NAPOLI (Di Anna Calì) – Dietro ogni grande artista spesso c’è una madre che ha visto tutto: i primi passi, i sacrifici, le notti in teatro e la lunga gavetta prima del successo. La mamma di Sal Da Vinci quei momenti li ricorda uno ad uno.
Dalla nascita a New York alle prime scene rifatte da bambino sul palco accanto al padre, fino all’emozione travolgente della vittoria a Sanremo. Un traguardo che per lei non è soltanto un premio, ma il coronamento di oltre cinquant’anni di lavoro, passione e valori familiari.
Come ha vissuto questo Sanremo e qual è stata la sua prima reazione quando ha visto il nome di Sal Da Vinci tra i vincitori del Festival?
“Diciamo che in cuor mio sentivo qualcosa già da quando doveva partecipare. Senza sapere nemmeno la canzone, avevo la sensazione che avrebbe vinto. Però era solo un mio pensiero: non l’ho detto neanche alle mie figlie, perché mi avrebbero detto “ma che dici?”. Me lo sono tenuto dentro.
Quando poi è successo davvero, sono stata male dall’emozione. Non riuscivo nemmeno a stare in piedi. Io ho vissuto ogni momento della vita di Sal, da quando era bambino, insieme a mio marito. Non voglio essere presuntuosa o di parte, ma penso che dopo 50 anni di lavoro, iniziati da piccolo, un premio del genere lo meritasse.
E poi la canzone è bellissima. Ancora adesso sono frastornata. Però devo dire che quest’anno ho visto una cosa che non avevo mai visto: la gente che cantava la canzone dal primo momento, che la ballava e che faceva festa.
Quando hanno annunciato i finalisti ed erano rimasti solo lui e Sayf, io avevo capito che Sal fosse arrivato secondo. Infatti dissi alle mie figlie: “Va bene così, sono contenta comunque”.
Ma mia figlia Raffaella mi disse: “Mamma, non è finita ancora”. Io non avevo capito che dovevano ancora dire chi fosse il primo. Ero talmente emozionata che non avevo capito nulla. Poi quando hanno detto il suo nome… non sono riuscita ad alzarmi. Le mie figlie mi dicevano: “Vieni avanti”, ma io non riuscivo proprio a stare in piedi.
Ringrazio nostro Signore, la sua bravura, la sua tenacia e anche la sua bontà. E qui voglio peccare di modestia: persone pulite come mio figlio oggi ce ne sono poche. È pulito in tutti i sensi: non beve, non fuma, non fa cose strane, mangia sano e sta sempre con la famiglia.
Io ho la fortuna di avere un figlio così e lo auguro a tutte le mamme, perché nessuna mamma vuole che il proprio figlio faccia qualcosa di male. Spero che tutti possano avere figli buoni, puliti e sani come lui”.
Qual è stata la prima cosa che gli ha detto quando lo ha sentito dopo la vittoria?
“Ci siamo sentiti alle quattro, quattro e mezzo di notte. Ma io non riuscivo nemmeno a parlare, non sapevo cosa dirgli. Era lui che mi diceva: “Mamma, calmati, calmati, è tutto bene”.
Cosa ha pensato la prima volta che ha sentito la canzone al Festival?
“Ho pensato subito che sarebbe stata un successo. Ho visto la reazione del pubblico e della stampa e ho capito che avrebbe funzionato.
Forse ho questa capacità di intuire certe cose”.
Sal che bambino era? E quando ha capito che la musica sarebbe diventata la sua strada?
“Già da piccolissimo. Quando aveva quattro anni lo portavo in teatro da mio marito, che faceva la sceneggiata. Dopo gli spettacoli, che iniziavano alle quattro del pomeriggio e finivano a notte, perché facevano due spettacoli al giorno, lui voleva rifare le scene del padre con la prima attrice.
Gli attori, nonostante fossero stanchissimi, lo assecondavano sempre. Mi dispiace che oggi molti di loro non ci siano più, perché potrebbero confermarlo. È nato con questa passione.
Un’altra cosa che stupì tutti in teatro fu questa: a casa non avevamo strumenti musicali giocattolo, perché avevo sei figli piccoli e non compravamo cose del genere. Una sera, però, una cantante mi disse: “Signora Nina, ma Sal studia la batteria?”. Io risposi: “No”.
E invece lui si era seduto alla batteria e aveva accompagnato la canzone perfettamente, senza aver mai preso una batteria in mano prima. Da bambino è stato davvero un fenomeno.
A sette anni debuttò ufficialmente in teatro con suo padre a Torre del Greco, durante un festival, e vinsero. A dicembre dello stesso anno debuttò nella sceneggiata “Miracoli di Natale” con il padre, e da lì non si è fermato più.
Dopo tanti sacrifici era giusto avere anche questa soddisfazione. In realtà ne ha avute altre: nel 2009 partecipò a Sanremo e arrivò terzo, quindi sul podio.
Ma questa è sicuramente la soddisfazione più grande. E non è una gioia solo mia: ho sei figli molto uniti, che si vogliono bene e si aiutano. Forse nostro Signore ci ha premiati”.
Ma Sal sappiamo che ha la doppia cittadinanza poiché è nato a New York
“Sì, è nato a New York. Mio marito Mario era lì per fare degli spettacoli e poi ebbe una scrittura con la United Artists americana. Doveva restare lì.
Mi chiamò e mi disse di raggiungerlo subito. Io ero incinta di Sal. Partii con i due figli più grandi e lasciai a Napoli mio figlio Gino con mia madre, perché non potevo portare tutti con me.
Sal è nato in America, ma l’ho portato a Napoli quando aveva quattro mesi e mezzo. Poi lui è tornato varie volte negli Stati Uniti e oggi ha la doppia cittadinanza: americana e italiana”.
Quanto sono importanti le radici napoletane e l’educazione familiare nel percorso di Sal?
“Sono fondamentali. Penso che questa sia una grande soddisfazione anche per la città di Napoli e un orgoglio per tutti i napoletani”.
Qual è la sua canzone preferita di Sal?
“Viento. Mi piace tantissimo perché dice cose molto belle. E poi mi ricorda un po’ il soggetto della canzone “Voce ’e notte”.
Devo dire però che non conosco tutte le sue canzoni. Quando c’era mio marito Mario le ascoltavamo tutte: comprava sempre per primo il disco, diceva che portava fortuna.
Dopo la sua morte mi sono lasciata un po’ andare. La sua mancanza è stata terribile, non solo per me ma anche per i figli. Era un pilastro fondamentale.
Era un padre dolce: non ricordo che abbia mai dato uno schiaffo a un figlio. Però c’era un grande rispetto, che oggi spesso non vedo più nei ragazzi”.
Secondo lei cosa manca alla Napoli di oggi rispetto al passato?
“Molti valori si sono persi. Quando i miei figli erano giovani, non si mangiava se non eravamo tutti a tavola, con il padre a capotavola.
Oggi non succede più: ognuno mangia a un orario diverso. È una forma di rispetto che si è persa. E temo che andando avanti sarà sempre peggio.
A volte mi sento come se fossi di un altro mondo, perché vedo cose che non riesco a concepire. Però bisogna adeguarsi”.
Quale sarà la prima cosa che dirà a suo figlio non appena lo rivedrà?
“Forse non dirò nulla. Lo abbraccerò soltanto. Con un abbraccio lui capirà tutto quello che ho dentro”.
Il successo di Sal e della canzone però ha scatenato anche molte critiche, lei come le sta vivendo?
“Mi scivolano addosso. Se su mille persone che lo applaudono ce ne sono dieci che criticano, per me non esistono.
Chi fa l’artista deve essere pronto anche a questo. Io penso che spesso sia solo gelosia”.
Un ultimo augurio per Sal e un messaggio per i suoi figli?
“Io sono già contenta così. Tutto quello che verrà in più sarà ben accetto. Non sono una di quelle persone che vogliono sempre di più.
Per me va bene già così”.














