«Quella grandissima Z…..a della maestra» di Davide Giancola

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Ci sono esperienze che segnano profondamente l’infanzia e continuano a vivere nella memoria anche molti anni dopo. Alcune diventano ferite, altre si trasformano in forza. È proprio da questa consapevolezza che nasce “Quella grandissima Z…..a della maestra – Una storia vera”, il nuovo libro di Davide Giancola, pubblicato da Verdone Editore.

Il titolo, volutamente provocatorio, racchiude la rabbia e il disorientamento del bambino di allora, mentre il contenuto del libro restituisce al lettore una riflessione matura sul valore dell’educazione, sull’importanza delle parole e sul ruolo fondamentale che ogni adulto ricopre nella formazione dei più piccoli.

Il titolo del libro, “Quella grandissima Z…..a della maestra”, è volutamente forte e provocatorio. Che significato ha oggi, da adulto, quella frase che nasce invece dalla rabbia e dal dolore di un bambino?

“Parte della risposta è nella domanda stessa…ho voluto fortemente intitolarlo così perché oltre ad essere provocatorio suscita un estremo interesse nel potenziale lettore. Oggi il significato è per lo più un “giudizio” goliardico ma che racchiude una storia antica e nascosta tra i ricordi di un’infanzia tormentata”.

Nel libro racconta un’esperienza scolastica difficile, in cui una figura che avrebbe dovuto essere un punto di riferimento diventa invece una fonte di sofferenza. Quanto può incidere il comportamento di un insegnante nella crescita e nell’autostima di un bambino?

“Incide in modo profondo, viscerale e spesso permanente. Voglio premettere una cosa per me fondamentale: nutro una stima immensa e un rispetto profondo verso tutti coloro che svolgono il mestiere dell’insegnamento. Considero la docenza non un semplice lavoro, ma un vero e proprio privilegio e una missione vitale per la società: quella di plasmare le menti e i cuori dei cittadini di domani.

Proprio per questa enorme stima, fa ancora più male quando questo ruolo viene tradito. L’impatto del comportamento di un docente è massimo soprattutto nella scuola primaria. In quella fascia d’età, i bambini non hanno ancora le barriere emotive o la maturità critica per “filtrare” un giudizio negativo o un abuso di potere psicologico. Per un bambino delle elementari, l’insegnante è una figura specchio: se lo sguardo della maestra rimanda umiliazione, svalutazione o indifferenza, il bambino interiorizza l’idea di essere lui stesso sbagliato, compromettendo la propria autostima sul nascere”.

La scuola è uno dei temi centrali del suo lavoro: secondo lei, oggi, quali sono gli aspetti più importanti che insegnanti ed educatori dovrebbero riscoprire nel rapporto con gli alunni?

“Credo che oggi l’aspetto più urgente da riscoprire sia la cultura dell’incoraggiamento incondizionato. Troppo spesso la scuola moderna si focalizza sulla performance, sul programma da portare a termine o sulla correzione dell’errore, dimenticando il valore dell’ascolto e dello stimolo emotivo.

Insegnanti ed educatori dovrebbero riscoprire la bellezza di incoraggiare i bambini nelle loro passioni umane, qualunque esse siano. Non importa se un bambino mostra interesse per una materia tradizionale o se la sua massima aspirazione in quel momento è “collezionare farfalle”. Ogni passione, anche la più singolare o apparentemente piccola, è legittima e merita rispetto.

Questo perché, a prescindere dall’oggetto della passione, l’incoraggiamento è sinonimo di costruzione. Quando un adulto di riferimento dice a un bambino “ti vedo, quello che fai ha valore, continua così”, sta posando un mattone fondamentale per la sua sicurezza e la sua identità. Un bambino ha bisogno esattamente di questo: sentirsi validato e sostenuto per ciò che è e per ciò che ama, non per quanto si adegua a uno standard. Ripartire dall’incoraggiamento significa rimettere al centro l’alleanza educativa e l’empatia, che sono le vere fondamenta di una crescita sana”.

Il libro non è soltanto una denuncia di un’esperienza negativa, ma soprattutto un percorso di trasformazione personale. Qual è stato il momento in cui ha deciso di trasformare quella ferita del passato in una storia da raccontare?

“La nascita di questo libro è legata a un percorso terapeutico nato quasi per caso sul web. Inizialmente, avevo cominciato a raccontare sul mio profilo Facebook alcuni aneddoti e storie bizzarre legati alla maestra in questione. Lo facevo usando l’ironia: le persone leggevano i miei post e si divertivano moltissimo, lasciando commenti e reazioni ironiche.

Un giorno, però, senza quasi rendermene conto, ho iniziato ad andare più a fondo nel raccontare gli eventi realmente accaduti. Man mano che scrivevo, la comicità ha lasciato il posto alla verità nuda e cruda dei fatti. Sono stati proprio i miei follower i primi ad accorgersene: hanno cominciato a scrivermi, notando un profondo velo di tristezza dietro a quelle parole che prima facevano sorridere.

È stato esattamente in quel momento che ho avuto una folgorazione e ho capito cosa dovevo fare. Ho compreso che non potevo più nascondermi dietro una risata e che era arrivato il momento di esternare tutta questa storia. Avevo il bisogno vitale di fare ordine tra i miei pensieri, di elaborare quel dolore e, soprattutto, di dare finalmente voce a quel bambino che per troppo tempo era rimasto in silenzio a subire. Questo libro non nasce per vendetta, ma come un atto di giustizia e di liberazione verso me stesso e verso chiunque si sia sentito indifeso”.

Com’è stato il percorso di scrittura e quanto è stato difficile mettere nero su bianco emozioni così personali?

“È stato un vero e proprio viaggio sulle montagne russe dell’anima, un percorso in cui ho provato emozioni di ogni tipo, spesso contrastanti.

All’inizio c’è stato lo stupore. Lo stupore quasi incredulo di aver intrapreso un percorso di scrittura vero e proprio, di vedere i miei ricordi prendere la forma di un libro. Poi, man mano che entravo nel vivo del racconto, lo stupore ha ceduto il passo alla rabbia. Rivivere quelle dinamiche e quelle ingiustizie a distanza di anni ha riacceso un fuoco che credevo spento. E lo dico senza alcuna vergogna: ho versato molte lacrime. Ho pianto lacrime di profonda tristezza nel ripercorrere quei momenti così bui dell’infanzia, provando di nuovo sulla mia pelle il dolore di quel bambino indifeso.

La vera magia della scrittura, però, è arrivata verso la fine. Quando ho raggiunto la parte dedicata alla resilienza e al riscatto, quelle lacrime di dolore si sono trasformate in lacrime di pura gioia. È stato un momento di liberazione immenso. Mettere nero su bianco questa storia è stato difficile, sì, ma mi ha permesso di chiudere un cerchio. È stato un viaggio doloroso ma necessario, che mi ha dimostrato come anche dalle ferite più profonde possa nascere qualcosa di bello e di utile per gli altri”.

Cosa vorreste arrivasse ai bambini, ai genitori e a tutte quelle persone che si sono sentite giudicate o incomprese nel corso della loro vita?

“Vorrei che arrivasse un messaggio di profonda consapevolezza e liberazione. Credo che per ognuno di noi arrivi un momento preciso nella vita in cui si diventa pienamente consapevoli della realtà che ci circonda, delle nostre ferite e del nostro passato. È esattamente in quell’istante che bisogna avere il coraggio di cogliere l’attimo.

In quel momento avviene uno switch, un clic mentale quasi automatico, che ci spinge a fare forza su ciò che abbiamo custodito dentro per anni. Persino il dolore più cupo, se guardato in faccia, può essere tramutato in un’energia positiva straordinaria, in un carburante potentissimo da cui poter rinascere. È così che possiamo dimostrare al mondo intero, ma prima di tutto e sopra ogni cosa a noi stessi, che abbiamo un valore immenso e inestimabile.

Ai bambini, ai genitori e a chiunque si sia sentito giudicato o incompreso voglio dire questo con tutto il cuore: le etichette che ci sono state affibbiate da piccoli, i giudizi cattivi o i fallimenti che altri ci hanno cucito addosso, non definiranno mai l’adulto che potremmo diventare in futuro. Il nostro valore lo decidiamo noi, giorno dopo giorno, trasformando le nostre cicatrici in punti di forza”.

Ci sono altri progetti di scrittura o nuovi temi che vorresti raccontare attraverso i suoi prossimi libri?

“Assolutamente sì! La mia mente è in continuo movimento e ho moltissimi progetti nel cassetto. Anzi, posso anticiparvi che sto già iniziando a muovere i primi passi e a lavorare sulla stesura del mio prossimo libro, esplorando nuove storie e nuove sfumature dell’animo umano.

Tuttavia, in questo preciso momento, la mia priorità e tutta la mia concentrazione sono focalizzate sul presente. Questo libro, “Quella grandissima Z…..a della maestra”, porta con sé un messaggio troppo importante e urgente per essere bruciato in fretta. Il mio desiderio più grande oggi è riuscire a far viaggiare questa storia il più lontano possibile, portando questo messaggio di riscatto e di tutela dei bambini a livello nazionale. Voglio che questa voce arrivi ovunque possa essere d’aiuto, prima di dedicarmi completamente alle prossime pagine che scriverò”.

 

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