Cultura e Turismo), la mostra è la terza tappa del percorso curato da Davide Caramagna; verranno esposte 14 opere delle 28 del ciclo “Mater Matuta” di Schifano, prima di essere collocate nella sede della Fondazione Pescarabruzzo in esposizione permanente, e altre 60 opere di Vallifuoco centrate sul medesimo tema.

“La mostra attraverso il ciclo quasi sconosciuto di Mario Schifano ed il lavoro realizzato da Gennaro Vallifuoco attraverso le forme nuove ed antiche delle sue Matres vuole far riscoprire la prestigiosa collezione di Matres Matutae del Museo Provinciale di Capua” spiega Caramagna.

La Mater Matuta, nella lettura dei promotori dell’evento, “trascende il flusso della storia realizzandosi come mito immutabile”. La testimonianza di queste sensazioni è mantenuta
viva dai reperti conservati a Capua, luogo della memoria delle origini. Le Madri di tufo sembrano conservare nel loro ‘sacro silenzio’ la voce del mondo primordiale che attraverso le epoche e le religioni giunge fino ad oggi. Osservando i reperti e la fattura arcaica di un mondo semplice e naturale, si resta incantati e ci si rende conto di come l’uomo riconoscesse nella Madre Terra la sua identità di essere vivente.

É un fascino duraturo che destò “sublimi affetti” in artisti come Mario Schifano (1934-1998). Proprio grazie alla visione delle Matres Matutae del Museo Campano, su committenza di Domenico Tulino (1936-1999), Schifano realizzò un ciclo di ventotto opere incentrate sull’eterno simbolo della Mater Matuta (diciotto tele e dieci disegni). Tale ciclo è “un importante momento di riflessione artistica, in quanto rappresenta l’unica occasione in cui Schifano abbia rappresentato il tema sacro”.

Altro artista legato al simbolo della ‘Madre del Mattino’ è l’irpino Gennaro Vallifuoco. Illustratore e stretto collaboratore del maestro Roberto De Simone, docente di Scenografia nell’Accademia di Belle Arti di Napoli, Vallifuoco, nella sua polivalenza di linguaggi e poetiche pittoriche, affrontò per la prima volta il tema della Mater Matuta nella realizzazione della scenografia teatrale del Re bello (2004) dello stesso De Simone.

“In linea con il significato universale della Mater Matuta – spiega Vallifuoco – ho cercato di tradurre in termini pittorici il potere positivo della rigenerazione della vita e del passaggio, nelle stagioni umane, dalle tenebre alla luce. L’opera di sperimentazione di nuovi linguaggi mi ha portato ad affrontare con rinnovato vigore la simbologia della Mater Matuta, arricchendola dei significati immutabili che sottendono allo scorrere del tempo e della storia”.

Nell’organizzazione della mostra – il testo critico del catalogo è a cura di Cinzia Tesio, Ed. Gutenberg – Davide Caramagna è affiancato dal gallerista Franco Baccaro della
Baccaro ArtGallery di Pagani (Salerno) e dall’Associazione Culturale MM18. La vivacità con cui Schifano e Vallifuoco hanno affrontato un tema esistenziale così ampio ha portato Caramagna, presidente di MM18, a ipotizzare un incontro delle opere dei due artisti per evidenziare una pluralità di linguaggi che hanno come base il sapore arcaico della “Madre del Mattino”.

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