PAESTUM (di Chiara Esposito) – Una giornata fortunata quella di ieri per la città di Paestum, che ha visto riportare alla luce, quasi per caso, parte della pavimentazione e blocchi in calcare locale di uno dei due pilastri su cui si poggiava l’arco della Porta Aurea, ossia l’accesso nord della città antica parzialmente distrutta nel 1829.

Durante i lavori per il rifacimento della linea elettrica da parte dell’azienda Sogea per conto di Enel si è avuta la straordinaria scoperta: immediato il sopralluogo degli archeologi della Soprintendenza, che responsabilmente hanno deciso di rivedere il progetto iniziale di scavi per approfondire la conoscenza di questa parte di mura della città della quale non si avevano notizie se non che in qualche pianta dell’Ottocento.

Questo ritrovamento “costituisce un’occasione importante non solo per la tutela del patrimonio archeologico ma anche per la sua conoscenza” afferma difatti la soprintendente Francesca Casule, aggiungendo che “d’intesa con la Direzione del Parco di sta elaborando un progetto di valorizzazione dell’accesso settentrionale della città antica”.

Inoltre, quanto emerso risulta essere particolarmente importante in quanto tassello ulteriore di alcuni progetti di ricerca PON già in atto con stanziamenti di circa sei milioni di euro per la riqualificazione e il riammodernamento dell’area archeologica di Paestum.

“Da circa un anno stiamo lavorando intensamente lungo le mura di Paestum, uno dei complessi difensivi meglio conservati dell’Italia antica, lungo circa 5 km” dichiara il direttore Gabriel Zuchtriegel, che si dimostra essere speranzoso per una collaborazione con Soprintendenza e Comune che possa portare a un progetto di valorizzazione della città antica più ampio.

E a questa collaborazione sembra mirare anche lo stesso sindaco dell’amministrazione comunale di Capaccio-Paestum, già impegnato in un piano di lavoro per restituire alla comunità l’anfiteatro di Paestum e consentire quindi ai cittadini di “riappropriarsi di quanto già è loro”.

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