“Dove vanno a finire gli amori perduti?” Non è soltanto il titolo del nuovo libro di Pino Tartaglia, ma un interrogativo che attraversa la vita di ciascuno di noi. Pubblicato da Homo Scrivens nella collana Arti, il volume esplora quel territorio fragile e misterioso dove si depositano i ricordi, le assenze, le speranze infrante e le lezioni che ogni esperienza sentimentale lascia in eredità. Un libro che attraversa le fragilità dell’animo umano senza cedere alla tentazione del giudizio, preferendo invece la comprensione e l’ascolto.
Psicologo e psicoterapeuta di consolidata esperienza, Tartaglia costruisce un itinerario che si muove tra racconto e riflessione, tra osservazione clinica e narrazione esistenziale. Le pagine raccolgono vicende che potrebbero appartenere a chiunque: donne e uomini sospesi tra desiderio e rinuncia, legami interrotti, attese deluse, silenzi diventati muri invalicabili. Storie che parlano di noi, della nostra epoca e delle sue difficoltà nel custodire relazioni autentiche.
L’autore osserva il paesaggio sentimentale contemporaneo con lo sguardo di chi conosce le profondità della psiche. Ne emerge il ritratto di una società attraversata da inquietudini diffuse, dove la paura dell’abbandono convive con quella dell’intimità e dove la ricerca dell’altro si scontra spesso con un crescente isolamento emotivo. In questo scenario, il dolore amoroso non appare come una semplice ferita privata, ma come una chiave per comprendere le contraddizioni del nostro tempo.
La lettura richiama inevitabilmente la grande tradizione letteraria che ha fatto dell’amore perduto uno dei suoi temi più fecondi. Da Marcel Proust a Cesare Pavese, fino alle pagine più intense della narrativa contemporanea, la perdita diventa occasione di conoscenza. Anche Tartaglia percorre questa strada, mostrando come ogni separazione lasci tracce che continuano ad agire nella nostra vita, modellando emozioni, scelte e prospettive future.
Particolarmente significativa la prefazione di Genovino Ferri, che sottolinea come nessun amore smarrito sia uguale a un altro: alcuni si trasformano in ricordi luminosi, altri restano ferite aperte, altri ancora diventano strumenti di crescita interiore. Un pensiero che attraversa l’intero volume e che invita il lettore a considerare la sofferenza non come una condanna, ma come parte di un processo di maturazione affettiva.
Più che offrire risposte definitive, il libro accompagna il lettore dentro interrogativi universali. È un testo che consola senza indulgere alla retorica, che invita alla riflessione senza perdere il contatto con la concretezza dell’esperienza umana. La postfazione di Michele Rossena completa il percorso, evidenziando il valore della relazione terapeutica come spazio privilegiato di cura, dove l’incontro tra due persone diventa il primo e più autentico strumento di trasformazione.
Con questo volume, che già tanto successo ha riscosso nelle numerose presentazioni avvenute tra Napoli e Caserta, Pino Tartaglia consegna ai lettori una meditazione intensa sul significato dell’amare e del perdere, ricordandoci che gli amori finiti non scompaiono davvero: continuano a vivere nella memoria, nei gesti, nelle scelte e nella trama invisibile della nostra identità.














