Adele Pandolfi 1

NAPOLI – Da venerdì 18 a domenica 20 gennaio (venerdì e sabato ore 20,30, domenica ore 18), va in scena in Sala Assoli – secondo appuntamento della rassegna “Fuori controllo” di Casa del Contemporaneo – lo spettacolo della Compagnia Teatrale Enzo Moscato/Casa del Contemporaneo La Quinta Ora, di Anna Mazza. Un ‘one woman drama’ interpretato da Adele Pandolfi per la regia di Carlo Guitto.

La piéce racconta la storia di Nunzia del Gatto, una donna che ha dedicato la sua vita allo studio, alla cultura, all’insegnamento.

E’ un’insegnante autoritaria, rigida, di vecchio stampo, che combatte quotidianamente contro i mal comportamenti dei suoi allievi e dei rispettivi genitori, sempre più irrispettosi nei confronti della figura dell’insegnante, delle autorità, della cultura e del decoro.

Un’insegnante irreprensibile, forse, fino a quel momento fatidico in cui si ribella a quella vita infernale, al sistema, alla routine, a un’esistenza rigida e schematica, fatta di lavoro e studio, nonché di totale rinuncia a ogni altro suo interesse. A dar corpo alla ribellione è l’esplosione improvvisa della sua follia.

Dopo anni di repressione, Nunzia del Gatto ha un’acting out’, perde tutti i freni inibitori, dando così finalmente vita a tutti i suoi inconsci desideri. Si libera. Tutti i suoi demoni interiori prendono vita e forma. Ognuno di essi ha movenze, carattere, voce e funzioni.

Una molteplicità di personaggi prendono ad animarla e ad agitarla. Sono figure chiamate in soccorso da Nunzia del Gatto per mettere in piedi un grottesco teatrale show che è anche al contempo uno spietato processo-interrogatorio. E’ giudice e giuria, Pm e avvocato difensore di se stessa, come di tutte le questioni legate al mondo dell’insegnamento di una volta e ferocemente contestato al giorno d’oggi.

Il personaggio di Nunzia del Gatto e le sue multiple, patologiche personalità vivranno in scena attraverso il corpo e la voce dell’attrice Adele Pandolfi.

In un percorso che, coerentemente con le ossessive ritualità, gli schematismi rigidi e ripetitivi della malattia da cui è progressivamente aggredita, ha forse la stessa terribile fascinazione e ambivalenza del gioco stesso del teatro.

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