NAPOLI – Arriva a Napoli, il 4 marzo (ore 20,30) a Galleria Toledo Teatro Stabile d’Innovazione, LA MERDA di Cristian Ceresoli, protagonista Silvia Gallerano.
Uno spettacolo potentissimo che dopo aver vinto l’Oscar del teatro europeo e registrato un enorme successo di pubblico e critica in tutto il mondo (dall’Europa al Brasile, dall’Australia al Nord America) torna alla sua dimensione live tour, sia nelle grandi città che nelle sperdute periferie e province. D’altraparte dieci anni sono senz’ altro un compleanno importante da festeggiare.

“Straordinario, brutale, disturbante e umano” così ha definito The Times il testo firmato da Cristian Ceresoli sulla condizione umana che gli è valso il Fringe First Award for Writing Excellence per la scrittura. Testo che è stato tradotto, oltre che in inglese, in greco, danese, ceco, spagnolo, gallego, portoghese brasiliano, norvegese, svedese e francese, ed è in corso di traduzione in numerose altre lingue. Nonché è stato pubblicato in edizione bilingue Italiano-Inglese dalla Oberon Books di Londra nel 2012 e nel 2017 in Italia da Gallucci HD.

“Interprete straordinaria, sublime, da strapparti la pelle di dosso” così ha invece parlato The Guardian di Silvia Gallerano che viene accolta da dieci anni, nei teatri di tutto il mondo, da commosse ovazioni. La Gallerano, che interpreta La Merda sia in inglese che italiano, è stata la prima attrice italiana a vincere il The Stage Award for Acting Excellence.

“La Merda si manifesta come uno stream of consciousness dove, in poesia, si scatena la bulimica e rivoltante confidenza pubblica di una giovane donna brutta che tenta con ostinazione, resistenza e coraggio di aprirsi un varco nella società delle Cosce e delle Libertà – è scritto nelle note dello spettacolo – La Merda ha come spinta propulsiva il disperato tentativo di districarsi da un pantano o fango, ultimi prodotti di quel genocidio culturale di cui scrisse e parlò Pier Paolo Pasolini all’affacciarsi della società dei consumi. Quel totalitarismo, secondo Pasolini, ancor più duro di quello fascista poiché capace di annientarci con dolcezza”.

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